Sono passati due anni da quel giorno e ora l’ho incontrata di nuovo. Una donna bellissima camminava …

Erau già passati due anni da quella giornata e ora lho rivista. Stavo passeggiando per le vie di Firenze quando una donna affascinante è passata davanti a me, e il cuore mi si è gelato allistante. In lei ho riconosciuto lex moglie mia, la mia vecchia amata Giada, la stessa donna che faceva voltare tutti gli uomini per strada.

Dopo il matrimonio, non avevo più riconosciuto la mia Giada. Era diventata una di quelle donne con i capelli sempre raccolti alla rinfusa, unti di fretta, vestita solo con magliette larghe del mercato e pantaloni molli che sembravano sacchi. Non la vedevo più in quegli abiti eleganti che valorizzavano il suo corpo o in biancheria raffinata. Aveva scordato persino di prendersi cura di sé: nessuna manicure, niente trucco, figuriamoci lo sport. La pancia rimasta dopo la gravidanza era sempre lì, e la cellulite pure.

In quei due anni vissuti insieme, era diventata quasi irriconoscibile. Più ingrassava, più le sue magliette diventavano imponenti. E, se provavo a suggerirle che magari era il momento di guardarsi di nuovo allo specchio, si offendeva e smetteva di parlarmi.

Avevo capito che mi ero innamorato della Giada di prima del nostro matrimonio, una donna piena di passione, spirito e bellezza, quella che i miei amici mi invidiavano e si domandavano come avessi fatto a conquistarla. Adesso sentivo solo tristezza e quasi pena: lei non mi interessava più come donna e non vedevo più nessuna ispirazione in lei.

Lultima volta che lho vista sotto lo stesso tetto portava addosso una maglietta grigia piena di macchie di latte, pantaloncini traboccanti su cui si vedevano chiaramente i segni della cellulite, neanche si era depilata. Portava i capelli in uno chignon sempre spettinato, con ciocche che uscivano a caso. Aveva il viso segnato dalla stanchezza e ombre scure sotto gli occhi.

Quella sera le ho detto che non ce la facevo più: che provavo solo tristezza e compassione, che non vedevo più lamore nei suoi occhi.

Sono passati due anni e lho incontrata di nuovo. Su quel marciapiede, dallaltra parte della strada, ho visto la mia ex moglie e mi si è fermato il respiro. Era tornata ad essere la donna di una volta, quella che faceva girare chiunque. Indossava un vestito elegante, i capelli ricci sciolti sulle spalle, ed era dimagrita. Era passata dallessere il brutto anatroccolo degli ultimi anni alla regina che conoscevo. Una regina che, tra laltro, aveva cresciuto i nostri due figli.

Solo in quel momento mi sono reso conto che prima Giada non aveva davvero avuto né tempo né energia per sé stessa. Aveva dato tutto per la casa, per il nostro benessere, per far crescere i bambini. Io mi ero disinteressato a ciò che faceva, non capivo quanto sforzo ci mettesse ogni giorno, né perché non avesse la forza di occuparsi di sé.

Mi bastava restare solo poche ore con i gemelli per sentirmi stremato. Lei invece li teneva tra le braccia per tutta la giornata, riusciva ancora a pulire casa, cucinare qualcosa di buono, magari stare anche con me la sera. Come avrebbe mai potuto trovare tempo per una manicure o la palestra? Quanto ero sciocco a pretendere che tornasse subito in forma dopo la nascita dei bambini: il suo corpo aveva bisogno di tempo per riprendersi, non di ordini frettolosi.

In più, non andavamo mai da nessuna parte, mai una cena fuori per passare il tempo, mai unoccasione di mettersi un vestito o dei gioielli. Avrei dovuto essere io a darle modo di sentirsi di nuovo desiderata e invece non ci ho mai pensato.

Solo dopo tutto questo tempo sono stato capace di guardare la nostra storia da fuori e comprendere davvero: Giada portava sulle spalle tutta la famiglia, non mi ha mai rimproverato per nulla, di sera mi accoglieva sempre a casa dopo il lavoro, mai un lamento. Lei aveva creato il rifugio dove tornavo ogni giorno, e io sono stato tanto cieco da capirlo solo quando ormai era troppo tardi.

Mentre bastava che la aiutassi di più, che le dessi la possibilità di prendersi cura di sé, invece di abbandonarla alle sue fatiche.

Mi sento proprio uno sciocco per aver perso un vero tesoro senza rendermene conto. Ero così sicuro di aver ragione, così preso dai miei pensieri da non vedere la sua vita, la fatica con i nostri figli, e così ho rovinato tutto.

Ora la guardo e la vorrei ancora, ma non so se potrà mai perdonarmi per quello che ho fatto. Cercherò di parlarle, di ricostruire almeno un rapporto, solo per non perdere il legame con i miei figli, visto che già mi sono lasciato sfuggire due anni importanti della loro crescita.

Adesso Giada ha tanti ammiratori, ma non permette a nessuno di avvicinarsi davvero, forse sono stato io a ferirla così profondamente. E io resto qui, schiacciato dalla vergogna e dal rimorso, dopo aver compreso troppo tardi tutto ciò che ho distrutto.

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