Felicità Ritrovata: Una Vedova, Due Figli Adolescenti e un Nuovo Inizio Inaspettato tra le Colline d…

FELICITÀ RINATA

Signore, la prego, smetta di seguirmi ovunque vada! Le ho già detto che sono in lutto per mio marito. Basta perseguitarmi! Sta iniziando a spaventarmi! sto quasi urlando.
Ricordo, ricordo Ma mi sembra che porti il lutto più per se stessa che per suo marito. Mi perdoni insiste il mio corteggiatore.
Mi trovo in una casa di cura. Avevo bisogno di silenzio, solo il canto degli uccelli del bosco, non continue attenzioni di uomini insistenti. Mio marito se nè andato da poco, allimprovviso. Avevo bisogno di ritrovare equilibrio, di comprendere la grande perdita.
Io e mio marito Nicola avevamo appena iniziato a ristrutturare casa. Risparmiavamo ogni euro, nulla per noi stessi, e poi Nicola si è sentito male. Lambulanza non è bastata: il secondo infarto. Dopo il funerale, mi sono trovata senza la mia metà e senza una casa finita. Solo con due figli adolescenti. Le forze mi mancavano. Come superare tutto questo dolore?
Al lavoro mi avevano assegnato una vacanza sociale in una casa di cura. Non volevo andare, non volevo nemmeno uscire di casa. Le colleghe però insistevano:
Non sei né la prima né lultima vedova, hai dei figli. Devi vivere, Laura! Vai a rilassarti, rimetti in ordine i pensieri.
Così, con il cuore pesante, sono partita.
Sono passati quaranta giorni dalla morte di Nicola. Il dolore non si placa.
Mi hanno messo in camera con una ragazza piena di vita, Silvia.
Aveva sempre un sorriso sulle labbra, irradiante allegria. A volte mi dava sui nervi. Non volevo condividere il mio dolore con Silvia lei è giovane, che senso ha? A lei faceva la corte lanimatore della casa di cura. Sappiamo tutti che in questi posti sono pieni di scapoli, divorziati, vedovi. Conosco il tipo Avevo avvertito Silvia di stare attenta. Sicuro quel tipo avrà già un paio di matrimoni alle spalle.
Silvia rideva:
Tranquilla, Laura, sono una vecchia volpe nessuno mi frega!
E la volpe usciva ogni sera agli appuntamenti. Io invece sono rimasta una settimana chiusa in stanza: libro davanti, ma non ricordo nemmeno cosa leggevo, tv accesa ma non vedevo nulla.
Una mattina mi sveglio di buonumore: fuori cè una meraviglia, la luce del bosco. Decido di fare una passeggiata, godermi gli uccellini, respirare laria pulita. E lì mi imbatto in uno sconosciuto.
Lho già notato in sala pranzo: un omino basso dagli occhi invadenti. Un antipatico. Era più basso di me di una testa. Ma sempre impeccabile, rasato di fresco, vestito di tutto punto. Ogni sera mi faceva un inchino servile a cena. Ricambiavo appena con un cenno della testa, solo per educazione. Poi, un giorno, si è seduto proprio al mio tavolo.
Si annoia, signora? mi chiede con voce vellutata.
No rispondo, sulle difensive.
Non dica bugie, signora. Il suo viso è pieno di tristezza. Posso aiutare?
Sì, ha ragione. È dolore per mio marito. Altre domande? mi asciugo le mani con il tovagliolo, mi alzo per chiudere la conversazione.
Mi scusi, non sapevo. Le mie condoglianze. Però, permetta: mi chiamo Valentino si affretta a dire.
Vedevo che aveva paura di non rivedermi.
Laura concedo, a malincuore, e mi allontano subito.
Da allora, ogni sera Valentino si siede al mio tavolo, mi regala un mazzetto di campanellini che crescono ovunque nei dintorni. Non mi dispiace, ma non voglio portare avanti questa storia. Non ora.
Valentino non demorde. Viene anche alle mie passeggiate. Ormai metto le scarpe basse, per non accentuare la differenza di altezza. Ma lui non si vergogna del suo essere basso, né della testa lucida. Ho capito che affascina le donne con la voce. Non ho mai sentito un uomo con una voce così calda: mi sono fatta incastrare.
Io e Valentino ormai andiamo insieme ai balli la sera, facciamo la spesa in paese Lui più volte ha cercato di invitarmi nella sua stanza. Io, come una roccia, non cedevo.
Alla fine, Valentino mi ricorda:
Laurina, domani partiamo. Magari stasera passi da me? Anche solo per un tè. Dai!
Ci penso rispondo vaga.
Arriva lultima sera. Decido di non deludere Valentino e di andare. So già come finirà
La tavola è apparecchiata con cura, piatti sfiziosi Sicuro ha rubato le posate dalla mensa penso divertita. Valentino galante mi fa accomodare. Arriva anche lo spumante.
Iniziamo, Laurina? Non so come fare domani senza di te. Lasciami il tuo indirizzo. Verrei a trovarti mi dice con una punta di tristezza.
Dimentichi tutto in due giorni. Vi conosco, uomini! A cosa brindiamo, Vale?
Non hai capito? Allamore, Laura, allamore! alza il calice Valentino.
La mattina ci svegliamo abbracciati. Oddio, perché ho fatto la preziosa per tutto il soggiorno, invece di godermi subito questuomo? Ho sprecato tempo! Mi sento innamorata come una ragazzina. Eppure, oggi devo fare le valigie e ripartire.
Saluto la mia coinquilina Silvia. È seduta sul letto, piange disperata.
Che succede, Silvietta? chiedo.
Sono incinta, Laura. E non so di chi singhiozza.
Il tuo animatore ha fatto danni?
Non so Ho conosciuto anche un altro È sposato, viene dalla casa affianco racconta la nostra vecchia volpe.
Oh, Silvia. Chiama i tuoi genitori, che vengano, capiscano la situazione. E tu, come ti hanno lasciata partire da sola? Ora andiamo dal direttore, magari ci aiuta la consiglio.
Silvia corre fuori in lacrime. Povera ragazza
Io mi preparo a partire. Non mi va di lasciare la casa di cura: ventiquattro giorni sono bastati per diventare casa. Soprattutto Valentino
Arriva il pullman. Valentino mi accompagna con un mazzo di campanellini. Mi si stringe il cuore, lo abbraccio forte. Finito. Un amore fugace. Mi sembra che basti un suo cenno e lo seguirei dovunque
Viviamo in città diverse. Possiamo solo scriverci. Ma una lettera arriva dalla moglie di Valentino. Dice di sapere tutto, che tanto non ho speranza: lei ha trentanni, io quaranta. Non rispondo. Perché dovrei?
Dopo sei mesi, allimprovviso Valentino si presenta a casa mia. I miei figli sono sorpresi, ma educatamente se ne stanno zitti.
Valentino? Sei solo di passaggio? chiedo, cercando quelle parole (“Resto con te per sempre”) che non osa dirmi.
O forse resto Mi mandi via, Laurina? chiede titubante sulla porta.
I ragazzi, imbarazzati, si rifugiano in camera.
Entra. Che venti ti portano? La letterina della moglie?
Scusa, Laurina. Avevo scritto una lettera, lha trovata lei Colpa mia. Ma ora siamo divorziati ammette.
Valentino, non sapevo fossi sposato non sarebbe successo nulla, credimi. E adesso?
Sposiamoci, Laura propone di colpo.
Non so. Ho due figli. Come la prendono? Non posso decidere così titubo, anche se dentro gioisco.
I figli sono una ricchezza! Ho anchio una bambina di dieci anni mi stupisce Valentino.
Una figlia? L’hai abbandonata?
Figurati, Laurina. La porto con me. Sua madre beve. Saremo una bella famiglia!
Calma, Vale. Io non conosco tua figlia e già sarei sua madre? Stai correndo troppo! Fammi pensare. Ne parlo con i ragazzi. Poi vediamo. Dai, siediti un attimo, ora ti preparo qualcosa da mangiare, futuro marito con la valigia sorrido.
Una famiglia perfetta non è venuta fuori. Litigi, battibecchi, porte sbattute, discussioni Ognuno col suo carattere. Non è facile andare daccordo.
Il tempo vola.
Mio figlio maggiore, Andrea, e la figlia di Valentino, Elena, si sposano. E poi si mettono contro noi due, tirando fuori vecchi torti di quando erano ragazzini. Mille rimproveri: “Non dovevate rompere le vecchie famiglie, sei rimasto alla moglie che beveva, e tu, da vedova, non dovevi risposarti”. Andrea ed Elena se ne vanno a vivere soli in affitto.
Io e Valentino ci guardiamo e ci amiamo, nonostante tutto.
Passa un anno.
I figli prodighi non tornano. Elena chiama Valentino solo per gli auguri di compleanno.
Dopo tre anni, Andrea ed Elena ci invitano a casa loro. Siamo stupiti ma andiamo.
Scopriamo che è nato un bambino: nostro nipote. Che felicità! A tavola, Elena e Andrea ci chiedono scusa. “Ci siamo resi conto che nella vita tutto può succedere. Bisogna perdonare e rispettare i genitori, che ci hanno dato la vita.” E hanno chiamato il piccolo Mirko: che in famiglia ci sia pace.
Ecco la mia felicità rinata, insieme a Valentino.

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