La suocera mi chiama “giusto due ore” per aiutare con il compleanno e si aspetta obbedienza assoluta

14 maggio

Oggi non è stata affatto una giornata facile. Ancora adesso, mentre scrivo queste righe sul mio diario, sento un misto di stanchezza e rabbia che fatica ad andarsene.

Stamattina la suocera mi ha telefonato. La voce aveva un tono stranamente gentile per i suoi standard: Vieni da noi a dare una mano, solo un paio dore, niente di che. Non ho pensato a nulla di male, anzi: mi sono detta che avrei semplicemente tagliato qualche verdura, preparato uninsalata, magari apparecchiato il tavolo, giusto il necessario per organizzare la festa dellanniversario di matrimonio dei miei suoceri. Ma quando sono entrata nella cucina, ho trovato un campo di battaglia: pentoloni giganti, liste infinite di piatti e quella frase che mi è gelata dentro Gli ospiti arrivano tra quattro ore.

Ecco, non mi hanno chiamata per due chiacchiere; mi avevano convocata per un vero e proprio turno ai fornelli.

Lei, la signora Lucia, girava un cucchiaione dentro una pentola enorme. Mi ha accolto con un sorriso che, adesso lo capivo, era più un invito alla resa.

Ah, sei arrivata! Per fortuna. Senti, alla fine saremo in tanti, più del previsto. Saremo una ventina. Dobbiamo cucinare il pesce, preparare almeno tre tipi di insalate, larrosto, sistemare la tavola

Sono rimasta sulla soglia ancora con la giacca.

Venti persone?! Mi avevi detto solo due ore daiuto

Sì, ma due ore in due! Così facciamo più in fretta. Dai, togli la giacca, il grembiule è là. Cominciamo con le insalate e poi vediamo il resto

Ho tolto la borsa, ma la giacca è rimasta sulle spalle. Pensavo dovessi solo darvi una mano per qualcosa di veloce. Ho già altri programmi per stasera.

Lei si è girata, lo sguardo ora era tagliente. Che programmi hai? La famiglia VENGA prima di tutto. È lanniversario dei genitori di tuo marito e tu pensi ad altro?

Quel tono di voce che conosco fin troppo bene quello in cui il mio parere non conta nulla, e lunica risposta giusta è obbedire.

Avresti potuto avvisarmi prima. Sono venuta volentieri, ma credevo fosse diverso.

E scusami se non ti ho fatto lelenco dettagliato! Ha scosso la testa, già di nuovo alla pentola. Pensavo ti fosse chiaro che una festa così si prepara seriamente. Oppure credi che io a questa età debba fare tutto da sola?

Mordendomi il labbro, sentivo già quel classico mix di senso di colpa e pressione psicologica. Magari potevi chiedere anche ad altri oppure almeno avvertirmi.

Si è voltata di scatto. Perché dovrei, se ho mia nuora? O ti sei dimenticata cosa vuol dire essere parte di una famiglia?

Intanto mio marito, Giovanni, era in salotto a scorrere il cellulare. Si sentiva la TV accesa. Lui sapeva benissimo cosa stava succedendo, ma non ha mosso un dito né detto una parola.

Non sto rifiutando di aiutare ho detto Solo che mi hai detto altro.

Sentite! Io lavrei ingannata! Ho solo chiesto una mano e lei mi fa il dramma. Questa è la gioventù di oggi, pretendono tutto e non sanno cosè la riconoscenza.

Dentro di me scattava la voglia di andarmene; tanto lo sapevo, se restavo avrei fatto la serva e sentito soltanto critiche.

Va bene ho sospirato Do una mano con le insalate. Ma non resto a servire e accogliere gli ospiti.

Lei ha fatto una smorfia. Cioè, devo correre io avanti e indietro con i vassoi?

Dico solo che avresti potuto organizzarti in altro modo. Anche Giovanni poteva aiutare.

È uomo lui! ha sbottato. In cucina non centra, deve intrattenere gli ospiti.

E qual è il suo ruolo allora? Scorrere il telefono?

Non è affare tuo! ha detto dura. Sei qui per aiutare o per fare filosofia?

A quel punto ho tolto la giacca, infilato il grembiule, iniziato a tagliar verdure. Lei, soddisfatta, è tornata ai suoi fornelli.

Dopo un po rompe il silenzio: Quando arrivano gli ospiti ti cambi, vero?

Non resto. Aiuto e poi vado via.

Ha posato il mestolo. Come sarebbe a dire vai via? Chi serve gli ospiti? Chi apparecchia?

Tu. O tuo figlio.

Lui terrà compagnia agli invitati. È il padrone di casa.

Un padrone di casa che non ha mai lavato nemmeno un piatto in vita sua.

Quindi gli uomini si divertono e le donne fanno le cameriere gratis?

E come dovrebbe essere altrimenti? stringe gli occhi Ora sei diventata femminista?

Non capisco solo perché dovrei essere la manodopera gratuita.

GRATUITA?!? Quasi grida. Sei mia nuora! Siamo una famiglia! Hai dimenticato chi vi ha aiutato con la casa?

Ecco, la carta vincente: i soldi che anni fa ci avevano prestato e che avevamo restituito, ma per lei erano un debito eterno.

Li abbiamo già restituiti, dico fredda.

Ma il debito morale? La gratitudine?

Ho lasciato il coltello. Devo sentirmi in debito a vita?

Voglio solo che ti comporti da persona. Da familiare, non da domestica a ore.

Ma è proprio così che mi tratti. Solo che non mi paghi neppure.

Lei getta il canovaccio. BASTA! Fai pure quello che vuoi, ma non te ne andare finché non hai apparecchiato!

Lho guardata e ho capito: anche se cedo ogni volta, qui non cambierà mai nulla.

No, ho detto piano. Non lo farò.

Cosa hai detto?

Ho detto NO. Io vado via.

Mi sono sfilata il grembiule, presa la borsa e rimessa la giacca.

Non ti azzardare! La voce le tremava.

Giovanni allora è venuto in corridoio. Che succede?

Lei va via! esclama sua madre.

Cosa fai? mi chiede lui.

Chiedi a tua madre perché mi ha chiamata solo due ore e invece dovevo preparare da mangiare per venti persone!

Ma lei ha detto che era solo per poco

Per lei aiutare vuol dire lavorare davvero, non stare a mescolare linsalata per mezzora! si intromette Lucia.

Succede sempre così, replico. E ogni volta cè di mezzo il discorso dei soldi.

Dai, aiutala e basta, spallucce Giovanni.

E tu? Perché non aiuti tu? Perché non sistemi anche tu?

Non è roba da uomini.

Ho riso, per sfinimento e amarezza. Chiaro. Fate pure da soli.

Mi sono avviata verso la porta.

Se te ne vai, non mettere più piede qui! ha gridato Lucia.

Va bene.

E sono uscita.

In auto mi tremavano le mani. Il telefono squillava, non ho risposto.

Dopo qualche ora mi arriva un messaggio: Torna subito.

Rispondo: Non sono una serva gratis.

La sera ero a casa, una tisana in mano. Non mi importava cosa dicessero di me.

Giovanni è rincasato tardi.

Soddisfatta? Adesso tutti parlano male di te.

E tu, che ne pensi?

È rimasto zitto.

Avevo bisogno che fossi dalla mia parte, ho detto. E invece non lhai fatto.

Dopo quella frase, solo silenzio.

Per due settimane nessuno mi ha cercata. E ho capito che a volte, andare via è assai più importante che restare.

Anche se tutti, dietro le spalle, urlano che hai torto.

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