Una donna senzatetto portava sempre con sé tre valigie. Per sedici anni, la gente la credeva fuori di testa, finché un giorno
Giuseppina, una signora arzilla e incredibilmente sveglia, aveva appena festeggiato il suo ottantesimo compleanno. Da giovane, la signora Giuseppina aveva lavorato come tornitrice in una piccola officina meccanica, e anche quando lavevano messa alla porta aveva già raggiunto letà della pensione non era certo il tipo da arrendersi. Così si era rimessa sui libri e aveva preso un attestato da assistente legale, poi aveva deciso di tentare la fortuna a Roma, sperando di lasciare la sua impronta nella capitale. Ma trovare lavoro, già difficile per tutti, per una donna di oltre sessantanni era pura fantascienza. Si accontentava di qualche lavoretto saltuario; ben presto, il conto corrente piangeva disperato e mantenere anche un buco in affitto divenne un sogno irraggiungibile. Così si ritrovò per strada, a dormire in un centro per senzatetto o, nelle serate migliori, in un sacco a pelo sotto i portici di Piazza Vittorio. Certo, la pensione arrivava ma qualcosa non tornava: ogni mese, la cifra cambiava come il meteo si passava dai 270 ai 820 euro senza alcun senso logico.
Naturalmente, Giuseppina cercò di vederci chiaro. Andava e veniva dagli uffici dellINPS, ma chi mai prestava attenzione ai reclami di una donna senza fissa dimora? La nostra Giuseppina, però, aveva la testa più dura di un caciocavallo stagionato: sapeva che, una volta incassati gli assegni e spesi quei pochi euro, sarebbe stato impossibile dimostrare lerrore. Fu così che, testarda come una mula, decise di non toccare mai quei soldi, rimandando di continuo i pagamenti allente, allegando sempre una bella richiesta scritta di spiegazioni. A proposito: Giuseppina aveva pure quattro figli ormai grandi e sparsi per lItalia. Per tutto quel tempo, la figlia Roberta, che viveva a Milano, aveva cercato la madre a Roma. Giuseppina, però, non aveva mai osato raccontare ai figli la verità, limitandosi a chiamarli ogni tanto per rassicurarli che andava tutto bene. Quando finalmente Roberta scoprì la situazione, le propose subito di trasferirsi da lei in Lombardia. Giuseppina, però, neanche a parlarne: non avrebbe abbandonato la Città Eterna finché non avesse avuto giustizia.
Col tempo, la sua corrispondenza con lINPS divenne così corposa da riempire tre valigioni blu scuro: i suoi inseparabili bagagli segreti. Chi la vedeva ormai credeva fosse partita di testa, che si fosse intestardita a trascinarsi dietro chissà quali cianfrusaglie. Dicevano tutti che ero pazza, mi urlavano di buttare le valigie, racconta oggi con un sorriso. Ostinata come solo le nonne sanno esserlo, visse nei dormitori per sedici anni. Ma poi raccontò la sua storia a Lucia, una giovane volontaria del centro. Lucia chiese il permesso di dare unocchiata ai documenti. Rimase a bocca aperta: Ogni foglio era sistemato in ordine cronologico, perfettamente archiviato. Giuseppina raccontava davvero la verità: lo Stato le doveva un sacco di soldi!
Lucia prese in mano la situazione e le trovò un avvocato disposto ad aiutarla. Improvvisamente miracolo romano! anche qualche funzionario si svegliò dal letargo. Il 23 agosto, sul conto di Giuseppina arrivò un bonifico da far sgranare gli occhi: 91.000 euro tutto insieme! Secondo lavvocato, la faccenda non era ancora finita: probabilmente Giuseppina aveva diritto ad altro. Lei ancora quasi non ci crede: ha lasciato il dormitorio, preso in affitto un vero appartamento (con tanto di terrazzo dove prendere il sole con la moka). Per sedici anni tutti la davano per matta, nessun avvocato voleva saperne di difenderla, e perfino sua figlia temeva fosse una fissata senza speranza. Se non fosse stato per lincontro provvidenziale con Lucia di sicuro oggi dormirebbe ancora sotto i portici Le valigie, però, Giuseppina non le butterà mai.




