Senza cuore
Giulia Rossi è tornata a casa dopo essere andata dalla sua parrucchiera.
Anche se ha appena compiuto 68 anni, si concede regolarmente qualche coccola dalla sua estetista: sistema i capelli, le unghie, qualche piccolo trattamento che le dà energia e buon umore.
Giulia, cè passata una tua parente oggi.
Le ho detto che saresti tornata più tardi.
Ha detto che ripassa le riferisce il marito, Enrico.
Parente?
Quale parente?
Sono rimasta sola, non ho più nessuno.
Sarà una di quelle cugine di quinto grado verrà per chiedere qualcosa.
Dovresti averle detto che sono partita per laltro capo del mondo risponde Giulia, un po seccata.
Ma dai, perché mentire?
A me sembrava fosse davvero tua parente, alta, elegante, un po somigliante alla tua mamma che Dio la abbia in gloria.
Non mi è sembrato che venisse per chiedere.
È una donna raffinata, vestita bene prova a rassicurarla Enrico.
Dopo una quarantina di minuti, la parente suona il campanello.
Giulia apre la porta e la fa entrare.
In effetti, ricorda molto la madre di Giulia: ben vestita, cappotto costoso, stivali di pelle, guanti, orecchini minuscoli con brillanti, che Giulia riconoscerebbe ovunque.
Invita la donna a sedersi al tavolo già apparecchiato.
Allora, conosciamoci, visto che siamo parenti.
Io sono Giulia, senza formalità, vedo che siamo quasi coetanee.
Lui è mio marito Enrico.
E tu, da che ramo sei mia parente?
chiede Giulia.
La signora esita un attimo, arrossisce lievemente.
Sono Gabriella Gabriella Monti.
In effetti, ci passiamo qualche anno.
Ho compiuto 50 anni il 12 giugno.
Ti dice niente quella data?
Giulia si fa pallida.
Vedo che hai capito.
Sì, sono tua figlia.
Non ti preoccupare, non voglio nulla da te.
Volevo solo vedere mia madre, quella vera.
Ho vissuto tutta la vita senza sapere niente.
Non mi sono mai spiegata perché mia madre non mi amasse.
Tra laltro, non cè più da otto anni.
Solo mio padre mi voleva bene, e lui è mancato appena due mesi fa.
Prima di morire mi ha raccontato tutto, ha chiesto che tu possa perdonarlo, se puoi dice Gabriella, emozionata.
Non capisco niente Tu hai una figlia?
domanda Enrico, sbalordito.
A quanto pare, sì.
Poi ti spiego tutto risponde Giulia.
Quindi sei mia figlia?
Bene!
Hai visto quello che volevi?
Se pensi che io mi metta a piangere e chiedere perdono, ti sbagli.
Non ho colpa.
Spero che tuo padre abbia spiegato tutto.
Se vuoi risvegliare in me sentimenti materni, non ce la farai.
Non ne ho, nemmeno un po.
Mi spiace aggiunge Giulia.
Posso tornare a trovarti?
Abito qui vicino, in periferia.
Ho una casa grande, su due piani, venite anche tu ed Enrico.
Ti porterò le foto del nipote, della bisnipote magari ti interesserà chiede timidamente Gabriella.
No.
Non voglio.
Non venire più.
Dimenticami.
Addio risponde Giulia, secca.
Enrico chiama un taxi per Gabriella e la accompagna.
Quando torna, Giulia ha già sparecchiato e sta guardando la televisione con calma.
Hai davvero un cuore di ferro Saresti perfetta per comandare un esercito.
Non hai proprio anima, vero?
Lho sempre pensato che fossi dura, ma così tanto dice Enrico.
Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?
Avevo già 28 anni, giusto?
Beh, caro mio, la mia anima era già stata tolta e calpestata molto prima.
Sono cresciuta in un piccolo paese, sempre sognando la città.
Studiavo meglio di tutti e sono stata la sola del mio liceo ad entrare alluniversità.
Avevo 17 anni quando ho conosciuto Matteo.
Lo amavo follemente, lui aveva dodici anni più di me, ma non mi importava.
Dopo uninfanzia povera, la città dove studiavo era una favola.
La borsa di studio non bastava mai, avevo sempre fame.
Accettavo con gioia gli inviti di Matteo: una pizza, un gelato mi sembrava tutto speciale.
Non mi ha promesso nulla, ma ero sicura che con un amore così grande mi avrebbe sposata.
Quando mi ha invitata una sera alla sua villa fuori città, ci sono andata senza esitare.
Pensavo che ormai lui fosse mio.
Le nostre serate alla villa sono diventate routine; presto mi sono accorta di essere incinta.
Glielho detto.
Ha fatto salti di gioia.
Sapendo che presto si sarebbe visto, gli ho chiesto quando ci saremmo sposati.
Avevo già compiuto da poco 18 anni, era tempo di presentare la dichiarazione in Comune.
Io ti ho mai promesso di sposarti?
mi ha risposto con una domanda.
Non lho promesso e non lo farò.
E poi, sono già sposato continua calmo.
E il bambino?
E io?
Tu sei giovane, sana, potresti diventare una statua.
Prendi una pausa alluniversità, quando non si vede ancora, studia.
Poi io e mia moglie ti ospitiamo.
Non riusciamo ad avere figli, forse perché lei è molto più grande.
Quando partorirai, prenderemo il bambino.
Come sistemiamo le carte non è affar tuo.
Io, anche se giovane, sono uno degli importanti al Comune.
Mia moglie dirige un reparto allospedale cittadino.
Quindi per tuo figlio non preoccuparti.
Dopo il parto riposi e torni alluniversità.
Ti compensiamo anche.
Allepoca nessuno aveva mai sentito parlare di maternità surrogata.
Probabilmente ero lunica madre surrogata in Italia.
Che dovevo fare?
Tornare in paese e coprire la famiglia di vergogna?
Fino al parto ho vissuto da loro in villa.
La moglie di Matteo non mi parlava, forse era gelosa.
Ho avuto la bambina a casa; hanno portato una ostetrica, tutto regolare.
Non lho mai allattata; lhanno portata via subito.
Non lho più rivista.
Dopo una settimana, gentilmente mi hanno fatto lasciare la villa.
Matteo mi ha dato dei soldi.
Tornata alluniversità, poi in fabbrica.
Mi hanno dato una stanza nel dormitorio delle famiglie.
Ho lavorato prima come operaia, poi come caposettore controllo qualità.
Avevo molti amici, ma nessuno mi ha mai chiesto di sposarmi, finché sei arrivato tu.
Avevo già 28 anni, non era che avessi particolare voglia di matrimonio, ma era ora.
Poi sai tutto.
Abbiamo vissuto bene: tre macchine cambiate, la casa piena di ogni cosa, la villa in campagna perfetta.
Ogni anno in vacanza.
La nostra fabbrica è sopravvissuta agli anni 90 perché lavoravamo con pezzi che servivano ai trattori; nessuno sapeva cosa si facesse negli altri reparti.
La fabbrica ancora recintata, con guardie e torrette.
Abbiamo preso la pensione agevolata.
Non ci manca nulla.
Nessun figlio, e va bene così.
Quando vedo come sono i bambini oggi conclude Giulia.
Non è stato poi così bello.
Ti ho amato, ho sempre cercato di scaldare il tuo cuore e non ci sono mai riuscito.
Va bene che non abbiamo avuto figli, ma tu non hai mai avuto nemmeno un gattino o un cagnolino, non hai mai aiutato nessuno.
Mia sorella ti ha chiesto di aiutare la sua nipotina, non lhai mai ospitata nemmeno una settimana.
Oggi tua figlia è venuta da te, e come lhai accolta?
Tua figlia, il tuo sangue Se fosse più giovane, chiederei il divorzio, ma ormai è tardi.
Accanto a te fa freddo, freddo risponde arrabbiato Enrico.
Giulia rimane scossa; non ha mai visto il marito così duro.
La figlia ha turbato tutta la sua tranquillità.
Enrico si è trasferito in villa, dove vive ormai da anni.
Lì ha tre cani, raccolti per strada, e uno stuolo indefinito di gatti.
Viene a casa di rado.
Giulia sa che va spesso da Gabriella, ha conosciuto tutti, adora la bisnipote.
È sempre stato un sentimentale, tale è rimasto.
Che faccia come vuole pensa Giulia.
Non ha più voglia di avvicinarsi alla figlia, né ai nipoti, né ai pronipoti.
Va da sola al mare, si rilassa, si ricarica, e si sente alla grande.



