Dove pensi di mettere quel vaso? Ti avevo detto di metterlo nellarmadio, non va affatto bene con il servizio Giulia cerca di parlare calma, anche se dentro si sente bollire come il sugo sul fuoco. Si sistema il grembiule con un gesto nervoso e osserva il marito, che sposta la zuppiera di cristallo da una parte allaltra con aria confusa.
Giuli, che importa? sorride Michele, quella sua solita espressione da bambino che spera di passare inosservato, ma oggi la infastidisce particolarmente. Irene ha sempre adorato questo vaso. Diceva che linsalata di riso ci sta bene quando cè una festa. E visto che oggi saremo tutti insieme, per i ragazzi, non sarebbe meglio che si sentissero a loro agio?
Giulia resta immobile col coltello sospeso sopra il cetriolo a metà. Espira lentamente, contando fino a tre per non scoppiare.
Michele, il tono è talmente basso da mettere soggezione chiarisco solo una cosa. È casa mia. Io, tua moglie, preparo tutto da due giorni. Ho marinato la carne, fatto le basi per la torta, lucidato i pavimenti. E adesso mi dici di esporre il vaso tanto amato dalla tua ex? È davvero questa la tua idea di ragionamento?
Michele sbuffa e si lascia cadere sulla sedia, come se avesse addosso tutta la stanchezza del mondo.
Giulia, non iniziare. Ti prego. Avevamo concordato tutto È il ventunesimo compleanno dei gemelli, una tappa importante. Volevano vedere tutti e due i genitori. Che dovevo fare, dire a Irene di non venire? Resta la loro mamma. È solo per una sera. Festeggiamo, mangiamo la torta, poi ognuno a casa propria. Voglio solo un po di pace, niente litigi. Sei una donna intelligente
Donna intelligente: Giulia non ne può più di questa etichetta. Traduce in comoda: quella che non disturba, non si impone, non fa polemica mentre le passano sopra.
Sono sposati da cinque anni. Giulia ha accettato Michele con tutto il suo passato, gli assegni di mantenimento, le visite continue ai figli gemelli allora adolescenti. Non ha mai frenato i rapporti con loro. I ragazzi, Alessandro e Paolo, sono spesso da loro, lei con loro se la cava bene. Ma Irene Irene è tuttaltra storia. Chiassosa, senza mezzi termini, convinta che Michele sia sempre suo e che Giulia lo abbia solo in prestito.
Non ho nulla contro i ragazzi, Michele. Mi sono persino adattata allidea che tu abbia invitato Irene, benché chiunque festeggierebbe in un locale, non trascinando lex moglie in casa della nuova. Ma non vedo perché dovrei apparecchiare secondo i suoi gusti. Vuoi che mi metta il vestito che piaceva a lei? O che mi pettini come faceva lei?
Stai esagerando taglia corto Michele sistemandosi. Va bene, tolgo il vaso. Non ti arrabbiare. I ragazzi arrivano tra unora, Irene con loro. Ha la macchina dal meccanico, vengono insieme. Dai, non roviniamo la festa.
Si avvicina, le stampa un bacio sulla guancia frettoloso, di circostanza poi va in bagno a radersi. Giulia resta da sola in cucina, piena di ciotole e ingredienti vari. Larrosto si fa dorato nel forno, in pentola bolle il risotto ai funghi. Gli odori sono ottimi, ma lappetito proprio non arriva. È come se stesse preparando il pranzo per il funerale del suo amor proprio.
Dopo unora, dal corridoio si sente baccano. Risate, passi, voci squillanti.
Dovè il nostro paparino? Giulia riconoscerebbe quella voce fra mille. Acuta, invadente, riempie ogni spazio. Miché! Siamo qui!
Si sfila il grembiule, si sistema i capelli davanti allo specchio e va a ricevere gli ospiti.
Lingresso si riempie. Alessandro e Paolo, quasi due metri luno, si tolgono il giubbotto. In mezzo a loro, regina fra gli scudieri, Irene. Rosso fuoco vestito, troppo stretto per la sua taglia, e capelli effetto cemento, sicuramente mezzo flacone di lacca.
Oh Giulia, salve dice in modo distratto, senza degnarla di uno sguardo. È già impegnata a cercare Michele. Abbiamo portato i regali! Miché, dai vieni, aiuta la mamma con la borsa, ho portato le conserve!
Michele si precipita dal salotto, tutto solare e agitato.
Ragazzi! Buon compleanno! li abbraccia, li stropiccia come da tradizione. Irene, ciao. Ma perché le conserve? Cè già troppa roba
Ehi, so io come fate qui Irene fa una smorfia, finalmente rivolge unocchiata a Giulia. Scommetto che Giulia ha preparato tutto light. Zero sale, zero olio? I ragazzi hanno bisogno di mangiare come si deve. Io ho portato cetriolini miei, pomodorini, funghi sottolio. E faccio un vero cotechino, non quella gelatina di pollo che hai servito sei mesi fa.
Giulia sente il sangue salire alla testa. Sei mesi fa Irene era venuta a prendere i ragazzi e aveva demolito tutto con le sue critiche.
Benvenuta, Irene, risponde gentile quanto basta. Accomodatevi. Cibo ce nè per tutti. E il cotechino oggi è di manzo, trasparente come uno specchio dacqua.
Vedremo mugugna la donna, si fionda in salone senza chiedere permesso. Ancora il divano vecchio? Ti avevo detto un anno fa che il colore non va, Miché! Invecchia la stanza. E le tende sembra un locale per anziani. Da noi cera sempre luce, i veli bianchi
Michele la segue con le borse.
Ci piace così, è accogliente.
Accogliente è quando la casa canta, qui sembra una cripta decreta Irene, e si piazza sul divano sbagliato. Ragazzi, lavatevi le mani! Giulia, che aspetti? Inizia a servire, questi muoiono di fame.
Giulia stringe i pugni fino a lasciare i segni delle unghie. Calma, solo per Michele, per non rovinare la festa ai ragazzi.
Senza dire nulla torna in cucina. Michele le si avvicina tra una portata e laltra.
Giuli, non prenderla troppo sul serio sussurra, impilandole i piatti tra le mani. Ha un caratteraccio, lo sai. Non lo fa apposta. Ci è abituata. Lascia che porti io le insalate.
Faccio da sola ribatte Giulia.
La cena parte malissimo. Irene si siede di fianco a Michele, gli struscia il gomito come se niente fosse, i gemelli di fronte. Giulia, in fondo vicino alla porta, sembra la cameriera che si è presa una pausa.
Ai miei campioni! brinda Michele. Ventun anni! Il tempo vola.
Non dirlo, Miché! si inserisce Irene. Ricordi quel giorno che mi portasti in ospedale? Pioveva, la macchina che non partiva, tu fuori in camicia a girare intorno alla Fiat, poverino, che scena! E poi sotto la finestra urlavi Chi sono? Chi sono? Che ridere
Ride, la voce si espande come una sirena, lancia il braccio sul suo ex marito. Lui si intenerisce, si perde nei ricordi.
Bei tempi Giovani e un po scemi.
O come la volta che Paolo cadde nella pozzanghera col vestito nuovo, avevamo la festa dalla tua mamma! Hai preso su lui, tutto sporco, lo lavavi nella fontana!
Storia dopo storia, sempre di quegli anni. Di vacanze insieme a Viareggio, delle tappe come famiglia: Ricordi Pisa?, Quando tappezzammo la camera?, Quando ti sei rotto la gamba e ti imboccavo con il cucchiaio?.
Giulia è muta, sposta linsalata col forchetta. Si sente estranea, un oggetto di scena. I ragazzi ogni tanto mugugnano col telefono in mano. Michele, intenerito tra vino e nostalgia, si lascia prendere dalla conversazione, dimenticando che la sua attuale moglie è lì.
Giulia, mi passi il pane? Irene continua il racconto di Michele che le insegnava a guidare. E lui urlava Frena!, io acceleravo! Quasi sfondavamo il cancello! Miché, ti sono spuntati i capelli bianchi quel giorno!
Eh sì Sei sempre stata spericolata.
Sei sempre stata mia
Quelle parole risuonano come un pugno. Giulia alza la testa e guarda il marito: lui neppure se ne accorge, guarda Irene con candore, con dolcezza. Lei gli ricorda i tempi migliori.
Linsalata salata, Irene si lamenta, assaggiando linsalata di riso. Sei innamorata Giulia? Salano sempre se cè una cotta! Ma di chi? Del marito tuo? Ah ah! Miché, prova il mio cotechino. Questo sì, che è buono: con tanto aglio.
Si allunga fino a posare una fetta del suo cotechino sul piatto di Michele, sopra il risotto appena portato da Giulia.
Irene, lasciala stare la mano dice Giulia sottovoce.
Cosa? Perché sei così tesa?
Ho detto di togliere la mano dal piatto di mio marito. E porta via il tuo cotechino. Cè abbastanza roba preparata da me.
Tutto tace. I ragazzi staccano gli occhi dal telefono. Michele sbatte le ciglia, colto di sorpresa.
Giuli, dai, non fare così Lo ha messo lì Va bene
Buono, eh? Giulia si alza lentamente. La sedia stride sul parquet, rumore secco. Ti piace il cotechino di Irene? Ti piace scherzare sui vecchi tempi? Ti diverte vedere unaltra che comanda in casa tua, critica mobili, cibo, tua moglie?
Ma dai! borbotta Irene. Sei troppo sensibile. Sono consigli, solo.
Non ho bisogno di consigli Giulia la guarda dritta negli occhi. Né della tua compagnia. Ho sopportato per Michele. Per i ragazzi. Ma vedo che siete felici anche senza me. Tra barzellette di famiglia, la nostra Fiat, le nostre vacanze voi siete una famiglia. Io qui sono la cameriera che deve servire, e stare zitta.
Giulia, basta Michele cerca di prenderle la mano, lei la ritrae. Hai frainteso Ricordavamo soltanto
E allora continuate pure. Non vi disturbo.
Giulia si gira ed esce dal salotto. Dalle sue spalle senta il bisbiglio a voce alta di Irene:
Schizzata! Te lavevo detto Miché, non fa per te. Si crede chissà chi.
Giulia entra in camera. Trema, ma il passo è sicuro. Prende dal mobile la borsa da viaggio, ci mette una pochette, pigiama, tablet, il cambio. Si toglie il vestito da festa non le è mai piaciuto indossa jeans e maglione.
Chiede un taxi dallapp. Mancano sette minuti.
Va nellingresso, si mette il cappotto, scarpe. Dalla sala ancora risate. Irene si lancia in chiacchiere, Michele ride. Ormai non la pensano più, credono che sia in camera a farsi passare il broncio.
Giulia si affaccia sulla porta.
Io esco, dice ad alta voce.
Tutti zittiscono. Michele si volta reggendo un bicchierino.
Dove vai? Ti serve qualcosa? Il pane?
No, Michele. Vado in albergo. Anche per me oggi è una festa: libera dagli insulti e dalla mancanza di rispetto. Voi qui con la vecchia compagnia state alla grande. Festeggiate pure. Il frigo è pieno, la torta è sul balcone. La lavastoviglie cucina la trovate pronta, le pastiglie sono sotto il lavello. Spero che Irene sappia fare anche una dimostrazione di pulizie, non solo di come si mangia il cotechino.
Ma sei fuori? Michele si alza di scatto, rovescia il bicchiere. La grappa finisce sulla tovaglia. Quale albergo? È notte! Ci sono gli ospiti!
Sono i tuoi ospiti, Michele. Non i miei. Statemi bene. Auguri ragazzi.
Esce di casa e chiude la porta, isolando le proteste di Michele e il verso indispettito di Irene.
In taxi guarda fuori i lampioni della città. Poi chiama il miglior hotel SPA della zona.
Buonasera, cè una camera libera? Suite o junior suite? Perfetto. Arrivo tra venti minuti. Mi portate una bottiglia di Franciacorta e un vassoio di frutta? E prenotatemi un massaggio domani mattina, il primo disponibile.
In hotel cè silenzio e profumo di essenze costose. Nessuna cipolla fritta, nessun vociare da cucina o urla. La stanza la accoglie con lenzuola fresche e immacolate.
Si fa la doccia, si avvolge nellaccappatoio soffice, versa il vino freddo, si siede sul balcone. Sotto il panorama di Firenze brilla, indifferente.
Il telefono vibra già in taxi, ma lei lha messo sul silenzioso. Ora guarda lo schermo. Quindici chiamate perse da Michele. Tre messaggi.
Che stai combinando?
Ritorna subito, ci stai facendo fare brutta figura!
Giulia, non scherzare, Irene è sconvolta.
Giulia sorride e spegne il telefono. Sorseggia il prosecco. È la prima volta da anni in cui si sente totalmente libera. Non deve preoccuparsi se la carne piacerà, se la tv è troppo alta, se Michele la rimprovererà. È sola, ed è bellissimo.
Al mattino la sveglia il sole. Si stiracchia, chiede la colazione in camera uova alla benedict, cornetto, caffè. Poi va al massaggio, nuota in piscina. Proroga la stanza di un giorno. Non ha nessuna voglia di rientrare.
Riaccende il cellulare solo la sera dopo. Stavolta i messaggi sono di più, e il tono è diverso.
Giulia, dove sei? Mi preoccupo.
I ragazzi sono usciti subito dopo che te ne sei andata. Hanno detto che siamo ridicoli.
Irene è partita ieri sera. Abbiamo litigato.
Ti prego, rispondi.
Giulia chiama Michele.
Pronto! Giuli! Vita mia, stai bene? Dove sei?
Sono in hotel, Michele. Riposo.
Scusami, svuota il fiato sono stato un cretino. Ho rovinato tutto.
Racconta, fredda comè andata la serata?
Da schifo. Appena sei uscita, Paolo si è alzato e ha detto: Siete incredibili. Mamma è una maleducata, papà una marionetta. Giulia è una persona seria, ma voi lavete cacciata. E sono usciti anche Alessandro. Neppure hanno assaggiato la torta.
Giulia prova unombra di soddisfazione. I ragazzi sono più maturi degli adulti.
E poi?
Irene ha iniziato a urlare. Che ho cresciuto due ingrati, che tu lhai messa contro di loro. Ha preteso che togliessi tutto da tavola. Le ho detto di aiutare, visto che comandava tanto. Ha strillato, ha rotto un piatto. Quello del servizio di tua madre.
Irene ha rotto un piatto? la voce si fa gelida.
Sì Per sbaglio. Sventolava le mani. Non ce lho fatta, Giulia. Le ho detto di chiamare un taxi e sparire. Abbiamo litigato di brutto. Mi ha vomitato addosso tutto, lo stipendio basso, mia madre, la vita che dice di aver perso con me. E lho cacciata.
Silenzio, poi Michele tira il fiato.
Sono qui, solo. Tra piatti sporchi. Non ho sistemato niente. Non ce la faccio. Ti prego, Giulia, torna. Ho capito quanto sono stupido. Mai più Mai più una ex in casa nostra. Lo giuro.
Non hai pulito la casa? domanda Giulia.
No. Tutto lì, comera.
Perfetto. Hai tempo fino a domani mattina. Voglio la casa lucida. Nessuna traccia di Irene niente conserve, niente cotechino. In pattumiera tutto. Se arrivo e trovo anche solo una mollica, o sento odore dei suoi profumi io me ne vado davvero. Capito?
Capito, Giulia. Faccio tutto. Non lascio una briciola. Solo torna. Ti amo. Non volevo se andasse così. Volevo fare il bravo
Bravo lo sei solo se ragioni con la testa, non se vuoi far contenti tutti taglia Giulia. Arrivo a pranzo domani. E, Michele: se mai permetterai ancora a qualcuno di criticarmi in casa mia, la prossima volta non vado in hotel. Vado via per sempre.
Chiude la telefonata. Fuori brilla la sera su Firenze. Giulia finisce il suo caffè. Ha un po pena di Michele senza forza, impigliato nel suo ruolo di buon padre. Ma ne ha di più per se stessa, per quella che ha sopportato per anni tutto questo.
Basta sopportare. Una notte in hotel le ha cambiato qualcosa. Ha capito che può essere la protagonista della sua vita. Non accomodante, non intelligente, ma protagonista.
Il giorno dopo, quando rientra, tutta la casa profuma di limone e detersivo. Le finestre spalancate, si respirano soltanto odori di pulito. Michele, occhi stanchi da nottataccia e mani rosse, la accoglie allingresso.
Ho sistemato tutto dice come uno scolaro che spera di non essere rimproverato. Ho lavato pure le tende, avevano odore di lacca.
Giulia entra in cucina. È perfetta. Conserva sparite. Il vaso che aveva scatenato la lite non cè più.
E il vaso? domanda.
Buttato via mormora lui. Insieme al cotechino. Non lo voglio vedere più.
Giulia si avvicina, guarda il suo viso stravolto ma finalmente sincero.
Va bene, si toglie il cappotto. Metti su il tè. Mangiamo la mia torta. Non lhai buttata, vero?
Michele tira su il fiato e la stringe forte, il viso tra la spalla e i capelli.
La torta cè. Buonissima. Lho assaggiata stanotte, da solo. Giulia, sei la migliore. Scusami davvero.
Ti perdono. Ma questa è lultima, Michele. Lultima.
Si siedono a bere il tè. Giulia guarda suo marito: a volte, per salvare una famiglia, bisogna prima allontanarsene. Anche solo due giorni. A volte il posto vuoto a tavola dice tutto quello che non si riesce a dire a parole.





