Pronto a Perdonare e Riaccogliere – Ma Aspetta in Vano!

Pronta a perdonarmi e a riaccogliermi? Non arriverà mai.
Pensi che correrò dietro a te? Ho una manica di persone come te, per un soldo.
Allora compra il tuo mazzo con quel soldo e lasciami in pace.
A chi servi davvero?

Cè un detto: Quello che è lucido nella testa.
Ma Alessandra, cresciuta nel quartiere più sbronzo di Napoli e proprietaria di una casa dove il vino scorreva a fiumi, avrebbe trasformato quel proverbio in una versione ben più cruda: Ciò che è lucido nella testa, quello lo trovi ubriaco in azione. Dopo qualche bicchiere la gente non solo dice ciò che pensa, ma agisce in modi che neanche loro capiscono.

Il padre di Alessandra era un uomo trasparente: non nascondeva nulla alla famiglia, non urlava, non sbraitava. Anche quando beveva, lo faceva con calma, quasi fosse un rito, e al risveglio raccoglieva i pezzi sparsi della serata. Quando spariva per qualche settimana, la madre e lei lo riconoscevano dal profumo di una valigetta di liquori che prendeva per andare in campagna. Una volta tornava come se nulla fosse, e la vita continuava nella sua tranquilla routine.

Dallaltro lato, la vicina di casa aveva un marito così pazzo che quasi limpallidiva. Quante volte la donna, con due figli, finiva da Alessandra a lamentarsi, dicendo quanto fosse fortunata ad avere un compagno mite. Alessandra sapeva che la madre aveva avuto un amante prima del padre, ma laveva lasciato proprio per il suo comportamento quando beveva.

Da piccola Alessandra era stata educata a non tollerare lalcolismo: Se luomo è ubriaco, non è mai una cosa buona; oggi tutti o si ubriacano, o giocano dazzardo, o si perdono in altre dipendenze. Quella era la via di fuga dallo stress, ma se sotto leffetto si compie qualcosa di sbagliato, bisogna tagliare subito i ponti, senza seconde possibilità.

Alessandra non dava scampo. Così intorno a lei si formò una reputazione di donna che non sopporta lalcol in alcuna forma. Se ogni tanto, per una buona scusa, beveva un bicchiere di vino, gli amici lo ignoravano, come se fosse un tabù. Non si può bere vicino a lei, basta così. Forse per questo il terzo fidanzato di Alessandra, dopo aver interrotto le relazioni con i primi due per i loro comportamenti ubriaci, dichiarò di non bere mai.

Da una parte era perfetto: Alessandra aveva osservato da bambina le varie sfumature dellubriachezza e sapeva cosa evitare. Dallaltra, il nuovo uomo poteva ancora nascondere sorprese. Sarebbe stato il tempo a svelarle, una volta vissuti insieme; se qualcosa non andava, avrebbero potuto separarli senza pressioni di un matrimonio improvviso. Avrebbero potuto conoscere le abitudini dellaltro in un ambiente naturale, senza forzature.

Alessandra fece la sua valutazione. Scoprì su Niccolò, il suo attuale candidato, che avrebbe preferito bere. Tutto iniziò con una festa per la fine degli esami. Alessandra stava per concludere il suo ultimo anno di studi, mentre Luca, laureato lanno prima, aveva un giro di amici tra i compagni di corso, così fu incluso nel gruppo.

Dove ci sono studenti, cè alcol, snack scarsi e risate veloci. Tra un bicchiere e laltro nascevono idee folli, come giocare a verità o penitenza. Un compagno costrinse Alessandra a cantare al karaoke, sostenendo che, finché lei rifiutava di salire sul microfono, non sarebbe stato completo. Cari, vi ho sempre curati, vi ho protetti, ma non mi farò mettere le corna al Halloween, pensò Alessandra, ma accettò il microfono. Cantò un verso prima che laltro le strapparne la presa.

Chi è stato a chiedere? Chi ha ordinato? Siate voi a pulire il piatto! sbottò uno dei ragazzi, mentre la classe si divertiva a fare finta di scambiare i compiti. Caterina, sempre precisa, si aggirava tremante, cercando gli appunti nella sua stanza. Alcuni canticchiavano, altri ballavano, e in un attimo tutto degenerò.

Il perdente della serata fu ancora Luca, che finora non aveva mai toccato una bottiglia. In un gioco, Marina, amica di una ragazza innamorata di Luca, gli ordinò di baciare Marta. Luca, ancora lucido come vetro, si avvicinò a Marta e la baciò a lungo, finché lei non ricambiò. Alessandra osservava, impazzita, mentre la scena si svolgeva. Improvvisamente, una bottiglia di soda gassata, dolce e ormai spenta, schizzò sui due, e Alessandra, con un urlo di rabbia, scappò dalla stanza verso la strada.

Il freddo tagliente le colpì le narici; sentì che una lacrima stava per scivolare, come un bambino ferito. Alessandra! Alessandra, aspetta! gridò Luca, mentre un taxi si fermava accanto a lei. Salì sul sedile di dietro, indicò lindirizzo di casa dei genitori e strinse la sua borsa, i documenti, il telefono, temendo di dover rivedere quegli sguardi di rimorso.

Mia, la madre, capì subito che qualcosa di grave era accaduto. Senza invadere, le versò una tazza di tè caldo, sedendosi accanto a lei. Tutto si sistemerà, la farina si macinerà e il pane nascerà, ripeteva, come se le parole potessero trasformare il dolore in pane. Alessandra, accennando a tornare a casa per prendere le cose dellex, chiese di trasferirsi di nuovo: Posso?

Mh, perché chiedere il permesso? La tua casa è qui, nessuno ti ha scacciata, sei sempre stata libera di tornare.

Il ritorno era sempre possibile: la stanza era pronta, i mobili ancora al loro posto, senza che il padre o la madre avessero ostacolato nulla. Se la madre avesse spinto Alessandra via con decisione, forse sarebbe finita di nuovo con Niccolò, cercando di dimenticare il passato.

Con il supporto silenzioso dei genitori, Alessandra si sentì in cima al mondo, pronta a non accettare più comportamenti tossici. Dove sei stata tutta la notte? fu la prima frase di Niccolò, quando aprì la porta con la sua chiave. Questa è una questione che non ti riguarda più, rispose lei, chiudendo la porta sul suo sguardo.

Entrò nella camera e iniziò a mettere via i vestiti in una grande valigia a scacchi, pensando di chiamare un taxi per andarsene, lasciando alle spalle quel relazione come un incubo. Ehi, cosa pensavi di fare, sparire così? la prese a rimproverare Niccolò.

Di cosa vogliamo parlare? Ti sei avvicinato, hai baciato la mia compagna di corso, e lo fai così. Che tradimento?

Hai solo i ragni nella testa. È solo stato un bacio, e mi è stato chiesto di farlo, chi è il colpevole?

Se mi avessero chiesto di sedermi sulle ginocchia di qualcuno o di ballare in costume ridotto, sarebbe stato accettabile?

Non confrontare le cose. Non ti hanno mai chiesto compiti del genere. Io ho solo fatto quello che mi è stato ordinato.

Non esagerare, non inventarti storie nella testa e non distruggere tutto.

Va bene, distruggi pure. Pensi che correrò dietro a te? Ho una manica di persone come te, per un soldo.
Allora compra il tuo mazzo e lasciami in pace.
A chi servi davvero?

Eppure, alla fine, serviva molto. Dopo sei mesi, Alessandra trovò una nuova relazione con un uomo davvero equilibrato. Solo al quarto tentativo la fortuna le sorrise.

Luca, che ancora la incrociava per strada, cercava di convincerla che tutto era frutto della sua immaginazione, che non avesse rovinato niente e che avrebbe sofferto per questo. Ma lui, con il cuore buono, era sempre pronto a perdonarla e a riaccoglierla.

Chi, alla fine, ha davvero sofferto? Luca? Non doveva baciare altri; non cerano scuse. Alessandra aveva fatto la scelta giusta, allontanandosi da chi non valeva.

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