Anche se Lucia era una nuora e una moglie esemplare, ha finito per distruggere non solo il suo matri…

Sebbene Giulia fosse una nuora e una moglie eccellente, aveva finito col distruggere non solo il suo matrimonio, ma anche sé stessa.

Giulia era cresciuta tra le mura fredde di un orfanotrofio a Torino, circondata dal rumore lontano dei tram e dal profumo dei panifici allalba. Aveva sposato Lorenzo a soli diciottanni, senza davvero capire cosa significasse essere moglie, immersa in una famiglia italiana come quelle viste nelle vecchie fotografie in bianco e nero. Non aveva amiche con un anello al dito, soltanto pagine di vecchi romanzi e i sussurri delle suore a farle compagnia. Appena varcata la soglia della casa del marito nel cuore di Firenze, iniziò ad assorbire, come spugna, ogni cosa sulla donna ideale, fissando lo sguardo sulle dita della madre di lui, la signora Mara, che sferruzzava maglioni di lana viola o preparava il ragù di domenica.

Giulia aveva ascoltato mille volte le storie sulle suocere terribili, si diceva persino che portassero sfortuna se incrociate a mezzogiorno, ma dentro sé pensava che, senza la guida di una madre, forse quella donna avrebbe davvero potuto prendersi cura di lei. In fondo, Mara non le era nemica anzi, ma il tempo, come il vento di tramontana, ribalta i buoni propositi. Mara la prese sotto la sua ala e, tra una tazzina di caffè e il battere del cucchiaio nella moka, le svelò: Se tuo marito tradisce, la colpa è tua.

Perché?, si domandava Giulia mentre osservava le nuvole a forma di gondole passare dietro ai vetri. Credeva che la colpa fosse sempre di chi sceglieva il tradimento, ma si era presto ritrovata in uneco diversa. La moglie, le spiegava Mara, porta la responsabilità della fedeltà: forse aveva trascurato sé stessa, forse non era più una donna agli occhi del marito, un vecchio detto sentito tra le calli veneziane. Mara la consigliava: Anche quando sarai vecchia, la vita ti chiederà la vita stretta di una vespa.

Così Giulia, già snella come una statua senza nome nei cortili di Roma, annotò nel suo diario: Non ingrassare, e si iscrisse a un centro fitness in cambio di pochi euro. Mangiare meno divenne per lei abitudine, quasi quanto respirare il profumo dellarrosto la domenica, temendo di sprecare il dono della giovinezza.

Quando dimostrò di saperlo fare, Mara cambiò spartito: In una famiglia normale lavorano entrambe. Giulia non si oppose, pronta ad accettare ogni mestiere disponibile, anche vendere gelati alle sagre paesane, e chiese consiglio su come affrontare la maternità. La maternità è un problema tuo, arrangiati!, sentenziò la suocera appoggiando le mani farcite di anelli sul grembiule a fiori.

Quel consiglio non lo scrisse, ma quando anni dopo nacque la piccola Caterina, lavorò comunque come bambinaia presso una signora in via Garibaldi, part-time, guadagnando pochi euro ogni settimana. Soddisfatta, pensava di poter spendere qualcosa dal parrucchiere, ma arrivò un nuovo oracolo dalla suocera: Che ti vesti a fare col permesso di maternità? Torna al lavoro, allora ti rifarai i capelli, ora risparmia!.

Giulia portava tutti i suoi risparmi a Lorenzo, come una formica che accumula briciole per linverno. Nei lunghi anni di matrimonio, la voce della suocera era sempre lo stesso vento: Una vera moglie fa tutto da sola!.

E Giulia, infatti, faceva tutto. Rincasava stanchissima, piegata come un ramo sotto la neve tra le mura in pietra, eppure trovava la forza di cucinare e lucidare il pavimento dopo aver messo a letto lultimo figlio alle nove. Lorenzo, invece, che lavorava in banca nel centro di Firenze, russava già da tempo sul divano, stanco del peso degli euro nella sua vita diurno.

Era inevitabile che Giulia si ritrovasse in ospedale, in una stanza dai muri color pistacchio, tra il profumo di alcol e biscotti secchi. Non si era mai concessa a pensare ai dolori continui, fino a quando la malattia non la inchiodò a letto, e nessuno né il marito né Mara trovò il tempo per visitarla. Solo la sua amica Bianca, avvisata grazie a un vecchio telefono mezzo rotto, le portò una busta piena di riviste e arance dalla Sicilia.

Quando finalmente uscì dallospedale, camminando lenta tra immagini sfocate di gondole e tetti rossi, Giulia sentì la brezza di libertà addosso. Fece ritorno nella nebbia di una sera italiana e presentò subito domanda di divorzio, lasciando dietro di sé il sapore strano di un sogno da cui ci si sveglia ancora confusi.

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