Diario di Marina
Oggi mi sento svuotata. La madre di Marco, mia suocera, sembra non perdere occasione per insegnare a tutti come dovrei comportarmi. Ogni volta che posso, cerca di impartirmi lezioni, come se fossi ancora una ragazzina e non una donna adulta.
Marinella cara, domani inauguro la casa nuova! mi ha detto ieri sera al telefono, tutta impaziente. Ho invitato un sacco di persone, parenti, amici e colleghi. Sai che in questo appartamento non ho ancora sistemato nulla… Mi darai una mano, vero?
Non potevo dirle di no, anche se avevo organizzato altro per il weekend. Certo, signora Nina, ho risposto, cercando di suonare gentile.
E così è iniziata la maratona: tramezzini per trenta persone, insalata caprese, tagliere di salumi, composizioni di frutta, addobbi, la disposizione dei mobili… Venerdì sera, invece di una cena romantica con Marco, siamo volati subito allIpercoop. Sabato alle sei mattina già ero in piedi a cucinare, nella sua cucina ancora piena di scatoloni.
Ho chiamato Marco per sistemare le sedie. Marco, dammi una mano almeno con queste! Ma lui, tranquillissimo, continuava a sfogliare il cellulare: Ma tu sei più brava di me a sistemare, no?
Alle tre il salone sembrava il set di un matrimonio. Fiori ovunque, tavole ricoperte di delizie, persino la frutta era sistemata con eleganza. Guardavo il risultato: ero esausta.
Alle quattro sono arrivati i primi ospiti. Amici, vicini del vecchio palazzo, colleghe di Nina. Si abbracciavano con lei, ammiravano la casa, portavano regali. Io ero in cucina, affettando ulteriori limoni.
Ma dov’è la nuora? ha chiesto qualcuno.
Eh, sta dando da fare in cucina, ha risposto Nina, lasciandomi lì. Marinella! Vieni a salutare gli ospiti!
Sorrisi, mi presentai. Ma che nuora premurosa hai! esclamò una signora elegante, battendo le mani. Si vede che è brava!
Certo, l’ho educata io, ha detto Nina, fiera come una regina. Finalmente un sostegno vero!
Poi, la beffa. Nessuno aveva pensato a una sedia per me. Marinella, tanto non hai tempo di sederti, si è scusata Nina. Meglio che controlli i piatti e serva gli ospiti.
Che altro potevo fare? Mi sono messa ai margini, come una cameriera. Portavo antipasti, versavo prosecco, toglievo i tovaglioli usati. In salotto si rideva, si brindava.
Ti ricordi, Nina, di quando lavoravi in Comune… cominciò una collega.
Raccontavano di una vita che non era la mia. Io lavavo uva, preparavo piatti, servivo frutta. Ma che meraviglia! si complimentavano. Nina, hai una vera artista che ti aiuta!
Marco, che uomo intelligente. Ha scelto una moglie di casa! rincarava la signora elegante. Scommetto che la cena è sempre pronta e casa in ordine!
Risate. Marco sorrideva, orgoglioso.
Orgoglioso di cosa? Di avere una domestica gratis?
Poi la festa si scaldò. Più prosecco, meno formalità. Le voci si alzavano, i volti si accendevano.
Racconta come Marco faceva impazzire tutte le ragazze alluniversità! ridacchiava una vecchia amica di Nina.
Nina si pavoneggiava: Oh, tutte pazze di lui! Diciamo, era un bel ragazzo, un vero adone!
Risate. Marco si fingeva imbarazzato, ma era abituato ai complimenti della mamma.
Io ero di nuovo al tavolino, lucidando bicchieri. Invisibile. Una presenza utile, ma silenziosa.
Alluniversità le ragazze facevano la fila per lui! continuava Nina. Il professore diceva Marco sarà un latin lover. E prima di Marinella, quanti flirt!
Basta, mamma, cercò Marco, sottovoce.
Ma che male cè? Marinella sa che non è stata la prima, rise Nina. Sennò come fa un uomo a diventare vero uomo?
La signora elegante annuì: È così: meglio un uomo esperto!
Certo! aggiunse Nina. E Marinella non è gelosa. Tranquilla.
Mi hanno guardato aspettando la mia approvazione. Annuii. Non avevo scelte.
Marinella, come vi siete conosciuti? chiese la vicina.
Aprii bocca, ma Nina partì subito lei: In banca! Lui era già responsabile, lei consulente. Si vedeva che era una ragazza seria.
Seria. Come se fossi in cerca di lavoro.
Ho detto a Marco: scegli questa, non quelle frivole. Questa è da famiglia!
Mi sentivo uno scaffale al supermercato: adatta a famiglia.
Non avete sbagliato! commentò la signora elegante. Si vede quanto è capace! Ha organizzato tutto!
Eh sì, confermò Nina, soddisfatta. Mi sono accorta subito che si poteva fidare. Non come le ragazze moderne, tutte egoismo.
E Marco? Muto. Non una parola a difesa. Non diceva basta, mamma. Sedeva lì, ascoltando mia vita sviscerata come merce allasta.
E pensate ai bambini? inevitabile. Nina, tu sogni i nipotini!
Nina sospirò teatrale: Eh, lo sogno! Ma questi giovani rimandano: lavoro, progetti… E il tempo passa!
Bruciavo di imbarazzo. Io e Marco provavamo ad avere figli da quasi due anni. Avevo fatto visite, preso vitamine… Ma ogni mese era una delusione.
È una questione loro, intervenne la vicina.
Ovviamente! disse Nina. Ma glielho ricordato: è ora! Voglio coccolare i nipoti.
Stringevo le labbra. Glielho ricordato Mi chiedeva ogni settimana: Novità? E io di nuovo rossa, scusandomi.
Magari non sono pronti, disse timida unaltra ospite.
Pronti a cosa? Nina senza pazienza. Noi a loro età avevamo già figli! Ora si inventano scuse. Listinto materno non passa mai!
Andai verso la finestra.
Marinella! chiamò Nina. Perché sei triste? Vieni qui che discutiamo le cose importanti!
Mi avvicinai e mi posizionai accanto a Marco.
Guardate che moglie pacifica ha Marco, continuava Nina. Se chiedi, fa. Non come certe moderne che pretendono.
Ma che diritti deve avere una moglie? filosofeggiava la signora elegante. Limportante è la felicità del marito, la prosperità della famiglia.
Giusto! confermava unaltra. La felicità di una donna è nella casa, nei figli.
Ascoltavo e sentivo stringersi qualcosa dentro di me. Parlavano di me, ma mai con me.
Nina, ti ricordi la prima ragazza seria di Marco? domandò qualcuno. Si chiamava Alessia, vero?
Meglio non pensarci! rise Nina. Simpatica, ma con un brutto carattere. Meglio così!
Perché?
Nina osservò il gruppo: Sempre a contraddire, voleva dire la sua su tutto. Non una moglie, una punizione! Dissi a Marco: Scegli bene, ti serve una brava!
Marco si agitava, ma non reagiva.
Hai fatto bene! approvava la signora elegante. Le madri capiscono che tipo di donna serve al figlio.
Marinella, porta un po di ghiaccio! ordinò Nina.
Presi il ghiaccio, rimasi un attimo in cucina fissando quei cubetti. Allimprovviso, la verità: non partecipavo alla festa, la servivo.
Sul balcone guardavo le luci accese dei vicini. Dentro si sentiva il karaoke, le canzoni stonate, le risate.
Marinella! urlava Nina. Dove sei con il ghiaccio? E accendi la moka!
Meccanicamente accesi la moka, presi il ghiaccio e tornai.
Ecco la nostra lavoratrice! scherzava la signora. Ma perché sei seria, Mari? Vieni a divertirti!
Ma è stanca, rispose Nina. Ha fatto tutto, ma una donna deve saper fare tutto per la famiglia.
Esatto! aggiunse la vicina. E luomo deve portare i soldi!
E io cosa faccio, allora? domandai piano.
Le chiacchiere si fermarono. Cosa, Caterina? chiese Nina sorpresa.
Ho chiesto: non porto soldi a casa?
Marco si rabbuiò. Marinella, perché parli così?
Perché la signora Caterina dice che luomo porta i soldi e riposa. E io che lavoro in banca, non conto?
Si guardarono tutti sconcertati.
Certo che anche tu lavori, cercò di sanare la signora. Ma sono cose diverse.
Diverse in che senso?
Beh… si bloccò. Tu sei consulente. Marco gestisce progetti, ha più responsabilità.
Quindi il mio non è davvero lavoro. Però le faccende sono solo mie. Ufficio e casa. Marco lavora solo in ufficio e si riposa qui.
Imbarazzo assoluto.
Coshai Marina? scattò Marco.
Dico la verità. Ho preparato due giorni per questa festa. Ho comprato, cucinato, decorato. Oggi ho servito tutti. E nemmeno un posto a tavola per me.
Non è voluto! provò Nina.
Ci avete pensato? No. Perché qui sono la domestica.
Marinella! intervenne Marco. Basta!
Basta cosa? Basta sincerità?
Marina, calmati! tentò di mediare qualcuno.
Basta fare scenate! ordinò Nina. Davanti agli ospiti poi!
Ma parlare della mia famiglia, della mia vita, dei miei problemi va bene? Paragonarmi alle ex di Marco, parlare dei figli, discutere di me come fossi merce va bene?
Nina impallidì.
Non volevo…
Avete detto di Alessia: era da evitare perché voleva dire la sua. Tutti daccordo: meglio una moglie accomodante come me.
Guardai tutti negli occhi.
Sapete una cosa? Alessia aveva ragione: non bisogna permettere a chiunque di trasformarti nel personale gratis.
Ma che dici!? Marco si alzò. Personale?
Sapete cosa desideravo oggi? Sentire dire Lei è mia moglie, lavora in banca, è brillante e intelligente. Invece: Che brava casalinga. Che tranquilla. Da famiglia.
Marinella…
Cosa? Tu hai taciuto! Quando tua madre diceva che sono perfetta perché sopporto tutto, tu zitto. Quando la signora Caterina discuteva sui meriti delle mogli, tu zitto. Quando tutti giudicavano la mia vita privata, tu zitto!
La voce tremava, le lacrime finalmente sono scese.
Sapete? Non voglio più essere la moglie perfetta per gli altri.
Mi asciugai gli occhi.
Mi dispiace per la festa. Non recito più la parte della nuora modello.
Mi avvicinai alla porta.
Marinella, dove vai?! Marco mi inseguiva.
Sul balcone. Prendo aria. Festeggiate pure, adesso senza cameriera.
Chiusi la porta. In balcone, sotto le stelle, finalmente ero me stessa.
Potevo piangere.
Sono rimasta oltre unora lì. Prima piangevo, per rabbia, vergogna, poi mi sono calmata e ho guardato le luci della città.
Dalla cucina sentivo le voci di Marco e Nina.
Non capisco cosa le sia preso! si lamentava Nina. Davanti agli ospiti!
Mamma, forse non ha tutti i torti, balbettava Marco.
Ma quali torti?! Solo perché ha lavorato tutto il giorno? Anchio lo facevo! La donna deve stare al suo posto.
Ho sorriso: lei non aveva capito nulla.
Ma…
Nessun ma! Devi parlarle chiaro, la metti in riga! Ormai si è montata la testa!
Rientrai. Marco e Nina davanti alla montagna di piatti.
Un bel discorso non guasta, ho detto calma.
Scattaron tutti.
Marinella, provò Nina, gentile. Non volevamo farti del male.
Lo so. Ma non siete abituati a sentirmi parlare.
Marinella, ne parliamo a casa, suggerì Marco.
No. Qui è iniziata la discussione, qui finisce.
Mi sono seduta in una delle poltrone libere.
Marco, domani vado dai miei genitori. Per una settimana. Devo riflettere.
Riflettere su cosa? era agitato.
Se posso continuare a vivere in una famiglia che non mi rispetta.
Non esagerare, tentò lui.
Non è un dramma, è una scelta. O cambiano le cose, o cambio io.
Nina sbuffò: I giovani! Tutti ultimatum!
Marco, se tieni al nostro matrimonio, pensa. Non a come insegnarmi il rispetto, ma a come mai tua moglie piangeva sul balcone mentre tua madre riceveva complimenti.
Una settimana dopo Marco venne dai miei, nervoso, giocherellando con la fede.
Marinella, torna. Cambierà tutto.
Lho guardato a lungo.
Va bene. Proviamo.
E da quel giorno, non ho più pianto alle feste di famiglia.
Perché ho imparato a difendere il mio diritto al rispetto.





