Ho fatto il test del DNA e lho rimpianto
Mi sono dovuto sposare perché ho scoperto che la mia ragazza era incinta. Dopo il matrimonio, ho portato mia moglie a casa dei miei genitori. In quel periodo, non potevamo permetterci di vivere da soli. Il tempo passava e sono diventato padre di un bellissimo bambino. Poco dopo, abbiamo deciso di accendere un mutuo per comprare finalmente una casa tutta nostra.
Dopo un po mia moglie mi ha detto di essere di nuovo incinta. Così è nata la nostra principessina, Caterina. I bambini crescevano a vista docchio. Ogni anno che passava, mi rendevo sempre più conto che non mi assomigliavano affatto. Nemmeno i nostri caratteri si somigliavano per niente. A dire il vero, né mio figlio né mia figlia somigliavano a mia moglie. Tutti e due rossi di capelli, pieni di lentiggini ma da dove arrivava questa particolarità nella nostra famiglia?
Mi è passata per la testa lidea di fare un test di paternità. Sì, forse non era la scelta migliore, ma in quel momento era lunica possibilità che avevo. Avevo bisogno di sapere se stavo davvero crescendo i miei figli.
Ho fatto il test. Ho dovuto aspettare due settimane per i risultati. Appena mi hanno chiamato, sono corso subito al laboratorio. Per fortuna, ero davvero il loro padre. Sono tornato a casa, ho nascosto i documenti in un cassetto dove mia moglie non potesse trovarli. Ma perché non li ho buttati via subito? Quella leggerezza mi è costata cara!
Qualche giorno dopo, mia moglie mi ha sbattuto quei fogli in faccia. Ha fatto una scenata talmente grossa da far tremare tutta la casa. La capisco, sia chiaro, ma secondo me si poteva risolvere tutto in modo più tranquillo. Lei però non è riuscita a perdonarmi, e adesso sono solo. Sono ormai passati cinque anni da quellepisodio, e da allora non mi permette neanche di vedere i miei figli.
Così una semplice curiosità mi ha portato via la cosa più preziosa che avevo: la mia famiglia. Spero che prima o poi mia moglie riesca a perdonarmiOra, ogni tanto, guardo una vecchia foto di famiglia e mi chiedo se la felicità sia davvero così fragile, se basta un dubbio a spazzarla via per sempre. Ho imparato a convivere con la solitudine, ma sento che dentro me germoglia la speranza che un giorno, forse quando saranno più grandi, i miei figli mi cercheranno e capiremo insieme che siamo fatti degli stessi frammenti di amore, errori e seconde possibilità. Forse allora saprò davvero perdonarmi, e forse loro mi perdoneranno. Nel frattempo, custodisco il ricordo di quella famiglia imperfetta, come si custodisce un sogno che, una volta, era la mia realtà.




