Ho 30 anni, ho appena chiuso una relazione durata otto anni senza tradimenti né drammi: vivevamo anc…

Ho trentanni e qualche mese fa ho chiuso una relazione durata otto anni, eppure nel sogno tutto si confonde come le calle di Venezia al crepuscolo. Nessun tradimento, nessuna voce che rimbomba tra le mura di case antiche, nessuna scena sgraziata sulle piazze. Semplicemente, un giorno mi sono trovata seduta davanti a luiMatteo, con gli occhi come i mari della Liguriae il tempo si è incrinato: ho compreso, tra i suoni lontani di una fisarmonica dispersa, che nella sua vita ero la donna in lavorazione. E la cosa più agghiacciante: lui non ne era nemmeno consapevole, fluttuando come una gondola senza remo.

Per anni siamo stati fidanzatinon amanti, non genitori, ma semplicemente sospesi. Mai abbiamo vissuto insieme, io ancora a casa dai miei, i profumi della cucina di mamma Elisa a svegliarmi ogni mattina; lui, sempre a casa della sua famiglia, sopra la rosticceria di papà Giuseppe, tra odori di focaccia e promesse mai pronunciate. Avevo un lavoro in unazienda di Milano, Matteo gestiva una piccola trattoria vicino al Naviglio. Indipendenti, sì, ciascuno coi propri doveri, orari, euro infilati in portafoglio, come monete di San Gennaro. Nessun motivo economico per restare fermi, eppure ogni passo veniva rimandato, come un treno regionale mai in orario.

Per anni gli ho proposto di darci una casa insieme. Non gli ho mai parlato di nozze in Duomo, né di grossi pranzi dai mille portate. Spesso gli dicevo che il matrimonio non era necessario, che una firma in Comune non avrebbe cambiato nulla di reale. Gli dicevo che la nostra relazione era solida, che potevamo condividerci uno spazio, laria della mattina, il vero quotidiano. E lui trovava sempre qualche scusa: che era meglio più avanti, che la trattoria occupava troppo tempo, che aspettare era saggio, come aspettare che il risotto assorba il brodo.

La nostra quotidianità cosìnel sognoera diventata una filastrocca, il ticchettio di un orologio antico: ci vedevamo nei giorni stabiliti, parlavamo nelle ore prestabilite, frequentavamo sempre le stesse osterie col vino fermo di casa. Conoscevo il suo salotto come le mie tasche, la nonna Rosina e i problemi del forno guasto; lui sapeva dei mal di schiena di zio Carlo, delle ricette segrete di tiramisù di mamma. Ma tutto rimaneva nelle righe della consuetudine, in una sicurezza che sa di cipria vecchianiente rischi, nessuna rivoluzione, solo il logorio che si fa compagnia. Una coppia stabile, sì, ma muta e fredda come una statua di marmo.

Una notte, tra i vicoli, mi sono svegliata sapendo che io crescevo, ma il nostro amore no. Ho iniziato a contare i mesi e ho visto la mia vita scorrere: e se restassi altri dieci anni ferma? E se arrivassi a quarantanni come eterna fidanzata? Nessuna casa comune, nessun progetto vero, solo il ripetersi del vederci e del rincuorarci, come gira il caffè nella tazzina. Non perché Matteo fosse cattivo, ma perché non voleva ciò che volevo io: la stessa trama del sogno.

La decisione di chiudere non fu un fulmine, ma un lento temporale napoletanoho riflettuto mesi, pesando ogni parola in silenzio. Quando finalmente glielho detto, nessuna lite, solo silenzio denso come nebbia a Torino. Lui non comprendeva: Stiamo bene, non ci manca nulla, ripeteva, schiavo della quiete. In quellistante, ho capito: per lui, bastava così; per me, la misura era colma.

Poi arrivò il dolore: anche andandosene, restano le abitudini. Messaggi, telefonate, tempo condiviso come bicchieri sparsi dopo una festa. Mi mancavano dettagli chesapevo benenon erano amore, ma solo il calmo conforto del familiare, la sicurezza della minestra in brodo.

Quello che non avevo previsto era il verdetto degli altri. Immaginavo giudizi, rimproveri, otto anni non si buttano viainvece, come in un sogno che si tinge dazzurro, molti mi dissero lopposto. Che era lora, che una donna come me non deve restare immobile, che avevo atteso fin troppocome il pane che resta troppo nel forno.

Adesso attraverso ancora questa strana metamorfosi, lenta come la crescita di un limone. Non cerco nessuno. Non ho fretta. Tutto è sospeso tra nuvole che galleggiano basse su un paesaggio italiano che è insieme memoria, desiderio e illusione.

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