Il mio capo è stato la persona che mi ha rivelato che mio marito mi tradiva: la dolorosa scoperta, s…

Il mio datore di lavoro fu colui che, tanti anni fa, mi rivelò che mio marito mi tradiva.

Ero sposata e lavoravo in una piccola azienda familiare a Firenze. Il mio capo, Renato Bianchi, era separato da tempo, un uomo solo che aveva preso a farmi la corte. Non ero mai scortese, ma lui era insistente. Ho sempre mantenuto le distanze. Diverse volte gli ho detto chiaramente di smetterla, che avevo già un marito e che iniziava a diventare imbarazzante, anche perché in ufficio qualcuno aveva iniziato a notare la cosa. Lui mi aveva assicurato di aver capito, e così abbiamo continuato a lavorare come colleghi.

Un giorno mi chiamò nel suo studio. Chiuse la porta e mi disse che doveva parlarmi di una questione personale. Mi chiese se mio marito andasse ancora via nei fine settimana. Risposi di sì. Allora lui, senza indugi, mi disse:

Lho visto con unaltra donna.

Mi spiegò che la sua vice, assieme ad alcuni amici, era andata in un locale il sabato sera, e lui, arrivato dopo, aveva riconosciuto mio marito tra la folla. Disse che si baciava con una donna. Non potevo crederci. Renato allora prese il telefono e mi mostrò un video.

Le immagini erano sfocate, girate da lontano e nella penombra, la musica era alta. Ma io capii subito che era lui: lo riconobbi dai vestiti, dal modo di muoversi, dal profilo. Non restava alcun dubbio. Provai una rabbia sorda, insieme al senso di vergogna e di impotenza. Sgusciai fuori dallo studio e tornai a casa. Quella stessa sera lo affrontai. In un primo momento negò tutto. Poi disse che era stato solo un errore. Ma non se ne andò.

I sei mesi che seguirono furono un calvario. Io non volevo più stare con lui, ma lui si rifiutava ostinatamente di andarsene. Lappartamento era in affitto e sosteneva di avere pari diritto a restarci. Iniziò a rendermi la vita impossibile: metteva la musica a tutto volume la mattina presto, invitava amici senza chiedere il permesso, lasciava la casa in disordine, faceva commenti offensivi, mi derideva. Ogni discussione peggiorava la situazione. Dormivo poco e vivevo in unansia continua.

Un giorno mi mise in testa di controllare il contratto di affitto e vidi che sarebbe scaduto a breve. Capì qualcosa di semplicissimo: quella casa non era mia. Non dovevo sopportare oltre. Cominciai a cercare una stanza tutta per me. In breve firmai un nuovo contratto, preparai qualche valigia con il necessario e me ne andai. Nessun addio. Solo la chiusura di una porta e di un capitolo.

In tutto quel periodo Renato mi osservava con discrezione. Allinizio solo come sostegno. Si informava su come stessi, se avessi bisogno di qualcosa. Piano piano cominciammo a sentirci anche fuori dallufficio prima qualche messaggio, poi un caffè ogni tanto. Non volevo niente da nessuno, cercavo solo un po di pace e lui lo rispettava. Passarono mesi prima che tra noi nascesse altro.

Dopo qualche tempo trovai un lavoro migliore in unaltra azienda a Bologna. Non lo feci per lui; semplicemente arrivò unofferta migliore, sia di posizione che di stipendio. In quel momento, lasciai Renato come superiore restammo solo due persone che si frequentavano.

Oggi, a distanza di anni, ricordo che celebravamo un anno di relazione insieme.

Del mio ex marito non seppi più nulla. Ho perso un matrimonio ma ho trovato finalmente la serenità, ed un uomo buono al mio fianco.

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