Mio marito ha deciso di mandare nostro figlio in campagna dalla nonna contro la mia volontà

Sergio, con la voce di chi ha appena uscito da un ufficio di Milano, annunciò che il nostro figlio doveva andare al villaggio di sua madre, contro la mia volontà.

Pietro, stai scherzando, vero? Dimmi che è solo una burla stanca dopo una lunga giornata di lavoro.

Ginevra rimase immobile, la ciotola ancora piena di minestrone, senza riuscire a portarla al lavandino. Lacqua scivolava dal piatto di ceramica sul pavimento, ma lei non la sentiva. Sergio sedeva al tavolo della cucina, finendo una cotoletta con una calma spettrale, quasi come se stesse parlando di comprare un nuovo tappeto per lingresso e non del destino del loro unico figlio per i prossimi tre mesi.

Niente scherzi, Lena, disse alla fine Sergio, asciugandosi la bocca con una salvietta. Ho già chiamato la madre, lho fatta felice. Pietro parte per il primo di giugno. Ho comprato i biglietti a pranzo. Posto letto, terza cuccetta, tutto a posto.

Hai comprato i biglietti senza dirmelo? Ginevra posò lentamente la ciotola sul tavolo. Il tintinnio dei piatti fu come un colpo sparato nel silenzio della cucina. Sergio, ne avevamo già parlato un mese fa! Il campo di robotica di Pietro è a giugno. Abbiamo già pagato lacconto! Lui lo aspettava da sei mesi, ha concordato tutto con i suoi amici!

Sergio si contorse come per un mal di denti e spostò la ciotola vuota.

Robotica, computer, gadget Lena, guardalo! Ha nove anni, è pallido come una falena e non ha mai tenuto nulla più pesante di un topo tra le mani. Gli serve uneducazione maschile, aria fresca, lavoro fisico, non il canto daria condizionata di una città soffocante. La madre è sola, il orto è enorme, il recinto è cadente. Che la aiuti, che guadagni salute, che la nonna trovi utilità.

Che utilità, Sergio? Ginevra sentiva dentro una rabbia fredda che iniziava a bollire. Tua madre vive in un villaggio sperduto, a trenta chilometri dalla farmacia più vicina su strada di sterrato! Non ci sono comfort, lacqua è del pozzo, va bollita unora per non avvelenarsi. Pietro è allergico! Hai dimenticato lanno scorso quando lo abbiamo risospirato dopo che ha annusato unerba in un parco? E poi fioriture, falciatura, polvere!

Non inventare, sbuffò il marito alzandosi dal tavolo. Sono cresciuto lì, sono un capriolo sano, vedi? Lallergia è tutta colpa della vostra sterilità urbana. Si guarisce con latte caldo, correndo scalzi sulla rugiada, e lallergia sparirà. La nonna ha una capra, il latte è curativo.

Ginevra si sedette, le ginocchia tremanti. Conosceva bene la signora Valentina, una donna di ferro, che curava langina con il kerosene e le ginocchia rotte con lortica, benedetta con una benedizione blasfema. Qualsiasi medicina moderna la respingeva con un Ci hanno cresciuti così, e sopravvissuti.

Non lo lascerò andare, disse Ginevra, ferma. Non sacrificherò la salute di nostro figlio per le tue fantasie nostalgiche di infanzia di campagna e per risparmiare sul campo estivo.

Sergio, ormai alla porta, si girò bruscamente, il volto offuscato.

Non è questione di risparmio! Certo, i soldi del campo li possiamo restituire, cè la riparazione della macchina, ma è una questione di principio! Io sono il padre, ho deciso. Il ragazzo deve diventare uomo, non una pianta in serra. Basta con la tua protezione. Parte, punto.

Uscì sbattendo la porta, facendo tremare i bicchieri della credenza. Ginevra rimase sola. Nella stanza accanto, Pietro giocava spensierato al videogame, ignaro che il suo sogno destate con i robot si fosse trasformato in una condanna di lavori nei campi.

Ginevra capì che urla e litigi non avrebbero cambiato nulla. Sergio era fermo. Probabilmente la madre di Valentina laveva spinto, lamentandosi per il nipote che non vedeva e per la nuora che ha rovinato il ragazzo. Bisognava agire con astuzia.

La sera, quando le tensioni si placarono un po, Ginevra entrò nella camera da letto. Sergio era sdraiato con un libro, fingeva di non guardarla.

Va bene, disse con calma, sedendosi sul bordo del letto. Ho riflettuto sulle tue parole. Forse hai ragione, un po daria fresca non gli farà male.

Sergio abbassò il libro, sorpreso. Si aspettava unaltra ondata di isteria, lacrime, minacce di divorzio, non un accordo.

Vedi, sorrise compiaciuto, ti avevo detto che sei una donna intelligente, Lena. Capirai che è meglio così.

Sì, annuì Ginevra. Ma cè una condizione.

Quale?

Prendi due settimane di ferie non retribuite e vieni con lui. Così lo aiuti a sistemarsi, aiuti la nonna nei primi giorni e controlli come sopporta il cambiamento di clima. Hai detto tu stesso che il recinto è cadente. Pietro non sistemerà il recinto, ma tu, uomo, gli darai lesempio, gli insegnerai a usare il martello.

Sergio rimase a bocca aperta.

Lena, che ferie? Ho il periodo di chiusura, il capo non mi lascia. Pensavo di portarlo un giorno, lasciarlo lì e tornare. Ma la madre lo guarderà.

No, Sergio. O vieni con lui per due settimane e sei responsabile della sua salute, o non va da nessuna parte. Non gli darò il certificato di nascita e nasconderò le sue cose. Puoi chiamare la polizia se vuoi. È lultima parola. Vuoi una casa maschile? Allora educa.

Sergio rimase in silenzio, pensando alla comodità del suo ufficio, al divano soffice, alle zanzare e allaratura delle patate. Non poteva cedere, lorgoglio maschile era in gioco.

Daccordo, brontolò. Ne parlerò al lavoro. Due settimane, poi lui rimane fino ad agosto.

Vedremo, rispose Ginevra, nascondendo un sorriso di vittoria. Conosceva suo marito: la cultura di campagna era buona solo per gli spiedini del weekend.

Il bagaglio sembrava unevacuazione. Ginevra impacchettò la valigia di Pietro come se lo mandasse al Polo Nord. Metà spazio era per la farmacia portatile: antistaminici in compresse, gocce, pomate, inalatore, assorbenti, cerotti.

Mamma, perché devo andare? lamentò Pietro, guardando la scatola di mattoncini proibiti. Nonna Valentina vuole darmi il latte schiumato! Mi fa vomitare! E lì non cè internet!

Pietro, è solo per poco, cercò di rassicurarlo Ginevra, accarezzandogli la testa ispida. Papà sarà con te. Andate a pescare, andate al ruscello. Se succede qualcosa, chiamami subito. Ti ho dato un secondo cellulare, nascondilo in fondo allo zaino, carico.

Alla stazione, Ginevra salutò Sergio, vedendo la sua grande valigia piena di provviste per la madre e la sua. Lentusiasmo nei suoi occhi era scemato.

I primi tre giorni Ginevra godé del silenzio nella piccola casa di campagna. Restituì lacconto del campo, ma non spese i soldi. Unintuizione le diceva che sarebbero serviti. Il telefono taceva. Sergio mandava messaggi brevi: Arrivati bene, Fa caldo, Zanzare mostruose. Pietro non chiamava, e questo la turbava di più.

Il quarto giorno suonò il telefono, ma non era il marito né il figlio. Era Valentina.

Ginevra! Che cosa mi hai messo in bocca al bambino? Non mangia nulla! La zuppa di funghi è troppo grassa, i ravioli di cavolo non li vuole! Solo pane e acqua! È tua colpa, lo hai vizioso con i tuoi yogurt!

Valentina, Pietro ha una dieta, non può mangiare grassi, la cistifellea è debole, ho già dato a Sergio la lista, rispose Ginevra con calma.

Che lista! Lho buttata! Un uomo deve mangiare di tutto! È pigro! Quando gli ho chiesto di zappare il campo, si è lamentato per il sole e il mal di schiena. E Sergio è uguale! Dorme fino a pranzo, dice che è stress per il lavoro. E il recinto? Chi lo aggiusta? Pu!

Ginevra trattenne una risata. Il piano funzionava.

Valentina, volevate il nipote e il figlio, ora lo accudite. Sergio ha promesso di aiutare. Fate il possibile, per favore.

Quella sera Sergio chiamò, esausto e irritato.

Lena, non sai cosa succede qui. Trenta gradi allombra, casa soffocante, niente condizionatore, mosche come bombardieri. La madre lavora dallalba alla notte: acqua, legna, riparare il tetto. Ho già rotto la schiena.

Poverino, Ginevra rispose con una falsa compassione, quasi si poteva raccoglierla con un cucchiaio. Volevi aria fresca e lavoro fisico. Come sta Pietro?

Bene, è in una capanna che ha costruito, non parla con i ragazzi del posto. La madre lo chiama selvaggio. Ascolta, Lena Pietro ha delle macchie rosse sulle mani, starnutisce continuamente.

Il cuore di Ginevra saltò.

Che macchie?

Rosse, pruriginose. La madre dice che è ortica o punture di zanzara. Lha tamponato con panna.

Con panna?! Sergio! Ha una farmacia con sé! Dagli un antistaminico subito! Non è panna la crema per lallergia! Inviami una foto!

Pochi minuti dopo arrivò la foto: le mani di Pietro coperte da uneruzione di orticaria, occhi gonfi.

Ginevra richiamò immediatamente.

Sergio, ascolta. È unallergia, probabilmente a qualche erba o alla capra di cui cantavi lodi. Dagli la compressa blu, la pomata verde. Niente rimedi popolari della tua mamma! Se non migliora, portalo allospedale di zona.

Lautobus per lospedale passa una volta al giorno! Ho lasciato lauto dal meccanico di zio Michele, che sta armeggiando al carburatore e ha smontato metà del motore

Hai dato lauto al meccanico del villaggio? Ginevra afferrò la testa tra le mani. Dio, perché! Se succede qualcosa a Pietro, vengo e spacco questo villaggio con te!

Quella notte non dormì. Sentiva ogni rumore della casa, ogni vibrazione del telefono. Allalba Pietro chiamò di nascosto.

Mamma, prendimi, per favore singhiozzava. Mi sento male. La nonna dice che mi gratta per far faticare. Dice che è di proposito. Papà è arrabbiato, urla. Il bagno fuori puzza, ci sono ragni enormi. Ho paura, mi fa male lo stomaco

Le lacrime le inondarono gli occhi.

Tieni duro, figlio mio. Un po di pazienza. Papà è lì?

È al fiume con zio Michele, a curarsi i nervi con birra.

Ah, i nervi sussurrò Ginevra. Prendi le tue cose, silenziosamente, che la nonna non veda.

Non poteva più aspettare che Sergio si rimettesse. Prese il laptop, cercò i treni. Lunico partiva la sera. Viaggiare in treno e poi in autobus era unavventura di un giorno intero. Chiamò suo fratello, Orazio.

Orazio, sei libero? Ho bisogno di te, urgente. Devo andare a 300 km per salvare Pietro e il tuo nipote idiota.

Orazio, sempre pronto a dare una mano, accettò. Dopo unora erano già in auto. Il viaggio durò cinque ore. Ginevra immaginava il litigio, provava frasi dira, ma la realtà superò ogni sogno.

Arrivarono al recinto storto della casa di Valentina. Sergio, rosso come un pomodoro, con solo le mutande, cercava di inchiodare una staccionata. I chiodi si piegavano, il martello sbagliava. Valentina, con le braccia incrociate, commentava:

Chi è così? Il tuo padre era un eroe, con un colpo solo! Tu, solo un tasto su un computer!

Sul portico Pietro, con le gambe avvolte in bende verdi, il viso gonfio, gli occhi rossi, fissava un punto senza nemmeno toccare il cellulare.

Ginevra scese dallauto prima ancora di fermarsi del tutto.

Pietro!

Il ragazzo si voltò, il volto trasformato da sollievo e pianto, si lanciò verso di lei, aggrappandosi al collo.

Mamma! Sei qui!

Sergio lasciò cadere il martello. Guardò sua moglie, il fratello, e nei suoi occhi cera paura? Vergogna?

Lena? Che ci fai qui? gracchiò.

Sono per il figlio, Sergio. E per te, se riesci ancora a camminare.

Valentina, vedendo la nuora, cambiò subito rabbia in una dolcezza forzata, sorridendo con una smorfia zuccherosa.

Oh, Lena! Che onore! Siamo al lavoro, ma ora la nonna è felice! Pietro, bacia la nonna, la mamma è qui! Entrate, metto il bollitore, faccio i blintz

Non servono i blintz, Valentina, interruppe Ginevra, tenendo Pietro stretto. Partiamo, subito.

Come? agitatasi la suocera. Ma siete appena arrivati, una settimana qui! Pietro è più robusto! Guardate che colore!

Non è rossore, è edema allergico! Sergio, perdAlla fine, tutti tornarono a Milano, consapevoli che la vera forza della famiglia non risiede nel luogo, ma nellamore che li tiene uniti.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

4 × 4 =

Mio marito ha deciso di mandare nostro figlio in campagna dalla nonna contro la mia volontà