Quando ho compiuto 69 anni, finalmente ho ricevuto una somma che aspettavo da anni. I miei soldi. Gu…

Quando ho compiuto sessantanove anni, finalmente ho ricevuto quella somma che aspettavo da una vita intera. Soldi miei, guadagnati col sudore della fronte, denaro che chiunque difenderebbe con le unghie. Avevo già mille piani in testa: sistemare il tetto della casa, mettere da parte qualcosa per le giornate storte e, magari, regalarmi una piccola gioia dopo anni di fatiche.

Ma era sufficiente che la notizia arrivasse in famiglia che il mio nipote, il caro Leonardo, comparisse subito alla porta affabile, sorridente, con quella parlantina da venditore di sogni. Mi raccontò di un affare sicuro, di una occasione doro, bastava solo una spintarella per spiccare il volo. Parlava così bene, così convinto del futuro che quasi quasi ci credevo pure io.

Ricordo ancora quando mi prometteva che, dopo sei mesi, mi avrebbe restituito tutto con tanto di interessi. Che laffare era stabile, rapido, sicuro. Che lui non era come gli altri, quelli che si erano bruciati. E io, convinta di aiutarlo e magari far rendere un po i miei risparmi, gli ho dato i soldi. Tutto in contanti, senza una carta, senza una firma, solo la sua parola.

Pensavo: È mio nipote, non potrà mai tradirmi.
A questa età, uno crede ancora allonore della famiglia.
Quanto ingenua sono stata.

Passarono sei mesi niente. Mi diceva che lattività andava bene, ma che serve ancora un po di pazienza. Allottavo mese, smise di rispondermi al telefono. Al decimo, vengo a sapere da altri che il Leonardo spendeva come un principe quasi avesse trovato loro, e senza debiti verso nessuno.

Quando lo cercai di nuovo, si offese pure.
Parlava brusco, mi accusava di non aver fiducia, che lo stressavo, che lo facevo passare per cattivo agli occhi degli altri. E lì ho capito che cera qualcosa che non andava ma continuavo a sperare che prima o poi rinsavisse.

Il peggio però non venne da lui.
Veniva dagli altri.
Dai miei fratelli, soprattutto.

Si schierarono dalla sua parte.
Mi dicevano:
Lascia perdere, non tormentarlo.
I soldi tornano, abbi pazienza.
Sta già facendo il massimo.

E poi sono iniziati i sorrisetti che ero tirchia, che a questetà, cosa te ne fai di così tanto?, che era esagerato aggrapparsi a un po di denaro. Insomma hanno smesso di parlarmi.
Io, quasi settantenne, trattata come una criminale solo perché chiedevo il mio.

Un giorno lho affrontato direttamente. Basta giri di parole.
È diventato aggressivo.
Mi diceva che lo stavo ossessionando.
Ha minacciato che, se continuavo a chiedergli i soldi, non avrebbe più messo piede in casa mia.
Come se questa dovesse essere la vera punizione.

Lì a guardarlo, mi scorrevano davanti gli anni:
Quante volte gli avevo aperto la porta.
Quante volte gli avevo dato fiducia.
Quante volte lavevo difeso, quando lo dicevano irresponsabile.
E lui, senza provare un briciolo di vergogna, si arrabbiava perché volevo solo ciò che era mio.

Sono passati tre anni.
Tre.

Cè chi mi dice di lasciar perdere che alla mia età è meglio vivere sereni.
Cè chi mi dice di non mollare, perché se zittisci una volta, la prossima ti calpestano ancora di più.

Io resto nel mezzo.
Niente firma, niente carta.
Solo una parola la sua quella che ha rotto in mille pezzi senza battere ciglio.

E ogni volta che provo a riprendermi i miei soldi, la famiglia si indigna.
Mi guardano come fossi lincubo di casa, manco fossi io la stronza.

Ma la verità è semplice:
Non ho mai voluto nulla di altrui.
Voglio solo quel che è mio.

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