Quando mia figlia ha dato alla luce il suo settimo bambino, ho capito che la mia pazienza era ormai finita!

Negli ultimi ventanni ho vissuto con mia figlia e suo marito, ma non ne posso più proprio più: sto diventando una reliquia, mica una nonna da gran premio!
Ho 65 anni e sono la nonna di ben sette nipoti. Ora, qualcuno potrebbe pensare che sia un sogno, e anchio lo credevo… finché non mi sono ritrovata a fare da baby-sitter professionista e ascoltare tutto il giorno la sinfonia del caos. E mia figlia, Benedetta, sembra non aver ancora realizzato quanta prole abbia messo al mondo…
Quando è nata la sesta nipotina, mi sono seduta con Benedetta e abbiamo avuto una bella conversazione, che mai avrei pensato di dover fare con la mia trentacinquenne a proposito di anticoncezionali. Avanti pure col settimo a quel punto mi girava la testa, giuro. In casa ci sono solo cinque stanze, ma ormai sembriamo una colonia estiva: nove anime, più un gatto che mangia come tre.
Mia figlia è stata fortunata. Io e mio marito abbiamo lavorato una vita per costruire una villetta più grande e prendere un po di terra. Ora mio genero, Giovanni, fa lo contadino moderno su quei campi e si sente quasi un imprenditore agricolo. Benedetta lo aiuta dappertutto e io passo le giornate ai fornelli: sfamo un esercito intero! I bambini crescono e vogliono sempre roba fresca, nemmeno il minestrone del giorno prima, figurati.
Dopo il sesto parto, mi illudevo che Benedetta capisse che avevo bisogno anchio di staccare dalle urla e dai pannolini, ma niente la produzione di pargoli mica si è fermata.
Per tutto questo tempo sentivo spesso mio fratello, Leonardo, rimasto solo da quando sua figlia è andata a vivere in Germania. Una sera mi ha chiamata, stava poco bene e mi ha chiesto se potevo raggiungerlo a Firenze. Ovviamente mi sono preoccupata per lui ma, ammetto, mi sono anche goduta la fuga dal manicomio domestico.
Ora che Leonardo sta meglio, io mi chiedo come farò a tornare nella giostra della mia villa a Siena con i nipoti sempre in giro per casa a sventolarmi mestoli e pannolini. Qui, in santa pace, mi sono ricordata quanto adoro leggere, ascoltare la musica di Fabrizio De André e guardare qualche bel film italiano. Finalmente una vecchiaia degna di una signora, non una corsa a ostacoli in attesa che i nipoti finiscano il liceo. Solo che non ho idea di come dirlo a tutta la famiglia…
Mia figlia ora mi chiama ogni giorno, implorandomi di tornare; da sola non ce la fa chi lavrebbe detto! Mi chiede: Mamma, che facciamo? Ma io, sinceramente, penso: E cosa faccio io?Per la prima volta, però, ho lasciato squillare il telefono senza rispondere. Mi sono seduta sul terrazzo, con una mia vecchia fotografia tra le mani: capelli spettinati dal vento, occhi che ridevano in una gita al mare. Mi sono chiesta dove fosse finita quella donna. Ora la sento tornare, pian piano, con ogni minuto che passa qui, lontano dal rumore.
Alla fine, ho composto un messaggio: Benedetta, ti voglio bene, ma questa nonna si prende una pausa. Ho bisogno anchio di scoprire chi sono, senza mestoli e latte sul fornello. Vi aiuterò ancora, ma secondo le mie regole. È tempo che impariate a camminare senza le mie mani sempre pronte.
Poi ho premuto invio e, con una leggerezza che non ricordavo da anni, sono andata in cucina a preparare una cena solo per me e Leonardo. Ridiamo come due ragazzi. Domani porterò i fiori al giardino di Boboli, magari comincerò anche un romanzo. E quando tornerò a Siena, sarà per sedermi a tavola con la mia famiglia, non per perdermi tra panni sporchi e biberon.
Questa volta, finalmente, la vita la scelgo io.

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Quando mia figlia ha dato alla luce il suo settimo bambino, ho capito che la mia pazienza era ormai finita!