Non L’ho Tenuta: Una Storia di Scelte e Riflessioni

«Me ne vado!» gridò Sofia, il cuore in subbuglio.
Il suo presentimento si era rivelato vero: non aveva capito nulla di Marco, il suo marito.
«Allora vattene, non mi farai nulla con la forza!» ribatté la donna, gli occhi scintillanti di rabbia.
«E non è finita! Con Luisa porteremo le bambine da noi! le bambine meritano papà e mamma!» sbottò Marco, la voce rotta dal disperato desiderio.

Sofia aveva conosciuto Marco in una festa a Firenze; fin dal primo sguardo le era piaciuto quelluomo silenzioso, un po smarrito, quasi fuori posto. Era strano, perché tutti gli altri uomini che aveva incontrato erano sicuri di sé, convinti di aver scoperto la cruda verità della vita.

Quel pomeriggio avevano parlato a lungo, e Sofia rimaneva affascinata. Ma quando la sua amica Lidia, che laveva invitata al compleanno di Alessandra, sussurrò al suo orecchio mentre Marco era in bagno:

«Stai attenta con lui, è con il rimorchio!»

Sofia non capì:

«Con il rimorchio?»

«Intendo ha due figli!»

«Due figli? Ma non ne hai mai sentito parlare, né della moglie»

Scoprì allora che Marco aveva una compagna, non una moglie, che era scappata poco prima del loro matrimonio. La donna aveva abbandonato due gemelle, la cui vita Marco era ora affidata, insieme alla sua mamma, a crescere.

«Che trucco, che magia!» pensò Sofia. «Un uomo così è davvero raro!»

Quella perplessità era forse la sua più grande debolezza: chi si smarrisce, si perde davvero.

«Perché non mi avete detto nulla delle figlie?» chiese la donna al ritorno di Marco nella stanza.

«Perché tutti hanno paura!» rispose lui, dopo un attimo di silenzio. «Forse anche tu scapperai, e io non voglio perderti.»

«Non scapperò!» promise Sofia, decidendo che non cera più nulla da fuggire. Tenne la sua parola.

Marco la accompagnò a casa, promettendo di rivedersi. A lui era piaciuta la dolce Alessandra; anche lei trovava affascinante quelluomo solitario, noncurante del fatto che avesse due bambini piccoli.

«Mia madre mi ha cacciato di casa quando Lidia mi ha invitata al compleanno», spiegò Marco. «Dice che presto impazzirò. Con i bambini non cè divertimento, è tutto fatica!»

La madre poteva capire: la nuora era scappata lanno precedente, lasciando le gemelle al volere del destino. Non le avevano dato via, le avevano allevate, un gesto quasi eroico nella nostra epoca.

Alessandra comprese che quel padre silenzioso e un po strano la colpiva profondamente. A venticinque anni aveva già vissuto un matrimonio fallito, una storia universitaria finita in rottura. La cerimonia era avvenuta, ma la felicità non era sopravvenuta.

Durante gli incontri, la coppia sembrava a posto, come diceva il ragazzo: tutto a posto. Erano entrambi alluniversità, allultimo anno. Ma quando, dopo il matrimonio, cominciarono a convivere, emerse una divergenza radicale di vedute.

«E allora?» direbbero molti, e avrebbero ragione; quasi tutti hanno opinioni opposte. «Divorziare tutti?» bisognerebbe saper cedere e adattarsi.

Sofia iniziò a cedere, perché Marco non voleva farlo: la mia parola è legge.

«Va bene», rispose Sofia, la moglie ha paura del marito!. Ma tutto quello che Marco diceva non era ciò che Sofia si aspettava.

Dopo la laurea Alessandra trovò subito lavoro, ma nessun impiego era adatto a Marco: orari sbagliati, capi poco intelligenti, posti che non soddisfacevano nessuna esigenza. Qui non cè ciò che voglio, si lamentava.

Il suo amico disoccupato, il burlone Giulio, le disse: abbiamo quello che ci serve, cara. E così fu: la nonna, ormai defunta, aveva lasciato a Alessandra una casa di periferia a Napoli, un piccolo appartamento stalinista. Ma quella non era la vita di coppia che Alessandra immaginava.

Giulio non aiutava in casa, non è compito suo.

«Allora compra dei domestici, signore!», gli consigliò Alessandra, stanca di portare il fango al marito. «O paga una ditta di pulizie!»

Capì allora di aver scommesso sul cavallo sbagliato: nemmeno avvicinarsi alla meta, rimase fermo. Giulio si rivelò un dolce senza sostanza.

Il marito ferito tornò dalla madre, e Alessandra, per tre anni, non guardò più nessun uomo.

Poi comparve Marco nella sua vita. Non solo comparve: presto le chiese di sposarsi, presentandole la sua famiglia le gemelle e la madre Zaira.

Alessandra capì che voleva stare con loro; era già follemente innamorata.

A casa regnava unatmosfera tesa. Era spiegabile: la ragazza, disperata, aveva messo la testa in unimbroglio, non per costrizione, ma volontariamente.

«Non pensavo che saresti così!» urlò la madre. «Perché ti fuggi? Ci sono buoni uomini, non devi scegliere una patologia!»

«Mamma, Marco è assolutamente normale!», protestò debolmente Alessandra.

«Certo, normale!», intervenne il padre. «Questo normale ti appenderà i figli! Capisci cosa ti aspetta?»

«Cosa mi aspetta?», chiese Sofia. «Se avessi partorito le mie gemelle, cosa mi sarebbe capitato?»

«Nulla di simile!», sbottò il padre. «I tuoi figli, i miei figli è tutta unaltra storia! La madre è scappata, ma il DNA non si può cancellare! Cresceranno con i loro geni! Cosa farai?»

Alessandra pensò: «Perché crescono con i loro geni? Con Marco avrò una famiglia normale, con papà e mamma che amano. La formazione di una persona non dipende solo dal DNA, ma anche dallambiente infantile».

Il giorno delle nozze, né i genitori della sposa né quelli dello sposo parteciparono; la madre dello sposo rimase con le nipotine a casa. Così il matrimonio fu modesto: un caffè con testimoni.

Dopo il matrimonio, Marco, con il rimorchio, si trasferì nella piccola casa di Napoli. Presto la famiglia Novelli fu composta da tre ragazzi: Alessandra diede alla luce una bambina.

I nonni si sciolsero: la nipote, dopotutto, iniziò a frequentare la nonna. Le zie si legarono.

La prima moglie di Marco perse la potestà genitoriale; i suoceri, con la suocera Zaira, si scatenarono: La prenderò e la metterò dietro le sbarre!

Gli alimenti, però, non furono ottenuti: Luisa sparì per sempre; forse meglio così.

Le bambine sapevano che Sofia era una madre non biologica: ricordavano fugaci lampi di una seconda mamma. Nascere a nascondersi non aveva senso.

Il tempo passò, le figlie crebbero, felici. Alessandra e Marco lavoravano; una famiglia ordinaria.

La prima moglie riapparve quando le bambine compirono quattordici anni, come se niente fosse accaduto, senza alcun rimorso per i dodici anni trascorsi.

Marco tornò a casa, la spesa in mano, con la borsa vuota: aveva incontrato Luisa!

«Che Luisa?», chiese la moglie, ormai dimenticata. «La mia Luisa!», rispose Marco.

La parola mia la colpì. Chi era allora? Sofia sentì un brivido. Tutto sembrava come prima, ma non lo era.

«Dove lhai incontrata?»

«Nel nostro supermercato!»

«E cosa stava facendo? Anche lei andava a fare la spesa?»

«Sembrava solo stare lì»

«Solo stare lì? Aspettava qualcosa? Che le succederà?» pensò Sofia, alzando la voce.

«Cosa ti ha detto?», incalzò il marito.

«Beh, ha detto qualcosa!», rispose a malapena Marco.

«Cosa? Perché dovrei strapparle via tutto?»

Perché? Perché aveva ritrovato la più grande amore della sua vita, Luisa, la dolcezza che non era cambiata. Era la scintilla che illuminava la sua esistenza, lamore che non aveva mai smesso di provare.

Alessandra, intanto, osservava quella scena con il cuore in frantumi.

Luisa le disse che era cambiata, che aveva preso la testa. Non cera più nulla con Marco, che ne aveva già trovato una più giovane, senza figli.

«Allora, ricominciamo, o mio caro?», sussurrò Luisa, sfiorando la sua mano. Era il loro codice segreto, la nostra piccola follia.

Marco sembrò nuotare in un mare di ricordi, come se gli anni non fossero mai passati.

«Le bambine mi ricordano?», chiese Luisa.

Le bambine non la ricordavano più; avevano una mamma diversa, la mamma di Sofia.

«Certo che si ricordano!», mentì Marco: nellamore tutto è lecito.

«Allora avanti: la madre è la madre!», continuò Luisa. «So che sei sposato! Divorziati, prendi le bambine e viviamo come prima!»

Scambiarono numeri di telefono: Chiama, ti aspetto!. Marco tornò a casa, ma come dirlo alla moglie? Di divorzio e di prendere le figlie? Era impazzito, pronto a tutto.

«Io me ne vado!»

Il presentimento di Sofia si era avverato: non conosceva davvero suo marito. Una sola breve visita alla ex moglie fu sufficiente a cancellare tutto.

Alessandra rimase in silenzio, raccogliendo le forze, poi disse:

«Allora vattene, non mi farai nulla con la forza!»

«Ma non è tutto! Con Luisa prenderemo le bambine! Le bambine meritano papà e mamma!»

«Davvero?», chiese la moglie, calma. «E chi ti darà loro?»

«Chi? Noi siamo i genitori biologici, la legge è dalla nostra parte! Qualsiasi tribunale ci sosterrà!»

«E allora?», replicò la moglie, senza cambiare tono. «E se la loro mamma è privata dei diritti? Hai dimenticato Casanova?»

«Decideremo tutto noi! Compresa la custodia! Tu avvisa le bambine!»

«No», rispose la moglie. «Chi lo inventa, lo crea!»

Era domenica, tutti a casa. Il papà, felice, annunciò una notizia sensazionale: Presto saremo tutti insieme!.

«Siamo già insieme!», esclamarono in coro le piccole Anna e Tania.

«No, intendo la vostra vera mamma!», spiegò il padre.

Le due bambine si scambiarono uno sguardo, poi Anna intervenne:

«Di chi parli? Della nostra mamma!», indicando Sofia, pallida.

«No, cè unaltra mamma biologica!»

«Quella che è scappata cento anni fa? Quella che la zia Zaira voleva? Parli di lei?», chiese Anna, sarcastica.

«È cambiata, ha capito i propri errori!»

«Siamo felici per lei», disse Tania. «Che continui a crescere! Ma dove entriamo noi?»

«È semplice: siamo una famiglia!»

Alessandra rimase in silenzio, lasciando alle figlie la scelta; accetterà qualsiasi decisione.

«Papà, sei serio?», chiese Anna. «Vuoi davvero che viviamo con quella zia sconosciuta?»

«Non osare parlare così della tua madre!», gridò il padre, improvvisamente serio. «Se non lo vuoi, ti faremo perdere la custodia con Luisa!»

E se ne andò, verso la sua amante, senza più una meta. Dopo, chiese il divorzio.

Marco mantenne la sua minaccia, presentò una causa per la restituzione delle bambine. Il tribunale però si pose dalla parte di Alessandra e delle gemelle, tenendo conto che ormai avevano quattordici anni e i loro interessi differivano da quelli del padre. Nessuno poteva dare le bambine a una donna privata dei diritti genitoriali. Sofia, ben preparata, aveva già raccolto tutti i documenti: le bambine erano state formalmente adottate da lei.

Luisa e le figlie si incontrarono in aula dopo un lungo periodo; la madre affettuosa, combattente per la ricostruzione della famiglia, non si avvicinò a abbracciare le figlie.

«Questo è un abuso, non lo accetteremo!», urlò Marco.

«Buona fortuna, papà», disse Tania, e i tre andarono in un caffè a festeggiare la vittoria. Con la madre, non con laltra zia

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