«Ho portato la mia amante a vivere con noi, tu puoi dormire in cucina» – così mi ha detto mio marito…

«Ho portato la mia amante a vivere con noi, e tu puoi dormire in cucina» dichiarò mio marito. Ma non sapeva che avevo già chiamato suo marito a quellindirizzo.

La porta si aprì allimprovviso, senza nessun avviso. Mio marito Lorenzo non amava usare le chiavi quando ero in casa, telefonava sempre e attendeva che gli aprissi. Ma quella sera, semplicemente entrò. Portava dei regali per lei.

Latmosfera nellingresso divenne subito densa, come se un respiro estraneo avesse tolto ogni traccia dossigeno dallaria.

Accanto a Lorenzo cera lei. La riconobbi dalle foto che lui aveva lasciato aperte sui social, col computer dellufficio: Aurora.

Era più giovane, i capelli biondi lisciati con cura, lo sguardo spaurito e sfuggente.

Indossava un vestito leggerissimo, adatto più alla primavera che a quellumida sera dottobre, e teneva stretta la borsa come fosse uno scudo.

Giulia iniziò Lorenzo, con quel tono di chi ha ripetuto il discorso mille volte, senza mai trovare le parole giuste dobbiamo parlare.

Feci spazio in silenzio, lasciando che passassero in salotto. Il mio autocontrollo li confuse più di una scena isterica. Lorenzo probabilmente si aspettava grida, pianti, piatti rotti. Forse anche Aurora.

Entrarono in soggiorno. Lorenzo si mise sul divano, allargando le braccia sullo schienale con aria tronfia. Aurora rimase in piedi, intimidita, indecisa se sedersi o no.

Vivremo qui insieme sbottò infine Lorenzo rompendo la lunga pausa piena di tensione.

Annuii lentamente, lasciando vagare lo sguardo in quellappartamento che conoscevo centimetro per centimetro. Tutto lavevo scelto io: il quadro sopra il divano, il colore delle tende, persino quel tappeto un po ridicolo su cui Lorenzo inciampava sempre. Era la mia casa, il mio mondo.

Va bene risposi con una calma che spettinava le loro aspettative.

Lorenzo sembrò spiazzato.

Come, va bene? Hai capito cosa ho detto? Aurora si trasferisce qui.

Ho capito ripetei. Le serve una stanza. Quella degli ospiti adesso è piena di materiali per il mio progetto, ma per domani sera la libero.

Aurora tremò, lanciando a Lorenzo uno sguardo spaventato. In lei si vedeva lincomprensione: era pronta alla battaglia, e io, invece, le offrivo la resa.

Lorenzo prese coraggio dal mio apparente arrendevole silenzio. Scambiò il mio contegno per debolezza, per una vittoria netta e definitiva. Sorrise, soddisfatto.

No, non hai capito si alzò, avvicinandosi. Aurora vivrà con me. Nella nostra camera da letto.

Lo disse con enfasi, come se sperasse che la mia forza cedesse proprio allora. Continuai a guardarlo, e credo che in quegli occhi vide qualcosa che non si aspettava davvero. Fu solo per un attimo.

Ho portato la mia amante a vivere qui con noi, tu dormirai in cucina proclamò, certo di avere ormai schiacciato ogni mia resistenza, ignaro del fatto che avevo già avvertito il marito di lei, con lindirizzo preciso.

Rimasi in silenzio. Cera solo un pensiero nella mia testa: «Ancora cinque minuti, tieni duro ancora cinque minuti».

Lorenzo prese il mio silenzio per resa assoluta. Si girò verso Aurora, trionfante.

Visto? È tutto più semplice di quello che pensavi.

In quellistante, il campanello squillò: breve, secco, tagliente, rompendosi nel silenzio teso della stanza.

Lorenzo si accigliò.

Aspetti qualcuno?

Sorrisi appena.

Sì, direi che è arrivato.

Il campanello insistette, stavolta più deciso. Lorenzo mi scoccò unocchiata furente.

Chi è?

Apro io. Passai accanto a lui e raggiunsi la porta. Immagino sia un ospite.

Aprii la porta. Davanti a me cera un uomo distinto, alto e largo di spalle, in un cappotto scuro tagliato su misura, dallo sguardo grigio e duro che sembrava trapassarti.

Giulia fece un cenno, la voce bassa e graffiata.

Tommaso risposi serena. Sapevamo che sarebbe venuto.

Entrò. Aurora lasciò sfuggire un suono strozzato, stringendosi su se stessa fino a impallidire.

Lorenzo rimase di sasso. La sua sicurezza svanì allistante.

Tommy?… Che ci fai qui?

Tommaso non rispose, fissando Aurora. Si sbottonò lentamente il cappotto.

Aurora il tono era gentile ma spaventosamente glaciale , hai dimenticato qualcosa?

La ragazza scosse la testa, senza trovare il coraggio di sollevare gli occhi su di lui. Tremava.

Poi Tommaso rivolse lo sguardo a mio marito.

E tu, Lorenzo, hai trovato qualcosa che non ti apparteneva? Forse una donna daltri?

Non so di cosa parli… Lorenzo voleva farsi minaccioso, ma la voce gli tremava.

Non capisci? Tommaso fece un passo avanti. Mi devi molti soldi. Il termine era ieri. Invece di occupartene, giocavi allamante? Mi rubavi la moglie?

Lorenzo dava segni di panico, voltandosi da me a Aurora, senza sapere più da che parte stare.

Pensavi che avrei fatto una scenata? Tommaso abbozzò un sorriso amaro. Di lei non mimporta nulla. È solo uno sfizio. I soldi invece sono unaltra faccenda.

Volse uno sguardo meno aspro verso di me.

Mi scusi per questa sceneggiata, Giulia. Suo marito è un perfetto imbecille.

Lo so bene risposi senza scompormi . È il motivo per cui lho chiamata. Pensavo le potesse interessare sapere dove si nascondeva la sua proprietà.

Guardai Aurora di proposito. Lei rabbrividì.

Lorenzo mi lanciò unocchiata di odio.

Lhai fatto venire tu?

Cosaltro dovevo fare? Porti unaltra donna in casa mia, mi sfratti in cucina… Ho solo preso una decisione al posto tuo. E aiutato il tuo socio a ritrovare ciò che gli spetta.

Latmosfera cambiò. Lorenzo, fino a poco prima padrone delle scene, ora pareva insignificante. Aurora singhiozzava silenziosa. Tommaso aveva il controllo. Io avevo disposto le pedine.

Allora, Lorenzo riprese secco Tommaso , hai due scelte: o mi restituisci subito tutto quello che mi devi in euro, oppure… fece una pausa …la seconda opzione non ti piacerà. E neanche a lei.

Lorenzo deglutì.

Non non li ho i soldi. Li ho investiti.

Tommaso sollevò un sopracciglio.

In cosa, di grazia? In una macchina più bella per la tua amante? Nel braccialetto che porta al polso? Credavi che non lavrei notato?

Aurora nascose la mano dietro la schiena.

Non è vero! gridò Lorenzo Ti restituirò tutto! Mi serve solo un po di tempo!

Il tempo lhai già avuto, e anche troppo tagliò corto Tommaso. Si avvicinò al tavolino e prese la cartelletta che avevo lasciato preparata.

Tua moglie è più furba di te. Ha conservato tutte copie delle nostre carte. Tutte.

Lorenzo mi fissò con rabbia.

Hai frugato tra le mie cose?

Le avevi lasciate sulla mia scrivania. Stavo solo riordinando. E ho trovato altro di interessante. Come che questo appartamento è stato comprato coi miei soldi di famiglia. E tu sei solo lintestatario come marito.

Lorenzo simpallidì.

Tommaso chiuse la cartellina.

Non mi serve la polizia. Mi trasferisci tutte le tue quote dellattività. Tutte. Così coprirai metà del debito. Il resto lo lavorerai per me.

Mai! esplose Lorenzo, muovendosi minacciosamente.

Tommaso non mosse un muscolo. Solo lo sguardo era ghiacciato, e Lorenzo si fermò di colpo, come se avesse urtato un muro.

Lo farai disse a bassa voce Tommaso . Adesso fuori da questa casa. Tutti e due.

Poi si rivolse ad Aurora.

Vieni. Non abbiamo finito noi due.

Aurora mi si avventò addosso in lacrime.

Giulia, ti prego! Aiutami! Fa paura!

La guardai senza sentire niente, solo vuoto.

Hai fatto la tua scelta, Aurora. Sei salita sullauto di un altro uomo e sei entrata nella casa di unaltra donna. Ora tienila, questa scelta.

Aprii la porta.

Andatevene. Tutti.

Tommaso la prese sottobraccio e la portò fuori. Lei non resistette, non disse una parola.

Lorenzo rimase un attimo, triste e disorientato.

Giulia… io…

Vai, Lorenzo senza odio né dolore, solo esausta.

Le tue cose le raccolgo. Vieni domani, o prendo un corriere. Lascia le chiavi sulla mensola.

Mi guardò come se solo allora avesse capito chi stava perdendo. Ma era troppo tardi. Lasciò le chiavi ed uscì in silenzio.

Chiusi la porta. Una, due, tre mandate.

Andai in salotto. Nellaria si sentiva ancora la loro presenza.

Aprii la finestra. Laria fredda portò via il resto delle loro emozioni.

Respirai profondamente. Era la prima volta da anni che sentivo il mio respiro davvero libero. La mia casa, finalmente, era ancora mia.

Dieci anni. Non uneternità, né un attimo. Solo un anello in più nel tronco della mia vita.

La mattina, casa mia profuma di caffè e luce. La sera odora di colori e legno. Qui è la mia libertà.

La stanza degli ospiti è ormai il mio atelier: tele, pennelli, cavalletti. Qui nasce il mio mondo.

Le tende non le chiudo mai: mi piace vedere scorrere le stagioni. In primavera i primi germogli, destate i bambini che giocano, in autunno le foglie che danzano.

È il mio calendario. Mi ricorda che la vita continua.

Anni dopo, arrivò Marco. Architetto. Un giorno entrò in galleria per ripararsi dalla pioggia e non uscì più.

Non ha mai cercato di cambiarmi. Semplicemente, vedeva me. Si siede, legge, ogni tanto alza lo sguardo e sorride.

Con lui ho capito che lamore è porto sicuro, non terreno di battaglia.

E con noi cè anche Pixel, un terrier buffo adottato al canile. Dorme vicino ai miei piedi e il suo russare mi fa compagnia mentre dipingo.

La sua semplice felicità mi insegna a trovare la gioia nelle piccole cose.

Non penso più al passato: ormai non conta, come un vecchio biglietto del tram.

Le cicatrici sono guarite. Restano visibili, se uno guarda bene; io non le nascondo. Sono parte della mia strada.

Quella notte mi insegnò il segreto più grande: la forza sta nellarmonia con se stessi, non nella lotta. Sta nel vivere con dignità, non secondo le attese degli altri.

Stamattina Pixel mi ha svegliata con il muso. Dalla cucina arrivava il profumo delle frittelle di ricotta di Marco.

Ho sorriso. Sono a casa. E questa è la mia vittoria più bella.

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