Mia figlia ha deciso di vivere da adulta e si è trasferita a casa del suo ragazzo. Ma due settimane dopo ho trovato Alessia con le valigie davanti al nostro portone

Una sera tornavo a casa dopo una lunga giornata di lavoro e mi sono trovato davanti a una scena inaspettata. Mia figlia, la mia Caterina di diciotto anni, stava mettendo vestiti, trucchi e tutta la sua roba in due valigie. La guardavo allibito, senza capire. Le chiesi dove stava andando.
Mi guardò con aria determinata e, mentre chiudeva la valigia, mi disse:
Papà, vado a vivere con Giovanni.
Mi è uscito un mezzo grido per lo stupore.
Ma come, vai a vivere con lui così allimprovviso? E chi è questo Giovanni? Non pensi di presentarcelo ai tuoi genitori? E poi, con quali soldi pensi di mantenerti? Lui vive da solo o con i genitori? Mi sembri troppo affrettata, Cate!
Lei sbuffò e mi rispose:
Dai papà, siamo nel ventunesimo secolo! Sono adulta, ho la mia vita!
Non le ho detto altro. Mi sono sentito veramente impotente. La vedevo sistemare le sue cose e dentro di me davo laddio a tutte quelle piccole abitudini di casa. Il frullatore che non usavo mai sì, ma ora neanche quello avrei più rivisto. Caterina prese tutto e uscì di casa. Dalla finestra vidi un ragazzo, Giovanni suppongo, aiutarla a caricare le valigie in macchina. Se aveva deciso di fare la grande, che lo imparasse bene. Vedremo come le va. Il giorno dopo ho cambiato la serratura; meglio essere cauti, non si sa mai che tipo di amici potrebbe portare Cat con sé.
Passarono alcuni giorni e da parte sua, neanche un messaggio. Non mi aspettavo così subito questa sua voglia di fare la donna indipendente. Poi, un pomeriggio, squilla il telefono: era Caterina.
Papà, puoi pagare la retta delluniversità?
Ci rimasi male, perché dopo tutto quel tempo, la sua unica chiamata era per chiedermi i soldi. Non mi aveva neanche domandato come stavo.
No, Cate. Sei una donna adulta, no? Non mi sembra giusto che io mi intrometta nella tua nuova vita.
Ah, perfetto. Grazie papà! disse, offesa, mettendo giù di colpo.
Esattamente come voleva. Ora aveva modo di scoprire cosa significa davvero vivere da soli.
A quel punto decisi di trasformare la sua vecchia stanza in uno studio, tanto ormai non ci viveva più. Ho comprato un tavolo elegante e delle belle sedie. Ho lasciato il letto, magari ci ripensa e torna.
Due settimane passarono in fretta. Una sera, mentre tornavo da lavoro, trovo Caterina con le borse, pallida e con gli occhi rossi.
Papà, perché non mi hai avvistato che tornavi? mi disse, e io notai che si vergognava persino a guardarmi in faccia.
Ma figurati, piccola! Sei sempre il benvenuto. Vieni su.
Entriamo. Mentre riponeva le sue cose, noto che mancava la moka, quella a cui teneva tanto. Mi disse che era rimasta a casa della mamma di Giovanni: laveva trattenuta come compenso per il vitto e alloggio. Poi mi raccontò che Giovanni aveva trentanni e, quando lei ha capito che io non le avrei dato più i soldi per gli studi, ha chiesto a lui di pagare al posto mio. Ma lui nemmeno ci ha pensato a prendersi questa responsabilità.
Mi viene da pensare: ma cosa passava per la testa di questo Giovanni, a portare a casa una ragazza senza lavoro, chiedendo alla mamma vitto e alloggio?
Da questesperienza ho imparato una cosa: i figli devono sbagliare con la propria testa. Solo scottandosi si impara davvero cosa vuol dire essere adulti, anche se il cuore di un padre non smette mai di preoccuparsi.

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Mia figlia ha deciso di vivere da adulta e si è trasferita a casa del suo ragazzo. Ma due settimane dopo ho trovato Alessia con le valigie davanti al nostro portone