Tornai a casa per la cena, quella che quella sera preparava mia moglie Lucia. Volevo parlarle, il discorso sarebbe stato difficile, così iniziai con «Devo dirti una cosa». Lei non rispose, tornò a mescolare il sugo e i suoi occhi tradirono di nuovo quel dolore che conoscevo da tempo.
Dovevo proseguire, e presi coraggio: le dissi che dovevamo separarci. «Perché?», chiese, e io non trovai risposta, fuggendo dalla domanda.
Allora Lucia si infuriò, scoppiò in una scenata, mi lanciò tutto quello che aveva a portata di mano. «Non sei un uomo!», gridò.
Non rimase più nulla da dire. Andai a letto, ma il sonno tardò a venire, udii il suo pianto. Era difficile spiegare a Lucia cosa fosse accaduto al nostro matrimonio; non sapevo come dirle che non la amavo più, che mi rimaneva solo compassione e che il mio cuore lo avevo dato a Giulia.
Il giorno dopo preparai tutti i documenti per il divorzio e per la divisione dei beni. Lasciai a Lucia la casa, lauto e il 30% delle azioni della mia ditta. Lei, però, smise di ridere, strappò i fogli e disse che non voleva nulla da me, per poi ricomparire in lacrime. Anche a me pesava dieci anni di matrimonio, ma la sua reazione rinsaldò la mia decisione.
Quella sera arrivai tardi, non cenai e mi coricai subito. Lucia era al tavolo a scrivere. Mi svegliai nel cuore della notte: lei scriveva ancora al suo scrittoio. Per me era indifferente ciò che facesse, perché il legame intimo era ormai spento.
Al mattino mi disse che aveva delle condizioni per il divorzio. Voleva mantenere buoni rapporti, per quanto potessimo, perché il nostro figlio, Matteo, avrebbe sostenuto gli esami di scuola tra un mese. Temeva che una separazione brusca lo turbasse. Accettai, era difficile contraddire. Il secondo vincolo le apparve assurdo: per un mese, ogni mattina avrei dovuto portarla in braccio dalla camera al portone, come ricordo del giorno del nostro matrimonio.
Non discusi, mi era indifferente. Al lavoro raccontai a Giulia di questa richiesta; lei, con sarcasmo, la definì una patetica manipolazione della moglie per riconquistarmi.
Il primo giorno, quando sollevai Lucia, mi sentii goffo. Eravamo due estranei. Matteo ci vide e saltellò felice: «Papà porta mamma in braccio!». Lucia mi sussurrò: «Non dirglielo». Deposi la moglie sul pavimento, da dove andò verso la fermata dellautobus.
Il giorno successivo tutto fu più naturale. Notai, con sorpresa, le piccole rughe e qualche capello grigio che non avevo mai osservato. Quanta calda cura aveva versato nel nostro matrimonio, e quanto io lavevo ripagata?
Presto scoccò una piccola scintilla tra noi, che col passare dei giorni divenne fiamma. Stranamente, Lucia divenne più leggera ai miei occhi. Non dissi nulla a Giulia.
Lultimo giorno, mentre cercavo di sollevarla, la trovai accanto allarmadio, lamentandosi di aver perso molto peso. Era davvero magra, quasi scomparsa. Forse temeva per noi? Matteo entrò, curioso, e chiese quando papà lavrebbe portata ancora in braccio, come tradizione. La sollevai, sentendomi di nuovo nel giorno delle nozze; mi abbracciò dolcemente al collo. Lunico pensiero che mi turbava era il suo peso.
Rimisi Lucia a terra, afferrai le chiavi dellauto e corsi al lavoro. Lì incontrai Giulia e le dissi che non volevo più il divorzio, che i nostri sentimenti si erano raffreddati perché avevamo smesso di dedicarci tempo. Giulia mi diede una sberla e scappò in lacrime.
Io, però, desideravo solo vedere Lucia. Uscii dallufficio, acquistai al fiorista il bouquet più bello. Quando il fioraio mi chiese cosa scrivere sul biglietto, risposi: «Sarò felice di portarti in braccio fino alla fine dei miei giorni».
Ritornai a casa, il cuore leggero, un sorriso sulle labbra, e salii le scale verso la camera da letto. Lucia giaceva sul letto. Era morta.
Scoprii più tardi che aveva combattuto coraggiosamente contro il cancro negli ultimi mesi. Non mi disse nulla, né io notai, perché ero preso dalle mie vicende con Giulia. Lucia era stata una donna saggia: per non trasformarmi in un mostro agli occhi di Matteo, aveva inventato tutti quei «condizioni matrimoniali».
Spero che il mio ricordo possa servire a qualcuno per salvare la famiglia. Molti si arrendono, senza sapere che la vittoria è a un passo da loro.
Tornato a casa per cena, preparata dalla mia dolce moglie, sapevo che il nostro incontro sarebbe sta…




