Abbiamo due figli, però ne amiamo soltanto uno.
So che i miei genitori hanno sempre preferito mia sorella, Ludovica, a me. Ancora oggi confermano questa loro inclinazione, accogliendo lei e i suoi due piccoli nel loro appartamento di Roma e chiedendomi di andarmene subito, sostenendo che «con il tuo lavoro da remoto puoi permetterti un trancio da affittare».
Quando Ludovica ha iniziato luniversità, i miei genitori la seguivano come se fosse una bambina: facevano la spesa per lei, la accompagnavano a tutti gli uffici della segreteria, la coprivano durante le lezioni e ora sorvegliano i suoi bambini. A me non hanno mai offerto aiuto e ora mi stanno cacciando fuori casa.
Mio padre, Marco, insiste che, essendo uomo, dovrei essere in grado di provvedere a me stesso, ma per qualche strano motivo il marito di Ludovica, più anziano di me, non è ritenuto capace di sostenere la famiglia.
Durante la discussione sul mio trasferimento, ho commesso lerrore di affermare che ho lo stesso diritto di occupare lappartamento quanto lei e che mi spetti una parte dellimmobile. Mia madre, Elena, mi ha risposto che lei e Marco vivono ancora qui, definendomi «un maiale» per aver osato parlare di divisione dei beni. Ludovica, poi, ha aggiunto che sto cercando di farla fuori dalla casa insieme ai suoi figli.
Legalmente non vedo via duscita: temo che i miei genitori possano redigere in fretta un testamento per esclusermi dalleredità.
È davvero possibile che una famiglia si spacchi per una sola casa? Anchio sono figlio loro, ma vengo trattato come uno sconosciuto. Mi chiedo allora perché abbiano voluto due figli, se ora mi sento così superfluo.




