Sposerò qualcuno, ma di certo non quel belluomo. Sì, è un ragazzo perfetto da ogni punto di vista. Ma non è per me.
Di nuovo mamma è arrivata con il suo compagno e un altro uomo. Già un po alticci, pensai mentre mi rannicchiavo dietro la cassettiera nellangolo.
Non cè neanche dove nascondersi, fuori ha già nevicato. Quanto sono stanca di tutto questo. A giugno finirò la terza media e me ne andrò in città. Mi iscriverò allIstituto Magistrale e diventerò maestra. Anche se Milano è soltanto a dieci chilometri, vivrò comunque in dormitorio.
Mamma e gli ospiti si erano sistemati in cucina. Sentivo il liquido versato nei bicchieri, il profumo di salame mi riempiva la stanza. Involontariamente ingoiai la saliva.
Aspetta, tu! sentii la voce di mia madre.
Ma cosa fai, ti vergogni?
Siamo in due
Non è la prima volta disse Marco, il compagno di mamma.
Un rumore di piatti rotti, movimenti, respiri pesanti. Mi raggomitolai più forte nellangolo. Dun tratto il baccano cessò.
Senti, Riccardo, sta dormendo, sentii Marco.
Dicevi che è una brava ragazza, ma io non
Ma ha una figlia
Che figlia?
Martina, è già grande. Starà nascosta in camera.
Portala qui, rispose Riccardo con voce allegra.
Martina, dove sei? Il compagno di mamma entrò nella stanza, mi vide e fece un sorriso odioso. Vieni, siediti con noi!
Sto bene qui.
Non fare la timida! Marco cercò di abbracciarmi.
Presi il vaso dalla cassettiera e glielo spaccai in testa.
Sentii vetri infranti. Scappai dalla stanza.
Prendila! urlò Marco.
Ma ero già alla porta dingresso. Non cera tempo per le scarpe: uscii di corsa nella neve, coi calzini, i vecchi pantaloncini e la maglietta.
I due uomini mi inseguirono. La strada del paese era deserta. Dove correre la sera, con la neve? Dietro urla e strepiti. Mentre correvo davanti a una villa, sentii abbaiare. Poi la voce di qualcuno che rimproverava il cane.
Mi precipitai al cancello e bussai forte. Mi aprì un uomo sulla quarantina.
Aiutatemi! sussurrai, guardandolo implorante.
Entra! Mi afferrò per mano e chiuse la porta.
Alessio, chi cè lì? Domandò una donna dalla veranda.
Questa ragazza, rispose il padrone. Due uomini stanno cercando di prenderla.
Presto, in casa! disse la donna, stringendomi la mano. Poi ci racconti tutto.
Martina, esci di tua volontà! gridò Marco.
Alessio, lascia stare, urlò la padrona. Rientra!
Di fuori si sentivano grida, dentro il cortile il cane abbaiava.
Dobbiamo chiamare i Carabinieri, disse la donna, prendendo il cellulare.
Paola, lascia stare. Ora vedo io. Mi sembrano del paese.
Come pensi di risolvere?
Con le buone. Tu calma la ragazza, rispose lui, prendendo una busta, la aprì, mise dentro una bottiglia e del salame dal frigo.
Passò dal cane nel cortile, laccarezzò, poi usci. Marco gli corse incontro:
Dacci Martina!
Prendi questo e sparite!
Marco aprì la busta, vide il contenuto e sorrise al compagno. Andiamo Riccardo!
***
Mi chiamo Paola Santini, disse la donna mettendo il bollitore sul fuoco. Vieni, siediti! Raccontaci chi sei e cosè successo.
Mi chiamo Martina, balbettai, tremando. Abito qui, allestremità della strada.
Sei la figlia di Chiara?
Sì.
Anche se viviamo qui da poco, di tua madre abbiamo già sentito parlare.
Abbassai la testa e scoppiai a piangere.
Dai, non piangere! La donna mi abbracciò delicatamente. Mi strinsi forte a lei, piangendo ancora di più: non ero abituata a questi gesti.
Va bene, ora bevi un po di tè. Entrò Alessio, il padrone di casa:
Tutto a posto. Li ho fatti andare via.
E con questa bella ragazza che facciamo? fece Paola, sorridendo.
Ne parliamo domani! Ora un po di tè e dopo la mandi in bagno.
Hai fame? Paola mi porse una tazza fumante. Si vede che sì.
Prese dei tramezzini e lultima fetta di torta.
Mangia, mangia! sorrideva anche Alessio, vedendo come guardavo il cibo.
Nessuno mi chiese più nulla, e si vedeva che preferivano non attirare la mia attenzione, notando la mia timidezza.
Dopo cena, Paola mi accompagnò al bagno.
Lavati, metti questo accappatoio!
***
Volevo solo che stanotte non mi cacciassero di nuovo in mezzo a una strada. Era così piacevole il tepore della vasca quanto doveva essere gelido là fuori. Ma dovevo uscire, i padroni aspettavano.
Quando entrai, Alessio e Paola erano in soggiorno, seduti sul divano. Sorrisi timidamente.
Grazie!
Senti, Martina, iniziò Paola. Mi sa che nessuno ti sta cercando davvero. A casa non vuoi tornare.
Abbassai la testa, ancora più giù.
Domani mattina dobbiamo partire presto
Capisco, mormorai, ancora più delusa.
Resterai sola. Non aprire a nessuno! Nel cortile, il nostro Jack non lascia entrare nessuno. Capito?
Sì! gridai, senza poter nascondere la felicità.
Se vuoi, potresti cucinare del minestrone per noi, sorrise astuto Alessio Santini. Sai farlo?
Sì, so cucinare bene! E pulire la casa.
Se riesci, pulisci un po giù, acconsentì Paola.
***
Mi svegliai presto, insieme ai padroni. Rimasi a letto, terrorizzata dallidea che da un momento allaltro mi cacciassero. Sentii la macchina nel cortile, poi silenzio.
Mi alzai. Mi lavai. In cucina, bollitore pronto, pane, salame, formaggio. Sul piano della cucina cerano delle costine di maiale.
Feci colazione. Sbarazzai il tavolo, pulii tutto. Lavai il pavimento.
In corridoio vidi laspirapolvere. Lo accesi e cominciai a pulire.
Appena spenta la macchina
E questo che vuol dire? disse una voce dietro di me.
Mi voltai di scatto. Un ragazzo alto e bello, avrà avuto diciotto anni. Occhi castani e curiosi.
Sto riordinando, mormorai. Lei chi è?
Ah, scosse la testa, prendendo il cellulare dalla tasca.
Mamma, sono tornato. Chi è questa?
Figlio, lascia che la ragazza resti per un po da noi.
Va bene, come vuoi.
Rimise il telefono in tasca. Mi scrutò da capo a piedi e poi andò in cucina.
Vuole una tazza di tè? chiesi.
Me la faccio da solo.
***
Rimisi via laspirapolvere. Cominciai a spolverare, ascoltando ogni piccolo rumore dalla cucina.
Il ragazzo finì la colazione, si chiuse in bagno. Quando uscì, era rasato e profumava di dopobarba.
Ehi, portaci unaltra bottiglia! gridò qualcuno di fuori.
Che sta succedendo? Il ragazzo guardò fuori dalla finestra.
Non aprire! urlai spaventata.
Mi guardò curioso, accennando un sorriso, poi si avviò verso lingresso.
Mi avvicinai alla finestra: Marco e Riccardo erano al cancello, urlando. Avevo paura.
Il ragazzo uscì dal portone. I due corsero da lui. E poi caddero entrambi nella neve, come in una scena surreale.
Il ragazzo si chinò, disse qualcosa. Si rialzarono a testa bassa e tornarono verso casa di mia madre.
***
Il ragazzo rientrò, si fermò a osservarmi. Si avvicinò:
Hai paura?
Senza pensarci, mi appoggiai al suo petto e scoppiai a piangere.
Come ti chiami? domandò.
Martina.
Io sono Luca. Dai, basta piangere. Non torneranno più.
***
Luca salì in camera e non si vide fino a sera. Io cucinai il minestrone. Rimasi in cucina a riflettere.
Mi sarebbe piaciuto restare con queste persone meravigliose, ma sapevo di aver oltrepassato ogni limite di decenza.
Rientrarono i padroni. Paola guardò stupita la casa ordinata. Alessio apprezzò il minestrone.
Penso che tornerò a casa, dissi a bassa voce. Grazie di tutto!
Martina, resta ancora qualche giorno!
No, grazie, Paola. Torno a casa, ripetei.
Feci un passo verso la porta, indecisa. Da ieri circolavo per casa con accappatoio e ciabatte non miei.
Vieni, mi portò in soggiorno.
Aperse larmadio, scelse dei jeans, un maglione, una giacca calda.
Metti tutto! Siamo quasi della stessa taglia.
Davvero non è necessario, protestai.
Non andrai certo nuda a casa! Metti tutto, non mi impoverisco!
Mi vestii. Mi guardai allo specchio di nascosto. Mai avevo avuto abiti così belli.
In corridoio Paola mi fece indossare un berretto e degli stivali invernali.
Martina, portali con salute!
Grazie mille, Paola!
***
La vita tornò alla normalità. Più o meno. Mamma trovò lavoro nella stalla del paese. Marco e Riccardo sparirono.
Arrivò la primavera. Un giorno, mentre studiavo, bussarono al cancello. Guardai fuori: cera Luca. Mi salutò col capo. Dai, vieni!
Non uscii: volai fuori tra la neve.
Ciao! sorrise Luca.
Ciao!
Mamma voleva parlarti.
***
Rientrai nella casa dove avevo vissuto quella giornata felice.
Ciao, Martina! Paola mi accolse abbracciandomi.
Salve, Paola!
Vieni, beviamo un tè insieme!
Seduta al tavolo, Paola mi versò una tazza.
Ho una proposta per te. Io e Alessio partiamo per un mese in Turchia, il volto le si illuminò. Nostro figlio Luca è sempre fuori. Te la sentiresti di badare alla casa? Jack il cane va nutrito, anche il gatto. E le piante, ne ho tantissime.
Certo, Paola!
Bene! Prese dei soldi. Ecco mille euro.
Ma Paola, non serve!
Prendili! Non ci mancheranno di certo. Vieni che ti mostro tutto!
Seguii Paola per casa, memorizzando ogni vaso di fiori, dove si trovava il mangime per il gatto, e la carne per Jack. Poi chiamò:
Luca! Il figlio uscì subito. Fai conoscere Jack a Martina!
Andiamo, disse Luca, poggiandomi una mano gentile sulla spalla.
Uscimmo, Jack libero, passeggiammo fuori.
Per tutto il cammino Luca parlava delluniversità, del karate, del lavoro col padre.
Io pensavo ad altro. Capivo che tra me e Luca cera lo stesso abisso che separa mia madre dai suoi. Persone ottime, certo, ma questa non è una fiaba; è la vita.
Tra due mesi darò gli esami al Magistrale, ce la farò. Studierò, lavorerò, mi darò da fare: diventerò qualcuno. Sposerò, sì, ma non lui, non questo bel ragazzo. Bravissimo, ma non è mio.
Sono grata a Paola per i vestiti e quei mille euro. Almeno potrò cavarmela i primi tempi in città.
Con un senso profondo, capii che in quel momento finiva la mia difficile infanzia. Iniziava la vita adulta, non meno dura, dove tutto dipenderà solo da me.
Giunti alla villa, accarezzai Jack, sorrisi a Luca, e tornai a casa. Domani avrei iniziato il mio lavoro in quella casa. Semplicemente: lavoro. Tutto qui.




