Lidia, ma sei proprio impazzita in questa età? Hai già i nipotini che stanno andando a scuola, che matrimonio e matrimonio?! queste sono state le prime parole di mia sorella quando le ho detto che avrei sposato Toni.
Ma secondo te, che senso ha aspettare? Tra una settimana io e Toni ci sposiamo, dovevo pur avvisare mia sorella, no? Ovviamente non avrebbe potuto venire alla cerimonia viviamo da una parte allaltra dellItalia. Ed è anche inutile organizzare feste in grande stile con urli tipo Bacio! Bacio! a sessantanni. Preferiamo una cosa intima, solo noi due, una firma in comune e via.
Volendo, non serve nemmeno fare il matrimonio, ma Toni ci tiene tantissimo. È un uomo allantica: apre sempre la porta, mi tende la mano per scendere dalla macchina, mi aiuta anche a mettermi il cappotto. Senza il timbro sul documento non ci vuole proprio stare. Me lha detto chiaramente: Ma che sono, un ragazzino? Io voglio una cosa seria. E per me Toni è davvero un ragazzino, anche con i capelli argentati. Al lavoro lo rispettano tutti, nessuno lo chiama semplicemente Toni: solo nome e cognome, sempre formali. Lì è severo, preciso, ma appena mi vede sembra ringiovanire di quarantanni. Mi abbraccia e gira con me in mezzo alla strada. Io, ovviamente, mi vergogno, anche se son felice. Gli dico: Ma Toni, la gente ci guarda, poi ridono di noi!. E lui: Quale gente? Io vedo solo te! Quando stiamo insieme, davvero sembra che nel mondo ci siamo solo io e lui.
Però cè ancora mia sorella, Caterina, a cui dovevo raccontare tutto. Avevo paura che mi giudicasse, come hanno fatto tanti altri. E invece, più di tutti, avevo bisogno del suo appoggio. Alla fine ho trovato il coraggio di telefonarle.
Lidiaaaaa ha allungato incredula la voce quando ha capito che mi risposavo Non è neanche passato un anno da quando abbiamo detto addio a Vittorio, e già hai trovato il sostituto! Sapevo che lavrei scioccata, ma non pensavo che a farla arrabbiare sarebbe stato proprio il ricordo di mio marito defunto.
Cate, me lo ricordo bene, guarda che nessuno dimentica, lho interrotta, ma chi decide quando una può ricominciare a sorridere? Mi dici tu quanti anni dovrei aspettare, per non essere giudicata?
Lei ci pensa su un attimo:
Beh, almeno cinque anni, per lapparenza.
E quindi secondo te dovrei dire a Toni: Scusa Toni, torna tra cinque anni, ora sono ancora in lutto?
Caterina tace.
Ma cosa cambia? insisto io. Davvero pensi che tra cinque anni la gente non parli più? Ci sarà sempre chi mormora, ma onestamente a me non frega nulla. Però il tuo parere per me conta, e se proprio non vuoi, posso anche mettere da parte questo matrimonio e lasciar perdere tutto.
Guarda, non voglio essere io la stronza sposatevi pure, che vi devo dire! Però sappi che non ti capisco né ti appoggio. Sei sempre stata quella di testa tua, ma pensavo che da vecchia un po ti calmassi. Dai, almeno un altro annetto potevi aspettare!
Ma io non cedevo.
Un altro anno, dici. E se invece a me e a Toni resta solo un anno da vivere? Che facciamo, aspettiamo sempre qualcosa che non arriverà mai?
Sento Caterina tirar su col naso.
Fa come vuoi capisco che tutti vogliono essere felici. Però tu una vita felice ce lhai già avuta
Scoppio a ridere.
Ma davvero, Cate? Anche tu mi hai sempre vista felice? Io stessa mica me ne rendevo conto solo ora ho capito che ero una specie di cavallo da tiro. Non sapevo proprio che si potesse vivere anche in modo diverso, che si potesse provare felicità così!
Vittorio era una brava persona. Abbiamo cresciuto due figlie, adesso ho cinque nipoti. Mi ha sempre insegnato che la cosa più importante nella vita è la famiglia, e io mica gli davo torto. Prima lavoravamo fino a sfinirci per la famiglia, poi per aiutare quella delle figlie, poi ancora per i nipoti. Se ci penso oggi, la mia vita era tutta una corsa per il benessere, senza mai una pausa di respiro. Quando la figlia grande si è sposata avevamo già la casa in campagna, ma Vittorio voleva ingrandire tutto, portare animali per far mangiare sano ai nipoti.
Abbiamo preso un ettaro in affitto, ed è stato come mettersi al collo un giogo che ci ha schiacciati per anni. Ha preso animali, sempre da dar loro da mangiare. Mai a letto prima di mezzanotte, alle cinque già fuori dal letto. Vivevamo in campagna tutto lanno, in città ci andavamo solo per urgenze. A volte riuscivo a telefonare alle amiche, e loro: chi tornava dal mare con la nipotina, chi era appena stata a teatro col marito. Io? Altroché teatro, non avevo nemmeno il tempo per fare la spesa!
A volte siamo rimasti senza pane per giorni, eravamo schiavi di quellallevamento. Lunica cosa che ci dava forza era sapere che figli e nipoti mangiavano e stavano bene. La grande, con il nostro aiuto, ha cambiato la macchina; la piccola ha rifatto casa. Allora ci sembrava tutto giusto, era il nostro compito.
Poi una volta è venuta a trovarmi una mia cara amica, ex collega, e mi dice:
Lidia, non ti avevo nemmeno riconosciuta. Pensavo che qui allaria buona ti fossi ripresa sei tutta esaurita! Ma perché ti fai sto male?
Come faccio? I figli vanno aiutati, le ho risposto.
Ma sono adulti, possono arrangiarsi vivi un po anche per te.
Allepoca non capivo neanche cosa volesse dire vivere per sé. Adesso ho scoperto che unaltra vita esiste: dormire quanto voglio, passeggiare in centro, tornare al cinema, in piscina, andare a sciare. Nessuno ne soffre! Figlie e nipoti stanno benissimo. Ma soprattutto, guardo il mondo con occhi diversi.
Prima raccoglievo le foglie cadute in campagna maledicendo tutto lo sporco che mi lasciavano; ora quelle foglie mi fanno venire il sorriso. Cammino nei parchi, le calpesto e parte subito la gioia di una bambina. Ho imparato ad amare la pioggia: prima correvo a riparare le caprette, adesso posso godermela dietro il vetro caldo di un bar. Solo adesso vedo quanto siano meravigliosi nuvole e tramonti, quanto sia piacevole camminare in mezzo alla neve che scricchiola sotto i piedi. E vedo anche quanto sia bella la mia città! Tutto questo mi ha insegnato Toni.
Dopo la morte di Vittorio, ero spaesata. Un infarto, tutto così improvviso che nemmeno lambulanza è arrivata in tempo. Le figlie hanno venduto tutto, terreno, casa in campagna, e mi hanno portata di nuovo in città. I primi tempi giravo a vuoto per casa, mi svegliavo ancora alle cinque, senza sapere nemmeno dove mettere le mani.
Poi, quando Toni è entrato nella mia vita, mi ricordo benissimo la prima passeggiata con lui. Era già un vicino di casa e conosceva mio genero ci ha aiutato con il trasloco. Allinizio non aveva nessuna intenzione particolare, mi ha detto poi che vedeva solo una donna spenta e senza più energie, ma da smuovere e risvegliare. Mi ha portata a respirare un po daria al parco. Ci siamo seduti su una panchina, mi ha preso un gelato. Poi mi ha portata al laghetto a dar da mangiare alle anatre. Io le anatre le avevo sempre avute in campagna, ma mai trovato il tempo per guardarle davvero. Invece sono buffissime! Si tuffano troppo divertenti per prendersi il pane.
Non ci posso credere che si possa semplicemente stare immobili a guardare delle anatre, ho detto. Le mie non le ho mai nemmeno osservate davvero: sempre a dare da mangiare, a pulire, a impastare grano qui invece si può solo stare e guardare.
Toni mi ha sorriso, mi ha preso la mano: Aspetta, te ne farò vedere di cose belle! Vedrai che rinasci.
Aveva ragione. Come una ragazzina scoprivo ogni giorno qualcosa, con la voglia di vivere addosso, e tutta la vita di prima mi sembrava un brutto sogno. Non so neanche più quando ho capito che senza Toni non avrei potuto più fare nulla, che avevo bisogno del suo sorriso, della voce sua, della leggerezza delle sue mani. Ma a un certo punto mi sono svegliata, e ho capito che quello era il presente, la mia vita vera.
Mie figlie statte a pezzi. Hanno detto che tradivo la memoria di papà. Ci sono rimasta malissimo, mi sentivo in colpa. I figli di Toni, invece, felicissimi: Così finalmente siamo tranquilli anche di papà! rimaneva solo raccontare tutto a mia sorella, e continuavo a rimandare.
Allora, quando vi sposate? Caterina, stanca, durante la telefonata.
Questo venerdì!
Che ti devo dire Na bella fortuna lamore in età! mi ha salutata sbrigativa.
Quel venerdì, io e Toni abbiamo preso quello che ci serviva, ci siamo messi il vestito buono e abbiamo chiamato un taxi per andare in Comune. Scesi dalla macchina, sono rimasta senza fiato: davanti allingresso cerano le mie figlie con i mariti, i nipoti, i figli di Toni con le loro famiglie e, soprattutto, mia sorella! Caterina aveva in braccio un enorme mazzo di rose bianche, e rideva tra le lacrime.
Cate! Ma sei venuta davvero solo per me? non ci credevo.
Dovevo ben vedere a chi ti davo in sposa, no? mi ha detto lei, ridendo.
Nei giorni prima, si erano sentiti e avevano prenotato un tavolo in una trattoria per festeggiare.
Qualche giorno fa io e Toni abbiamo festeggiato il nostro primo anniversario. Ormai lui è diventato uno di casa anche per tutti gli altri. E io, sinceramente, ancora non ci credo: sono così felice che a volte temo che tutto questo si rompa da un momento allaltro.




