Buongiorno signora, mi dica pure cosa ha di più economico, chiedeva sempre la nonnina ogni volta che…

Caro diario,

Oggi voglio scrivere di una donna che mi ha insegnato più di mille libri letti. Ogni martedì, alla stessa ora, nella mia macelleria entrava la signora Assunta, una donnina minuta dagli occhi profondi e la schiena piegata dagli anni e dalla fatica. Non faceva mai storie, non si lamentava, non chiedeva più del necessario: semplicemente si fermava davanti al banco e fissava la carne esposta, come se contasse desideri, non solo bistecche.

Poi tirava fuori il suo portafoglio. Un oggetto consumato, quasi sfilacciato agli angoli, che portava i segni delle troppe preoccupazioni vissute. Lo apriva piano e dentro cerano solo pochi euro, sempre contati e sempre gli stessi occhi tristi che si abbassavano.

La sua voce era appena un soffio: «Avete qualcosa di più conveniente?»

La conoscevo ormai. Non chiedeva mai filetto o fiorentina. Comprava solo quello che costava meno: ossa, pezzetti, scarti. Ed ogni volta che le passavo il sacchetto, provavo un nodo allo stomaco. Non era solo povertà, era dignità. La signora Assunta non chiedeva mai lelemosina, pagava sempre, anche quando ciò significava tornare a casa con quasi nulla.

Un giorno la seguii con lo sguardo: invece di andare verso la sua abitazione, si incamminò verso un vicolo nascosto dietro le palazzine. Si inginocchiò, nonostante la fatica evidente nelle ginocchia rigide, vicino a un cartone posato vicino a una ringhiera. Estrasse dal sacchetto le ossa e le sistemò a terra, come fossero fiori ai piedi di una statua.

E allora apparvero loro. Tre gatte magre, affamate, tremanti. Abbandonate da chi se ne era già dimenticato. Iniziarono a divorare quello che cera, e Assunta le guardava carezzandole con gli occhi, sorridendo con quella tristezza dolce che solo chi sa cosa sia il dolore può avere.

«Mangiate, piccoline mangiate So cosa vuol dire non avere niente»

Rimasi immobile. Avevo sempre pensato che la signora Assunta fosse una donna che a malapena riusciva a sopravvivere, invece davanti a me cera una persona che dal suo poco riusciva comunque a donare.

Chiesi ai vicini, curioso e toccato. Scoprii che non era sola: a casa la attendeva il nipotino, Matteo, rimasto orfano a soli sette anni. Me lo dissero tutti: «Si sacrifica solo per lui», «Con una pensione piccola», «Prima compra le penne e i quaderni per Matteo, poi, se resta qualcosa, le medicine per sé». Lui ha sempre tutto il meglio nel piatto Lei spesso solo pane e tè.

Capivo allora che le ossa non le comprava per sé. Non poteva permettersi altro. Eppure trovava ancora la forza di condividere.

Il giorno dopo tornò. Si mise davanti al banco, estrasse il portafoglio, sempre con quello sguardo sconfitto. Stavolta però fui io a prendere la parola, prima che lei chiedesse:

«Signora oggi non si paga.»

Lei trasalì: «Come sarebbe?»

Sorrisi e cominciai a mettere carne buona nel sacchetto: fettine, petto, qualche bel taglio. Le mani le tremavano. «No non ho i soldi»

Scossi la testa: «Lo so, proprio per questo.»

Abbassai la voce: «Ieri lho vista, con le gattine»

Si raggelò, gli occhi pieni di lacrime. «Io do quello che posso mi fanno pena, non hanno nessuno»

«E Lei? Ha qualcuno?»

Abbassò lo sguardo. «Ho un nipote.»

E in quel ho un nipote cera un intero universo: sacrifici, notti dinsonnia, paura del futuro e un amore che basta da solo per riempire la casa.

Le spinsi il sacchetto sul banco. «Prenda. Per il bambino.»

Cominciò a piangere in silenzio, lacrime che fanno male anche a chi le vede. «Perché mi aiuta?»

Risposi: «Perché Lei, dal niente, sa creare il bene. E sa qual è la realtà più dolorosa? Che spesso le persone migliori sono quelle che portano il peso più grande.»

Stringeva la busta al petto come fosse un dono sacro. Sussurrò: «Non ho molto ma ho unanima. Se posso condividere, lo faccio»

La guardai, e sentii gli occhi bagnarsi anche a me.

Quel giorno non ho solo venduto carne. Ho visto umanità. Ho respirato speranza. E forse sì, il mondo non cambia con grandi parole, ma con piccoli gesti, con un sacchetto in più, con un cuore che sa vedere.

«Non sei solo.»

Se hai letto fino a qui, ti chiedo una cosa: non passare oltre quando incontri la bontà. Oggi tocca a lei, domani potrebbe essere tua madre.

Lascia un per la nonna Assunta e una preghiera per tutti coloro che lottano in silenzio ogni giorno.

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