La Babka preparata insieme: una tradizione familiare italiana

La nonna veniva preparata alla partenza da tutta la famiglia.
Senza troppi giri di parole, le dicevano ormai apertamente quanto fossero stanchi di lei. Le ricordavano che finalmente è arrivata la primavera, e che sarebbe partita per il paese fino a fine autunno. I nipoti le mostravano freddezza, la nuora non nutriva nessun affetto. Il figlio era quasi sempre via per lavoro, e quando tornava, si comportava come loro.
Per loro, la nonna era un peso. Lei lo capiva benissimo e sopportava tutto con fatica, aspettando ogni anno la primavera come fosse una promessa, quella vera, quella che conta davvero.
Questanno la primavera è arrivata presto. La nonna spesso si siede vicino al portone del palazzo, si gode il cielo tiepido di marzo e si scalda al sole. Ha unaria malandata, sembra un passero spennato: magra, con vecchi abiti, scarpe consumate sulle quali porta le galosce nere.
Malgrado il disinteresse della sua famiglia, i vicini la trattano gentile. Si fermano per salutarla, le chiedono come sta, la aiutano ad arrivare al quinto piano. I ragazzini del piano di sotto qualche volta portano la sua borsa della spesa quando la incontrano tornando da scuola.
Nonostante letà, la nonna si occupa sempre della casa: cucina, lava, pulisce. Era questo il suo dovere. La nuora raramente si occupava di queste faccende.
Se stai tutto il giorno a casa, almeno fai qualcosa! diceva con tono sgarbato rientrando dal lavoro e lasciando le scarpe nel corridoio.
I nipoti non le rivolgevano parola. Quando ospitavano amici, la nonna non usciva mai dalla stanza: una volta uno dei nipoti le aveva detto che li metteva in imbarazzo.
La nonna non rispondeva mai. Preferiva il silenzio. E la sera, quando tutti dormivano, piangeva piano nella sua stanzetta per la sua sorte.
La portarono in taxi alla stazione, così nessuno doveva accompagnarla in autobus. Aveva pochissimi bagagli: una vecchia borsa e un sacchetto scolorito con qualche straccio.
Appoggiata al bastone, arrancava lentamente sul binario. Si fermò vicino a una panchina e si sedette. Presto arrivò il treno e la nonna salì nel vagone. Guardava fuori dal finestrino con occhi sereni e luminosi. Quando il treno iniziò a muoversi, estrasse dalla borsa una fotografia sgualcita. Su quella foto, suo figlio, i nipoti e la nuora sorridevano. Negli ultimi tempi aveva visto quei sorrisi solo lì. La nonna baciò il ritratto e lo ripose delicatamente nella borsa.
Scese alla stazione di paese e camminò piano verso la sua casa. Un conoscente la accompagnò quasi fino al portone. Aprì il cancello del cortile e si incamminò sulla stradina fangosa verso la casa antica. Qui era tutto suo, tutto famigliare. E qui, anche i vecchi muri, il recinto e la veranda, avevano bisogno di lei. Qui era attesa.
Il paese era tutto per lei. Qui era nata. Qui erano nati i suoi figli e qui era morto suo marito. Aveva vissuto quasi metà della vita in quel luogo. Aveva superato la perdita del figlio maggiore, non cera riuscito a reggere la vita fino ad oggi.
La nonna aprì le persiane, accese il camino. Seduta alla panca sotto la finestra, si mise a riflettere. Su quella panca si erano seduti i figli, a quel tavolo avevano mangiato e dormito nei letti vicini. Avevano giocato su quel pavimento e guardato attraverso quei vetri. Le sembrava di sentire le loro voci gioiose. Allora era la mamma, la persona più importante per loro, la più amata.
Il sole splendeva negli stessi vetri, cerano state tante primavere, felici e impegnate, vissute tra quelle mura. Un sorriso gentile illuminò il suo volto, salutando la primavera del paese…
***
La mattina seguente non si svegliò più. Rimase lì per sempre, nella sua terra. Sul tavolo cerano vecchie foto e una recente, la stessa, stropicciata, dove ancora ieri le sorridevano i suoi cari.
Finché siamo vivi, possiamo ancora fare tanto.
Chiedere perdono, ringraziare, confessare i nostri sentimenti. Finché siamo vivi, non dovremmo mai rimandare queste cose al domani. Quando qualcuno se ne va, non tornerà più, e ci rimarranno dentro pesi che sarà difficile portare.
Bisogna vivere con fede e onestà. Fare il bene dal cuore. Amare, aspettare, valorizzare i sentimenti altrui, ricordare chi ti ha dato la vita e ti ha fatto crescere.

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