FIN CHI NON È TROPPO TARDI
A mezzogiorno ha lintervento. Semplice, programmato. Unora di anestesia, manovre di routine e dimissione lo stesso giorno. Avrei dovuto accompagnarla, ma lei non insisteva. Sapeva che ero impegnato. E lapertura della nuova filiale a Milano era ormai alle porte.
«Andrà tutto bene», disse, «ti chiamo appena finisce».
Con un bacio sulla guancia, infilò nella borsa alcuni sacchetti di crocchette per i gatti che vivono nel seminterrato, e sfrecciò fuori.
Lui sistemò la cravatta, si osservò con occhio critico nello specchio, afferrò la cartella del progetto sul tavolo e si diresse al lavoro.
Il ruolo di amministratore delegato dellazienda, che in pochi anni aveva portato ai vertici del mercato, richiedeva totale dedizione. E lui la dava. Ogni minuto libero, senza riserve. Si rassicurava pensando che era per loro, per lei, persino per quei gatti dei sottoscavi che lei nutriva quotidianamente.
Non è che non amasse i felini. Era solo il suo hobby, a lui inutile, privo di senso. Un difetto da accettare come si fa con le imperfezioni di una persona amata. Perciò, ogni volta che lei proponeva di portare a casa un randagio pieno di pulci, rispondeva con un secco rifiuto: non cera alcun scopo, né utilità. O si trattava di un gatto esotico, da offrire come compromesso: altrimenti mostrava solo uno status, un adeguamento. I gatti del seminterrato? Che cosa poteva dare? Lui non capiva, e lei era stanca di spiegare.
«Lintervento semplice programmato niente di speciale avrei dovuto andare con lei!!!»
Quante volte nella settimana ripeté quella frase? Mille? Diecimila? Quando, lanciandosi verso lospedale, lasciò tutto alle spalle quando, aggrappandosi al bordo della camice bianca, tremava per gli occhi del medico quando stracciò in mille pezzi il progetto che gli impediva di stare vicino a lei, inginocchiato al letto, premendo la fronte contro la sua mano, implorandola di non lasciarlo. Ma lei taceva. Nessuno dei due sapeva che un intervento programmato, unora di anestesia, potevano trasformarsi in una coma
«Stiamo facendo tutto il possibile», cercò di spiegare il medico.
«Non state facendo nulla!», gridò lui, frustrato, pagando il trasferimento della moglie in una stanza privata.
«Cè una possibilità, bisogna attendere», tentò di calmarlo linfermiera.
«Dove è quella possibilità?!», urlò per i corridoi, quando una settimana dopo non si era ancora risvegliata.
Provò ogni cosa: consulti con i migliori specialisti, musica, lunghe conversazioni. Inondò la sua stanza di fiori. Quasi non si presentò più in azienda, per stare accanto a lei in ogni momento libero. Pregò, implorò, promise. Fece pressioni. Cadendo nella furia del momento, la baciò, ricordando la sciocca favola della bella addormentata, e ogni giorno, ogni minuto, sprofondava più a fondo nella disperazione, trasformandosi in una rabbia bestiale che voleva distruggere tutto.
Una sedia rovesciata, un vaso frantumato. La borsa lanciata in preda allira, i sacchetti colorati di cibo sparsi sul pavimento. Non ebbe il tempo di nutrire i gatti. Quei gatti inutili che a lui suscitavano solo antipatia, mascherata da apparente indifferenza.
«Pazzo! Dio, che pazzo!»
Vorrebbe tornare indietro, cancellare tutto con un gesto. È pronto a strisciare in ginocchio con lei, a portare a casa quei gatti, a innamorarsene, solo per
Il rimorso lo travolse allimprovviso. Ladrenalina che bruciava nelle vene si spense dun colpo. Guardando il caos che aveva creato, con le mani tremanti raccolse i sacchetti colorati, pronto a dirigersi tra dieci minuti verso la porta del seminterrato.
«Si chiama felinoterapia, ma non ci sono casi documentati di aiuto in situazioni come la nostra», osservò seriamente il medico, curiosando mentre lui trascinava nella stanza della paziente la sesta gabbia.
«Allora saremo i primi», disse lui con voce rotta, liberando gli animali dalle gabbie.
«Sono i suoi gatti. Capite? I suoi! E darei tutto per dirglielo. Solo per»
«Informerò il personale».
«Grazie, avrei dovuto farlo prima Capite? Io»
«Non si deve mai perdere la speranza. Impariamo dagli errori, ricordatevelo».
«Non dimenticherò non dimenticherò mai più».
A mezzogiorno ha lintervento. Semplice, programmato. Unora di anestesia, manovre di routine e dimissione lo stesso giorno. E lei non insiste più perché lui sia al suo fianco. Ma non può trattenere il sorriso felice quando lo vede, dopo aver allacciato il sesto collare consecutivo a dei gatti ribelli e impauriti.
I suoi gatti. Quelli del seminterrato, pieni di pulci, che la avevano risvegliata un anno prima, costringendola a un respiro affannoso senza capire nulla.
Sette paia di occhi che le perforavano lo sguardo. Sei respiri di sollievo quasi impercettibili e un urlo di gioia infinita che non dimenticherà mai.
Forse è per questo che ora, mentre deve affrontare di nuovo la stessa prova, non prova più paura. E vedendo luomo ormai esausto, con i capelli di pelliccia attaccati alla camicia, la guarda con rancore, lei sorride ancora più ampia.
Poi ride apertamente dei passanti che le volgono lo sguardo. Un uomo in abito costoso, circondato da sei gatti di razza mista, sorprendentemente curati, ognuno con un sottile guinzaglio che tira in direzioni opposte, emettono un Miao? sconcertante nella via uno spettacolo per i deboli di cuore.
«Intervento. Semplice. Programmato. Unora di anestesia, manovre di routine e dimissione lo stesso giorno. E se non smetterete di mordere tutto, la prossima volta resterete a casa!», dice a bassa voce luomo serio seduto nel cortile dellospedale, circondato da gatti, mentre sul suo grembo riposa un mazzo di rose leggermente rosicchiate ma ancora bellissimo.
Lui guarda lorologio, afferra più comodamente i sei collari colorati, controllando in un attimo che non si fossero allentati, poi fissa le finestre della stanza dove la moglie si sta svegliando dopo lintervento. Presto potranno entrare. E finalmente potrà lamentarsi dei sei codeggianti fannulloni che senza di lei non gli vogliono neanche ascoltare.
Dirà quanto la ama e che laimerà per sempre, anche quando lei trascorrerà giorni nei rifugi per gatti, costruiti con i fondi della sua azienda pochi mesi fa.
Stupido, certo Ma ricordando quel giorno in cui aprì gli occhi, si convince ogni volta che finché lei è al suo fianco, non cè nulla di più importante nella sua vita di quella sua stupidaggine. E continuerà a realizzare questi capricci, superficiali ma che la rendono incredibilmente felice.
Finché non è troppo tardi





