Non si sente assolutamente nulla

Non sento niente
Il mio diario, martedì mattina.
Laereo è comparso timido tra le nuvole, si è guardato attorno, ha fatto una lenta virata e si è posato dolcemente sulla pista come uno sposo che sfiora la guancia dellamatissima al rito nuziale.
Sono partiti applausi dai passeggeri, ma i piloti non li hanno sentiti.
E nemmeno io, Nicola Capponi, che da metà volo ho le orecchie tappate.
Ho provato mille volte a tappare il naso e soffiare, ma niente: laria usciva dappertutto, tranne che dove serviva, e nella testa rimaneva quel fastidioso fruscio bianco.
Rientrando da casa di mia madre alle prime ore dellalba, giusto in tempo per prepararmi al lavoro, ho trovato mia moglie sveglia che correva per lappartamento, spostando freneticamente cose da una stanza allaltra.
Sono andato in cucina e ho iniziato a prepararmi il pranzo.
Le orecchie non ne volevano sapere di sbloccarsi.
Me ne vado!
Non ne posso più!
Basta, basta tutto: questa vita, il tuo stipendio che non vale neanche dieci euro, la casa nel quartiere più sfigato di Milano!
Credevo di avere un amore cronico, invece era solo un virus!
urlava Marisa mentre buttava addosso a me le sue confessioni, mentre io tranquillamente trasferivo le patate dalla pentola al thermos.
Vado da Fabio, tu non lo conosci, lui nemmeno ti conosce, ma è fantastico.
Con lui provo davvero qualcosa, come dovrebbe essere.
E stai tranquillo, da persona onesta: tra noi non è successo niente, quindi me ne vado pulita, così non puoi dire nulla di me in giro!
Nemmeno a tua madre!
Concluse che io riempivo la borsa e mettevo a bollire il caffè.
Non hai niente da dire?
Ti ho lasciato il cuore rovesciato e tu niente.
Marisa!
gridai con una voce calma.
Mi puoi stirare i jeans?
Stirare i jeans?!
Ma tu io ti parlo dei sentimenti e tu mi chiedi una stiratura?
Ma vattene al diavolo!
Speravo magari mi fermassi
Detto questo, prese la borsa, sbagliando e afferrando quella che avevo preparato per il lavoro, e scappò via.
Solo quando lappartamento tremò dal colpo della porta, capii che davvero era andata via.
«Ma dove sarà diretta a questora?
E i jeans?
Maledizione, dovè il mio pranzo?» questi i pensieri confusi mentre vivevo il mio divorzio mattutino.
Avvilito, non trovando i miei due thermos, sono uscito per andare a lavorare con i jeans spiegazzati.
Scendendo in ascensore, salutavo con un cenno la signora Ferri, la presidente dellamministratore condominiale, una donna che, a giudicare da quanto ci chiede ogni mese, pare porti ancora i soldi al Sultanato.
Si dice che col profumo che usa i mongoli resuscitavano i cavalli e cacciavano i nemici dalle tane.
Ho trattenuto il respiro, sono entrato e mi sono rivolto verso luscita.
Le porte si sono chiuse; la camera a gas scese al piano di sotto.
Non ha ancora versato i soldi per la disinfestazione.
Oggi passano a sterminare scarafaggi in tutto il palazzo, proclamò la Ferri.
Osservavo silenzioso mentre dal suo profumo il materiale isolante della porta si scioglieva.
Devo avere i soldi entro sera, mi può fare un bonifico sulla carta?
Non ho detto niente.
Allora lei si è chinata vicino allorecchio e ha urlato forte:
Entro oggi aspetto il pagamento.
Complimenti.
E dove la trasferiscono?
ribattei, finalmente reattivo.
Di nuovo in Mongolia?
Davvero credevo ai rumors che la signora Ferri fosse discendente di Gengis Khan.
Lei mi ha detto altre mille cose, ma io percepivo solo le finali: «-cca», «-do», «-to», «-re», componevano un qualche idioma antico.
Non comprehendevo; annuivo come davanti ad un quadro astratto.
Appena si aprirono le porte, sono corso allaria fresca mentre la Ferri si dirigeva verso gli appartamenti per raccogliere tributi.
Faccio lelettricista.
Da una settimana sto lavorando in un cantiere con un cliente capriccioso che, senza talento né budget, aspira a risultati da esposizione.
I materiali e i disegni che fornisce riflettono il suo carattere: scadenti, raffazzonati.
Non soffro da solo.
Insieme a me, ci sono lidraulico e i muratori.
Mentre io spacco i muri per far passare i fili e loro sudano nei vari locali, il cliente entra.
Ha festeggiato il compleanno di un amico tutta la notte e, ancora in vena creativa, passa a controllare i lavori prima di andare a dormire.
Non va bene!
grida e batte il piede.
Le prese vanno messe a scacchiera, il lampadario va spostato di tre gradi a destra rispetto allasse terrestre!
Fate come dico io o non vi pago niente!
Così, dopo aver seminato panico in tutte le stanze, si barrica nella cameretta e si addormenta sui sacchi di gesso.
Dopo sette ore resuscita, apre la porta e trova davanti il risultato della sua notte visionaria.
In quel tempo, i muratori hanno unito il salone con la cucina con un nuovo passaggio e nel bagno combinato è spuntato un secondo wc.
Il cliente è bianco di gesso, il volto è terreo.
Non ricorda nulla delle sue disposizioni e prova ad accusare gli operai, ma loro mostrano i video delle direttive.
Io, Capponi, non ho cambiato niente, perché le sue richieste mi sono letteralmente passate sopra la testa.
O per emozione o per disperazione, il cliente mi ha dato una piccola «premiazione» per la mia fermezza davanti alle idee da ubriachi, e ha licenziato gli altri per aver ceduto.
Ma, costretto dai video, ha pagato tutti.
La sera, affamato e distrutto, sono andato dal medico per farmi curare ludito.
Una cagna rabbiosa mi inseguiva abbaiando, sembrava volesse intimidirmi.
Ma il mio mondo era un film muto: uomini e animali recitavano, ma senza testo, era impossibile capire cosa volevano.
Ho continuato avanti con serenità; il cane si stancò e mi lasciò.
Che il suono sia di nuovo con te!
disse il dottore, mentre mi stappava lorecchio.
Ritornato nel mondo degli udenti, sono corso a casa.
Nel portafogli avevo ancora il premio ricevuto dal cliente e lho speso per una salsiccia in pasta e un piccolo mazzo di fiori per Marisa.
Sotto casa mi ha accolto il vicino, triste.
Hai sentito?
mi chiese.
Io oggi non ho sentito niente tutto il giorno, dissi, infilando il mignolo nellorecchio.
La Ferri, quella del condominio, ha raccolto da tutti i soldi per la disinfestazione e si è volatilizzata, ha cambiato città e ha fatto perdere le tracce.
Ha pianificato tutto.
Ha girato sette palazzi.
Hai pagato tu?
No, non ho pagato, scuotevo la testa.
Stamattina mi diceva qualcosa del suo trasferimento, ma non ho capito niente.
Fortunato, io invece ho pagato.
Almeno, dopo il suo giro, i scarafaggi sono morti dal profumo dei suoi aromi rise il vicino quasi non mi dispiace.
Tornato a casa, mi accoglieva un odore invitante e una moglie stranamente dolce.
Perdonami, sono stata proprio sciocca, mi è venuta una crisi e non so nemmeno io cosa mi abbia preso, forse le macchie solari!
Voglio riprendermi tutto quello che ho detto stamattina, credimi che non ho fatto nulla di brutto.
E non esiste nessun Fabio, sono stata da mia sorella a sfogarmi e ora la ragione mi è tornata.
Tu stamattina sei stato uno vero, ed è quello che mi ha risvegliata.
Mi perdoni, amore?
Baciata in volto da Marisa, sono stato invitato a tavola ben apparecchiato.
Io oggi non ho sentito nulla, ho confessato, sentendomi quasi ricompensato senza merito.
Grazie!
mi ha abbracciato forte.
«Che storie, ho pensato, non avendo fatto niente di straordinario a volte fare il sordo facilita la vita.»La sera avanzava, fuori il tram sferragliava e la città sembrava tirare il fiato dopo una giornata di lamenti e incomprensioni.
Mi sedetti accanto a Marisa con la salsiccia fumante tra le mani, sfiorando i fiori che avevo preso per lei.
Lei rideva piano, un suono che finalmente mi arrivava limpido, senza filtri.
Voglio solo che tu mi ascolti, disse, ma anche quando non senti niente, mi va bene.
Sei sempre qui, e questa è la cosa migliore.
Il silenzio tornò, stavolta più morbido, senza peso.
Mi sentii grato di non aver sentito tutto, ma di aver colto quello che conta.
Da qualche parte, forse in Mongolia o nel cuore di qualche altri palazzo, la signora Ferri iniziava una nuova avventura profumata.
Io, invece, trovai pace nel mio piccolo appartamento, tra rumori, odori, e una moglie che aveva scelto di restare.
E finalmente, anche il fruscio bianco nelle mie orecchie si dissolse, lasciando spazio a una melodia semplice: quella del cuore, quando smetti di ascoltare il resto del mondo e senti, per davvero, la vita che ti scorre dentro.

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