Cosa intendo fare con te? “Capisci che non potrà mai succedere nulla tra noi!” disse con tono deciso Vittoria. “Te lo ripeto ogni giorno: sei come un bambino.”

Giulia, aspetta. La ragazza si voltò verso vocea. Sapeva già che Matteo lavrebbe aspettata, di nuovo, davanti casa. Ancora tu? Ma non ti sei stancato? Sei qui da secoli! esclamò Giulia. Matteo le porse timidamente un mazzo di fiori.

Giulia prese i fiori controvoglia e sospirò, esasperata. Ma cosa dovrei fare con te? Devi capire che tra noi non potrà mai esserci nulla! aggiunse, alzando gli occhi al cielo. Te lo ripeto ogni santo giorno. Sei come un ragazzino! Non posso farci niente. Forse, un giorno, mi passerà. Non ti passa finché continui a corrermi dietro, te lho detto mille volte! Non rappresenti nulla per me! Dai su, non te la prendere così la rabbia non ti dona proprio. Sogni doro, disse Matteo, con un sorrisetto. E comunque, non sono mica il tuo fidanzato! ribatté Giulia stizzita.

Matteo si era invaghito di Giulia al primo sguardo, quando lei era arrivata nella loro scuola, in seconda media. Da allora, avevano sempre condiviso il banco. Anche a Giulia, Matteo non era mai stato indifferente: insieme erano inseparabili. Ma ora, dopo il diploma, Giulia era cambiata. Non vedeva più per sé un futuro con Matteo al suo fianco. Comè possibile? si chiedeva Matteo. Pur vedendola tornare a casa accompagnata da altri ragazzi, non riusciva a trattenere la tristezza. In quei momenti si riprometteva di smettere di correrle dietro. Ma già il giorno dopo, immancabilmente, i suoi piedi lo portavano davanti al portone di Giulia.

Giulia ormai sapeva già che Matteo lavrebbe aspettata sulla panchina vicino allentrata. Sperava che lui la vedesse arrivare con un altro e finalmente la lasciasse in pace. Ma scusa, perché sei qui ogni sera? Aspetti qualcuno? Matteo alzò lo sguardo e vide la ragazza davanti a lui. Notò subito i suoi capelli rosso fuoco e le lentiggini che le punteggiavano il viso uniche nel loro genere. Quando sorrideva, diventava incredibilmente simpatica. Accanto a lei correva un cane altrettanto arancione. Matteo pensò subito che quella fosse proprio una tipa tosta, col cane in tinta. Si lasciò sfuggire un sorriso e disse:

Aspetto la felicità. Ma sembra proprio che non sia qui… Forse guardi dalla parte sbagliata… Hai mai pensato di andare a cercarla? Io e Dante si chiamava così il cane ci facciamo qui la passeggiata ogni sera. Vuoi venire anche tu? Magari in tre la fortuna ci sorride! Matteo, lanciando unultima occhiata verso le finestre di Giulia, si alzò in piedi, deciso: Sai che cè? Mi unisco volentieri. Giulia rimase di stucco! Forse era la prima volta che non trovava Matteo seduto sulla solita panchina. Rallentò il passo, ma lì non cera anima viva. Si avvicinò alla panchina dove aveva sempre visto il suo Matteo.

È vuota, pensò tra sé e sé. Poi sentì abbaiare un cane. Da lontano riuscì a distinguere due figure. Vide Matteo con una ragazza. Una strana fitta di gelosia le attraversò il petto. Era la prima volta che Matteo non era lì solo per lei. Qualcosa dentro di sé sembrò svuotarsi. E quella sconosciuta lo stava portando via…

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