Un giorno ho visto mia sorella gemella, sorridente, passeggiare per un negozio mano nella mano con u…

Un giorno, in un supermercato avvolto da nebbia color panna e cialde di Venezia, vidi mia sorella felice sorseggiare una spremuta darancia, al braccio di un uomo elegante con la barba di marmo, entrambi con delle fedine doro, come se il loro legame fosse stato forgiato nella fornace di Murano.

Giulia aveva una gemella che si chiamava Loredana. Da sempre erano state alleate, come due gocce dolio doliva in un mare di minestra. Giocavano a nascondino tra i limoni, si confidavano segreti sotto le tende di lino fresco, ricevevano ramanzine insieme. Se il vento soffiava troppo forte, sapevano rannicchiarsi una accanto allaltra. Anche i vestiti erano identici: abiti a fiori, sandali intrecciati, grembiuli con i ricami della nonna. Crescendo, questa armonia non sfiorì mai. Persino da grandi, preferivano scegliere abiti simili, orgogliose della loro stranezza gemellare.

Le ragazze vivevano modestamente a Ferrara, con i genitori che contavano le monete in euro ogni sera, come se fossero nocciole per lo scoiattolo della piazza. Quando Giulia partì per studiare a Milano, Loredana la imitò, ma si perse tra le stazioni e i numeri del conto in banca. Il denaro era poco, la vergogna invece smisurata come la cupola di Firenze. Loredana arrossiva tanto da sembrare un pomodoro di Pachino. Ogni mese, con tremori nelle mani, attendeva il bonifico che però non bastava mai. Non importava quanti desideri esprimesse davanti al panettone: non riusciva proprio a far quadrare quel benedetto budget.

Una sera, a cena nella casa di famiglia, la nonna aveva esagerato con il limoncello e cominciò a ciarlare a ruota libera, lasciando cadere la tovaglia sui misteri. Così, tra una risata e un accenno di lamento, si scoprì che, quando i genitori avevano avuto due figlie, avrebbero voluto affidare la più giovane ad altri, temendo che crescesse come un ramo storto. Quella più giovane era proprio Loredana.

Loredana provò uno sdegno amaro come il fondo dellespresso. Non bastava il miele dei discorsi materni per addolcire la rabbia. Si convinse di non essere amata come la sorella e, col malumore addosso come un vecchio cappotto, decise di vendicarsi: prese i documenti universitari di Giulia e li seppellì nel primo cassetto che trovò.

Poi iniziò a pensare che senza Giulia nessuno avrebbe voluto liberarsi di lei, che sarebbe stata la prediletta, lamata sovrana della casa. Da quel momento, larmonia familiare si sgretolò come biscotti Savoiardi nel latte: le gemelle vissero in mondi paralleli, come due binari che si vedono ma non si toccano mai.

Giulia sposò un architetto di Bologna: le nozze si svolsero in mezzo a fili di lucine e profumo di basilico. Ebbe un figlio coi capelli a boccoli e mani sempre impastate di pizza. Non rivide quasi più Loredana: una sola volta, a Natale, tra ceste di panettone e fette di salame. Ma Loredana fu pungente come un riccio, scattando foto di cattivo gusto e criticando il look naturale di Giulia.

Unaltra volta, le sorelle si incontrarono per caso nellombra dorata di una galleria commerciale di Roma. Loredana vestiva come una diva degli anni Sessanta, accompagnata da un uomo dallaria nobile, che emanava profumo di cuoio e tabacco. Giulia la osservò da lontano e pensò che fosse suo marito. Si avvicinò con un sorriso incerto e salutò Loredana, la quale indietreggiò fingendo di non riconoscerla, sottraendosi alla realtà come in un sogno balzano. Salì su unautomobile lucida come una mela e sparì tra le colonne del parcheggio.

Le sorelle si dovettero rincontrare solo per via di una ricorrenza a casa dei genitori. Loredana aggredì verbalmente Giulia dicendole che aveva un aspetto poco presentabile, indegno persino di unosteria. In fondo, qualche motivo Loredana ce laveva: Giulia preferiva portare i capelli ricci e naturali, senza un filo di trucco, con abiti semplici e scarpe da ginnastica. Loredana invece si pettinava come una stella di Cinecittà, si truccava da diva, metteva le lenti a contatto e si concedeva tutti i trattamenti estetici che sognava da piccola guardando le vetrine milanesi.

Giulia si sentì trafitta dalle parole acerbe della sorella. Non era forse lei stessa degna di felicità? Non aveva anche lei costruito una famiglia piena di marmellata e risate? Bastò poco perché scoppiasse a confidare tutto alla madre: raccontò dolori, segreti, umiliazioni accumulate come scontrini in un vecchio portafoglio. Non riusciva a capire come una sorella così simile a lei potesse trasformarsi in una sconosciuta cattiva, quasi una strega di fiaba.

La madre le chiese solo di non portare rancore: Lascia che Loredana sia felice come può. Non cercare di toccarle la vita e di turbare i suoi sogni.

Da quel giorno, Giulia poté tornare a casa dei genitori solo su invito, dopo una telefonata gentile, per non incrociare mai più la sorella. Una sola frase della nonna, detta tra la foschia duna serata troppo lunga, aveva rotto lincanto e portato la loro famiglia nella spirale surreale di un sogno dal quale nessuno avrebbe più potuto svegliarsi.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × 2 =

Un giorno ho visto mia sorella gemella, sorridente, passeggiare per un negozio mano nella mano con u…