Regole d’estate: una nonna, due nipoti, una vecchia casa di campagna e il difficile compromesso tra …

Regole per lestate

Quando il regionale si fermò alla minuscola stazione, la signora Rosaria Bellini era già in piedi sullorlo della banchina, stringendo al petto una borsa di tela. Nella borsa rotolavano alcune mele, un vasetto di marmellata di ciliegie fatta in casa e una scatola di plastica piena di focaccine. Tutto questo, in realtà, non sarebbe servito: i ragazzi sarebbero arrivati già sazi dalla città, con zaini e buste piene. Eppure le mani di Rosaria andavano da sole, cercando sempre qualcosa da cucinare.

Il treno sobbalzò, le porte si spalancarono, e scesero insieme in tre: Matteo, alto e magro, sua sorellina minore Anita e un enorme zaino che sembrava quasi avere una volontà propria.

Nonna! Anita fu la prima a scorgerla, agitando il braccio così forte che i braccialetti tintinnarono.

Rosaria sentì una dolcezza calda salirle alla gola. Posò la borsa con cautela per non farla cadere e aprì le braccia.

Ma come siete… Voleva dire cresciuti, ma si trattenne appena in tempo. Lo sapevano già.

Matteo si avvicinò un po più lento, la abbracciò con un braccio solo, laltro stretto allo zaino.

Ciao, nonna.

Era ormai quasi una testa più alto di lei. Aveva la peluria di barba, i polsi ossuti, le cuffiette che spuntavano dalla maglietta. Rosaria si accorse di cercare in lui il ragazzino che una volta correva nellorto coi sandali di gomma, ma lo sguardo si scontrava con dettagli ormai adulti.

Il nonno vi aspetta giù con la macchina disse lei subito. Dai, andiamo che le polpette si raffreddano.

Prima faccio una foto! Anita aveva già il telefono in mano, scattò alla piattaforma, al treno, a Rosaria. Per le storie.

La parola storie le sfuggì come un uccellino. Forse aveva già chiesto alla figlia, in inverno, cosa significasse, ma la spiegazione era evaporata. Limportante era che la nipote sorrideva.

Scesero i gradini di cemento. Laggiù, vicino alla vecchia Fiat Panda, cera Alfredo, il nonno. Si alzò venendo loro incontro, diede una pacca sulla spalla a Matteo, abbracciò Anita e fece un cenno alla moglie. Lui era più misurato, ma Rosaria sapeva che era felice quanto lei.

Allora, iniziate le vacanze? chiese.

Sono ferie rispose Matteo, lanciando lo zaino nel portabagagli.

Durante il tragitto verso casa i ragazzi si fecero silenziosi. Fuori dal finestrino scorrevano casette, orti pieni di pomodori e zucchine, qua e là passavano delle capre. Anita scrollava lo smartphone, Matteo rideva silenzioso guardando lo schermo, e Rosaria si sorprese a osservarli, a guardare le dita che sfioravano sempre quei rettangolini neri.

Non importa, si disse. Basta che in casa sia allitaliana… poi che si comportino come si usa adesso, pazienza.

La casa li salutò con il profumo di polpette e prezzemolo fresco. In veranda un vecchio tavolo di legno era coperto con una cerata piena di limoni. Nel forno cuoceva ancora la torta salata con la scarola.

Urca che banchetto! Matteo spiò in cucina.

Non è un banchetto, è pranzo rispose per riflesso Rosaria, poi si rimproverò subito. Dai, lavatevi le mani. Cè il lavello fuori.

Anita aveva già tirato fuori il telefono. Mentre Rosaria portava in tavola linsalata, il pane e le polpette, vedeva di sottecchi che la nipote fotografava i piatti, la finestra, il gatto Pepe che sbucava da sotto una sedia.

A tavola i telefoni stanno lontani disse dopo, come se niente fosse, quando si sedettero.

Matteo alzò la testa.

Eh?

Proprio così intervenne Alfredo. Prima si mangia, poi si fanno tutte le foto che vuoi.

Anita esitò un secondo, poi appoggiò lo smartphone a faccia in giù accanto al piatto.

Era solo per fotografare…

Hai già fotografato le rispose dolce Rosaria. Adesso mangiamo, poi pubblicherai.

Il termine pubblicare le uscì un po incerto. Non sapeva come si dicesse davvero. Ma bastava.

Matteo, dopo un attimo, mise anche lui il telefono da parte. Sembrava gli avessero chiesto di togliersi lo scafandro nello spazio.

Qui in casa si seguono un po di regole continuò gentile Rosaria, versando il succo. A pranzo alluna, a cena alle sette. Al mattino in piedi non oltre le nove. Poi, tempo libero, fate quello che volete.

Non oltre le nove… ripeté Matteo. E se la sera guardo un film?

Di notte si dorme, rispose Alfredo senza alzare gli occhi dal piatto.

Rosaria sentì che fra loro si tendeva un filo sottile di tensione. Aggiunse in fretta:

Non è una caserma, sia chiaro. È che se si dorme fino a mezzogiorno, il giorno vola e qui cè tanto da fare: il fiume, il bosco, le biciclette.

Io voglio andare sul fiume, disse Anita subito. E il giro in bici. E una sessione di foto in giardino.

La parola sessione ormai le era familiare.

Va benissimo annuì Rosaria. Ma prima si dà una mano: va tolta un po derba alle patate e annaffiata la fragola. Non siamo mica in albergo.

Nonna, siamo in vacanza… cominciò Matteo, ma Alfredo lo zittì con lo sguardo.

In vacanza, non in villaggio.

Matteo sbuffò, ma tacque. Sotto il tavolo, Anita diede un calcetto al fratello, che accennò un piccolo sorriso.

Dopo pranzo i ragazzi si sparsero per le camere a sistemare le cose. Rosaria passò dopo mezzora a vedere come andava. Anita aveva appeso le magliette allo schienale della sedia, esposto il beauty-case, il caricabatterie, sul davanzale schierato profumi e smalti. Matteo sedeva sul letto, col dito scivolava sul display.

Vi ho cambiato le lenzuola disse lei. Se manca qualcosa, ditemelo.

Tutto ok nonna, rispose Matteo senza staccare gli occhi dal telefono.

Quel ok le punse un po, ma annuì soltanto.

Stasera facciamo le grigliate disse. Ora rilassatevi, poi vi aspetto in orto. Unoretta di aiuto ci vuole.

Mh fece Matteo, già immerso altrove.

Uscì, chiuse la porta e si fermò nel corridoio. Dalla stanza sentì la risatina sottile di Anita, che parlava con qualcuno in videochiamata. Rosaria allimprovviso si sentì vecchia. Non per la schiena, per qualcosa di più sottile, come se la vita dei ragazzi scorresse su un altro piano, intangibile per lei.

Pazienza, pensò. Limportante è non stringere troppo.

La sera, con il sole già basso, erano tutti e tre nellorto. La terra era calda, sotto i piedi scricchiolava lerba secca. Alfredo mostrava ad Anita dove cera il trifoglio e dovera la carota.

Questo lo togli, questo lo lasci spiegava con pazienza.

E se sbaglio? Anita si accovacciò, poco convinta.

Non succede niente, intervenne Rosaria. Non siamo una fattoria modello.

Matteo restava un po in disparte, appoggiato alla zappa, controllando la casa. Nella finestra della sua camera sfarfallava una luce blu: il monitor acceso.

Il telefono non lo perdi? chiese Alfredo.

Lho lasciato in camera brontolò Matteo.

Quella confessione, inspiegabilmente, rallegrò più del dovuto Rosaria.

I primi giorni filarono via in un equilibrio delicato. Al mattino lei bussava alle porte, loro brontolavano ma alle nove e mezza erano in cucina. Facevano colazione, aiutavano un po, poi ciascuno con la propria strada: Anita metteva in posa Pepe e la fragola per foto da postare, Matteo leggeva, ascoltava musica o spariva in bicicletta.

Le regole stavano nelle piccole cose: cellulari lontani da tavola, la notte silenzio. Solo una volta, la terza notte, Rosaria fu svegliata da una risatina sottile dietro il muro. Guardò lorologio: era mezzanotte e mezza.

Aspetto o vado? pensò nel buio.

La risata si ripeté, poi sentì il suono di un messaggio vocale. Sospirò, si mise la vestaglia e bussò piano.

Matteo, non dormi?

La risata si spense di colpo.

Un attimo, sussurrò una voce.

Aprì la porta, gli occhi rossi, i capelli scompigliati, in mano il telefono.

Non dormi? chiese, cercando di tenere una voce calma.

Sto guardando un film.

A questora?

Ci siamo messi daccordo, io e gli amici: ognuno nel suo letto, guardiamo lo stesso film e chattiamo…

Se la immaginò: in città, in altri appartamenti, altri ragazzi in pigiama, nel buio, a commentare lo stesso film.

Senti, facciamo così disse Lei. Non importa se guardi il film, ma se poi di giorno sei uno zombie, io non ti trovo più neanche per un aiuto. Mettiamoci daccordo: fino a mezzanotte va bene, dopo basta.

Ma loro…

Loro sono in città, tu sei qui. Qui ci sono le nostre regole. Non chiedo di dormire alle nove.

Lui grattò la testa, esitò.

Ok, fino a mezzanotte.

E chiudi la porta, che la luce ti si vede, e abbassa il volume.

Tornando a letto pensò che forse era troppo morbida. Con sua figlia era stata più severa. Ma i tempi erano altri.

Piccole frizioni crescevano dalle sciocchezze. Una mattina di caldo, Rosaria chiese a Matteo di aiutare Alfredo a portare le assi in legnaia.

Ora arrivo, rispose senza staccare gli occhi dal cellulare.

Dopo dieci minuti, ancora seduto in veranda, le assi stavano là.

Matteo, il nonno sta già portando da solo lo chiamò. La voce, questa volta, più ferma.

Finisco di scrivere e vado ribatté, seccato.

Ma cosa puoi mai scrivere? Il mondo finisce se non mandi un messaggio?

Sollevò la testa.

È importante fu tagliente nello sguardo. Stiamo facendo un torneo.

Che torneo?

Un torneo online. Se esco ora perdo e la mia squadra si arrabbia.

Stava per ribattere che cerano cose più serie dei giochi ma vide la tensione nelle sue spalle, la bocca serrata.

Quanto manca?

Venti minuti.

Ok. Tra venti minuti vai ad aiutare il nonno. Promesso?

Lui annuì e tornò al telefono. Dopo venti minuti era già in scarpe, senza bisogno che glielo ricordasse.

Piccoli patti che a Rosaria davano lillusione di poter ancora orchestrare qualcosa. Ma una volta le cose presero una piega diversa.

A metà luglio, dovevano andare al mercato per i pomodori e le piante aromatiche. Alfredo da sera spiegava che serviva una mano: la spesa era pesante e la macchina non si poteva lasciare troppo fuori.

Matteo, domani vai con il nonno disse Rosaria. Io e Anita rimaniamo a casa a fare marmellata.

Non posso rispose subito lui.

E perché mai?

Ho già detto che oggi avevo un appuntamento con gli amici in città. Cè un festival, la musica, lo street food… cercò lo sguardo complice della sorella, ma lei si fece neutra.

Rosaria non ricordava, forse lo aveva detto ma non ci aveva fatto caso.

In che città?

Qui vicino, si prende il regionale, è accanto alla stazione.

La parola vicino ad Alfredo non piacque.

Il percorso lo conosci?

Ci saranno tutti. Ho sedici anni, non sono piccolo.

Quel sedici anni sembrava un lasciapassare per tutto.

Con tuo padre ci eravamo accordati che non ti muovevi da solo disse Alfredo.

Ma sono con gli amici.

Peggio.

Latmosfera si fece densa, come se laria si addensasse nella cucina. Anita finì la pasta e spinse via il piatto.

Facciamo così provò Rosaria. O andate al mercato stasera, così domani lui va coi suoi amici?

Il mercato cè solo domani tagliò corto Alfredo. E a me serve una mano.

Vado io si offrì Anita.

Tu domani devi restare con la nonna rispose meccanicamente.

Neanche per sogno, Rosaria rispose. La marmellata può aspettare, Anita può aiutarti.

Alfredo la guardò sorpreso ma anche grato, sotto sotto. E poi, testardo:

E Matteo che fa, lui non lavora mai?

Ma io…

Non hai ancora capito che non sei in città la voce di Alfredo si fece dura. Qui ti dobbiamo tenere docchio.

Sempre qualcuno che mi tiene docchio! Non posso decidere mai io?

Silenzio di pietra. Rosaria sentì una stretta dentro. Avrebbe voluto dirgli che capiva, che anche lei da giovane aveva sognato libertà, ma quando parlò la voce fu solo secca e ferma:

Finché sei qui si rispettano le nostre regole.

Matteo spinse indietro la sedia.

Allora basta, disse piano. Non vado da nessuna parte.

Uscì sbattendo la porta. Dopo poco un tonfo sopra zaino gettato o lui sul letto.

La serata trascorse tesa. Anita cercava di scherzare, raccontava di una influencer, ma il sorriso era forzato. Alfredo taceva, guardando nel vuoto. Rosaria lavava i piatti e le frasi le nostre regole continuavano a risuonarle nella testa come un cucchiaio contro il bicchiere.

Quella notte si svegliò nella quiete irreale. Di solito la casa respirava: le assi scricchiolavano, si sentivano i passetti di qualche topo, una macchina isolata passava oltre. Ora era troppo silenzioso. Nessuna luce sotto la porta di Matteo.

Almeno si riposerà, pensò. Si rigirò su un fianco.

La mattina dopo erano quasi le nove meno un quarto. Anita era già in cucina, sbadigliando. Alfredo leggeva il giornale sorseggiando il caffè.

Matteo dovè? domandò Rosaria.

Dorme, rispose Anita.

Rosaria salì e bussò.

Matteo, forza che è tardi!

Nessuna risposta. Aprì. Il letto sistemato come alla buona, suo stile quando non ci tiene, ma lui non cera. La felpa sulla sedia, il caricabatterie sul tavolo, il telefono non cera.

Senti un vuoto freddo dentro.

Non cè annunciò scendendo.

Come, non cè? Alfredo si alzò di scatto.

Sparito. Ha preso il telefono.

Sarà fuori provò Anita.

Controllarono tutto il giardino. In legnaia nulla, nellorto nemmeno. La bicicletta ancora appoggiata al muro.

Il regionale era alle otto e quaranta mormorò Alfredo, guardando verso la strada.

Rosaria sentì un gelo dentro i palmi.

Magari è coi ragazzi qui intorno…

Ma quali? Qui non conosce nessuno.

Anita prese lo smartphone.

Gli scrivo.

Le dita si muovevano veloci. Dopo un po sollevò il mento.

Non vede i messaggi. Solo una spunta.

La cosa della spunta sola non aveva senso per Rosaria, ma il volto preoccupato della nipote non prometteva nulla di buono.

Che facciamo? chiese guardando Alfredo.

Tacque, poi:

Vado alla stazione a chiedere. Magari qualcuno ha visto.

Sicuro che serva? azzardò Rosaria. Magari torna…

Se nè andato senza dir nulla la interruppe Alfredo. Non possiamo stare con le mani in mano.

Si vestì in fretta, prese le chiavi.

Tu resta qui. Nel caso tornasse, chiamami subito. Anita, se ricevi messaggi avvisa.

Quando lauto sparì oltre il cancello, Rosaria rimase in veranda stringendo uno strofinaccio. Mille immagini le passavano per la testa: Matteo in stazione, sul treno, che perde il telefono, che qualcuno lo spintona… Si bloccò subito.

Calma. Non è più bambino. Non è scemo.

Passò unora. Poi unaltra. Anita controllava il telefono, scuoteva il capo.

Niente diceva. Neanche online.

Alle undici tornò Alfredo, la faccia tirata.

Nessuno lo ha visto riferì. Ho chiesto anche vicino alla stazione…

Non concluse. Rosaria capì che non cera traccia.

Magari è davvero in città, a quel festival disse pianissimo.

Senza soldi? Alfredo sospettoso.

Ha la carta si inserì Anita. E può pagare col telefono.

Si guardarono perplessi. Per loro i soldi erano nel portafoglio. Per questi ragazzi, tutto era digitale.

Telefono a suo padre? propose Rosaria.

Meglio assentì Alfredo. Prima o poi lo verrà a sapere.

Il colloquio fu duro. Il figlio allinizio tacque, poi imprecò, poi chiese perché non lo tenevano docchio. Rosaria ascoltava sentendo crescere una fatica profonda. Appena chiuse, si sedette e si coprì il viso con le mani.

Nonna sussurrò Anita non è sparito. Dai. Si è solo offeso.

Offeso e sparito mormorò Rosaria. Come se fossimo suoi nemici.

La giornata si trascinò. Si cercò di fare qualcosa: Anita aiutava con la marmellata, Alfredo armeggiava in garage, ma tutto era svogliato. Lo smartphone di Anita rimaneva muto.

Al tramonto, quando il sole aranciava le tegole, sulla veranda si sentì un movimento. Rosaria sobbalzò. Il cancello cigolò. Matteo apparve nel varco.

Era con la stessa maglietta, i jeans impolverati, lo zaino sulle spalle. Il viso stanco, ma intero.

Ciao disse piano.

Rosaria si alzò. Per un attimo avrebbe voluto abbracciarlo forte, ma si trattenne. Chiese solo:

Dove sei stato?

In città abbassò gli occhi. Al festival.

Da solo?

Con ragazzi del paese vicino. Ho scritto a loro, ci siamo trovati.

Alfredo uscì anche lui in veranda, asciugandosi le mani.

Lo sai, vero, che qui ci siamo preoccupati? la voce gli si incrinò.

Avevo scritto, si difese Matteo poi mi è mancata la rete e il telefono si è scaricato, avevo lasciato il caricabatterie.

Anita era lì, il telefono stretto in pugno.

Continuavo a scriverti, ma risultava solo una spunta!

Non volevo… li guardò uno per uno. Solo, pensavo che se chiedessi non mi avreste lasciato andare. Ma ci tenevo davvero…

Si zittì.

Così hai deciso di non chiedere concluse Alfredo.

Tornarono a stare in silenzio, non più solo per rabbia, ma per sfinimento.

Vieni dentro, disse infine Rosaria. Mangia qualcosa.

Lui si accomodò obbediente, la testa bassa. Lei mise davanti a lui una ciotola di minestrone, del pane, un bicchiere di spremuta. Mangiava avida, come se da giorni avesse solo stuzzicato.

Lì al festival, tutto carissimo borbottò. I vostri food truck…

Quell”i vostri le suonò strano, ma lasciò correre.

Poi tutti uscirono sulla veranda. Il sole calava, laria più fresca.

Senti, disse Alfredo, sedendosi sulla panca hai bisogno di libertà, ora lo sappiamo. Però noi siamo responsabili per te. Finché stai qui, non possiamo far finta di niente.

Matteo silenzioso, lo sguardo di sfida.

Se vuoi andare da qualche parte, continuò Alfredo avverti per tempo. Non la sera prima: almeno un giorno prima. Così insieme capiamo come fare. Se troviamo una soluzione, vai. Sennò, pazienza. Ma sparire così no.

E se dite di no? replicò Matteo.

Allora resti qui a muso lungo mormorò Rosaria. E magari la prossima volta ci vieni lo stesso al mercato.

Matteo abbassò lo sguardo. Dentro aveva offesa, stanchezza, confusione.

Non volevo farvi preoccupare disse piano. Solo… decidere da solo, una volta.

Decidere va bene, rispose Rosaria. Ma allora assumi anche la responsabilità di chi resta qui ad aspettarti.

Si stupì: le sue parole non suonavano da ramanzina, ma come un semplice dato di fatto.

Lui sospirò.

Ok. Ho capito.

E unaltra cosa aggiunse Alfredo. Se ti si scarica il telefono, cerca un bar, la stazione, qualunque cosa, ma prima di tutto chiama o scrivi. Anche se ci arrabbiamo.

Va bene annuì Matteo.

Stettero un po senza parlare. Da qualche parte un cane abbaiò, Pepe miagolò pigramente in fondo allorto.

E il festival comera? domandò Anita allimprovviso.

Così, così. La musica non era un granché, almeno ho mangiato bene.

Mi fai vedere le foto?

Il telefono era spento.

Ecco! Niente prove, niente contenuti.

Lui fece una smorfia che voleva essere un sorriso.

Dopo quel giorno la vita cambiò, pur restando invariata. Le regole rimasero, ma più morbide. Una sera Rosaria e Alfredo scrissero un foglio di buoni propositi: sveglia non oltre le dieci, aiutare in casa per almeno due ore al giorno, avvisare per ogni uscita lunga o viaggio, niente telefoni a tavola. Attaccarono il foglio sul frigo.

Sembra lorario in colonia rise Matteo.

Colonia familiare rispose Rosaria.

Anita volle aggiungere i suoi punti:

Anche voi, però: niente messaggini ogni due minuti se vado al fiume, disse. E bussate prima di entrare in camera.

Non entrerei mai, si sorprese Rosaria.

Scrivilo lo stesso insistette Matteo. Facciamo pari.

Aggiunsero anche quello. Alfredo bofonchiò, ma firmò.

Piano piano, alcune attività divennero occasione di unione: Anita riscoprì un vecchio gioco da tavolo, regalo dei genitori.

Stasera giochiamo? propose.

Io ci giocavo da piccolo si illuminò Matteo.

Allinizio Alfredo tentennò, aveva impegni in garage. Poi si fece avanti e scoprì di ricordarsi ancora le regole. Fra risate e piccoli imbrogli, le serate passavano leggere, coi cellulari a riposo.

Anche in cucina trovarono un compromesso. Un sabato Rosaria, esausta dal chiedersi che preparo? disse:

Sabato cucinate voi. Io solo vi indico dove sono le cose, poi fate.

Noi? chiesero insieme.

Sì. Anche se fate solo pasta al burro, basta che sia commestibile.

Si misero allopera con serio impegno. Anita trovò una ricetta trendy sul telefono, Matteo tagliava le verdure. La cucina profumava di cipolla e spezie, le pentole si accumulavano, cera una gioia nellaria quasi da festa.

Speriamo solo che non andiamo tutti in bagno dopo brontolò Alfredo, ma non lasciò neanche una briciola.

Anche nellorto ci fu mediazione. Invece di obbligare i ragazzi ogni giorno, Rosaria propose parcelle personali:

Questa striscia è la tua, disse ad Anita indicando le fragole. Questa, tua, disse a Matteo per le carote. Curatele o lasciatele, fate voi. Ma poi non lamentatevi.

Esperimento scientifico, commentò lui.

Controllo e prova, rise lei.

Alla fine destate lorto di Anita era pieno di fragole, quello di Matteo solo di qualche carotina.

Allora? domandò Rosaria, esperienza fatta?

Certo, rispose serio la campagna non è la mia strada.

Risero senza tensione.

Alla fine di agosto la casa aveva trovato il suo ritmo. Colazione insieme, le giornate si sgranarono, la sera di nuovo attorno al tavolo. Sempre qualche discussione: sulla musica, sul sale nella minestra, sulla necessità di lavare subito i piatti. Ma sembravano più rotonde, da convivenza, non più una battaglia tra generazioni.

Lultima sera prima della partenza, Rosaria preparò la crostata di mele. La casa profumava di caldo e dolce, la veranda era attraversata dal vento. Gli zaini erano già pronti.

Facciamo una foto tutti insieme propose Anita, tagliando la torta.

Per metterla sui vostri… Alfredo voleva protestare, poi tacque.

Solo per noi! lo rassicurò Anita. Niente social.

Scesero in giardino. Il sole stava scendendo dietro le case, solo le cime dei meli brillavano. Anita poggiò il telefono su un secchio, attivò lautoscatto e corse al centro.

Nonna in mezzo, comandò. Nonno a destra, Matteo a sinistra.

Si misero in fila, un po impacciati. Matteo sfiorò il gomito della nonna. Alfredo la assestò meglio accanto a sé. Anita li abbracciò in vita.

Sorridete, ordinò.

Click. Poi ancora.

Basta. Anita guardò lo schermo e sorrise. Vi è venuta bene!

Fammi vedere chiese Rosaria.

Sul piccolo schermo sembravano buffi: lei col grembiule ancora in vita, Alfredo con la solita camicia stinta, Matteo coi capelli scompigliati, Anita con la maglia colorata. Ma fra loro scorreva qualcosa di caldo e familiare.

Me la stampi questa? domandò Rosaria.

Certo sorrise Anita. Te la mando.

Ma come la stampo dal telefono? esitò Rosaria.

Vengo io a trovarti, la stampo io. Altrimenti te la porto io in autunno si inserì subito Matteo.

Rosaria annuì. Sentiva una pace profonda. Non perché si fossero decifrati dun tratto, no. Di discussioni ce ne sarebbero state, e anche future incomprensioni. Ma le sembrava che, in mezzo tra le loro regole e la loro voglia di libertà, si fosse formata una piccola strada percorribile.

Quando i ragazzi si furono coricati, Rosaria uscì in veranda. Il cielo scuro, qualche stella tra i tetti. La casa silenziosa. Si sedette sulle scale, le ginocchia tra le braccia.

Alfredo arrivò poco dopo, si mise accanto.

Domani partono… mormorò lui.

Eh già replicò lei.

Stettero zitti.

Però, alla fine è andata bene disse lui.

Sì, sussurrò Rosaria. Forse abbiamo imparato anche qualcosa.

E chissà chi ha imparato da chi ridacchiò lui.

Lei abbozzò un sorriso. La finestra di Matteo era buia. Quella di Anita pure. Sul comodino di lui, sicuramente il cellulare sotto carica, tranquillo, pronto a ripartire il giorno dopo.

Rosaria chiuse bene la porta, gettò un occhio al foglio delle regole sul frigo, con le firme di tutti. Si fermò a passarci un dito sopra e pensò che forse, la prossima estate, quel foglio cambierà. Aggiungeranno, toglieranno qualcosa. Ma quello che conta resterà.

Spense la luce e andò a dormire. Sentiva la casa respirare quieta, accogliendo tutto quello che questo agosto aveva portato, lasciando spazio al prossimo, futuro, indimenticabile.

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