Maria per due anni fu solamente l’infermiera della madre di suo marito Maria è riuscita a sposare u…

Per due anni, Lucia fu soltanto linfermiera della madre di suo marito.

Lucia riuscì a sposare un uomo davvero rispettabile, con la fama di essere uno dei più seri della città. Tutte le sue amiche erano verdi dinvidia! Suo marito era il boss di una bella società, possedeva una villa lussuosa alle porte di Milano, tre auto che facevano girare la testa ai passanti e persino una casetta di campagna in Toscana. Tutto questo e neanche aveva compiuto trentadue anni!

Lucia invece si era appena laureata e aveva lavorato un anno come maestra di scuola elementare. Destate si erano sposati. Dopo il matrimonio, suo marito dichiarò solennemente che non cera bisogno che sua moglie si consumasse a lavorare per due spiccioli, e le ordinò di stare a casa e prepararsi a mettere su famiglia. Lucia non si oppose; pensò che forse i suoi piani includessero più shopping e meno tramonti alla fermata del bus.

Il primo anno di matrimonio sembrava uscito dalle fiabe. Lei e suo marito viaggiavano qui e là, accumulando ricordi e abiti firmati. Lunico problema era che Lucia non aveva dove sfoggiare i nuovi vestiti: le sue amiche lavoravano fino al tramonto e nei weekend facevano le equilibriste tra figli e suoceri. Il marito continuava a frequentare feste a cui, stranamente, Lucia non era mai invitata.

Lucia si annoiava. I bambini non arrivavano e il suo affetto per il marito si consumava più velocemente delle scarpe firmate. Una volta riordinata la casa, girava da una stanza allaltra come una turista alla Galleria degli Uffizi, domandandosi cosa ne sarebbe stato della sua vita. Passò pure il secondo anno. Il marito si faceva vedere solo la sera, sempre più spento e irascibile. Si lamentava di affari che non andavano come sperato.

Prima le disse che doveva spendere meno soldi. Poi iniziò a pretendere che Lucia annotasse ogni acquisto, pure le melanzane al supermercato, e le spiegava che con metà della spesa si sarebbe vissuti comunque da pascià. Lucia era preoccupata. Voleva tornare a insegnare, ma ottenere un posto in una buona scuola sembrava impossibile.

Si iscrisse a un corso di aggiornamento, ma proprio allora la madre del marito si ammalò. Lucia si ritrovò a badare alla suocera per due anni, giorno e notte. Il marito la portò a vivere con loro. Lucia faceva tutto: cambiava lenzuola, preparava minestroni, cercava di consolare. Il marito cominciò a ritardare ancora di più il ritorno a casa.

Alla morte della suocera, il marito diventò una nuvola nera in salotto: tristezza cosmica, silenzi eterni. Evitava Lucia come si fa con il vicino sempre pronto a chiedere il sale, stava sempre fuori e a casa non si vedeva quasi più.

Lucia non capiva cosa fosse cambiato, finché un giorno si spinse nel vecchio appartamento della suocera, dove non metteva piede da mesi. Dietro la porta chiusa sentì il pianto di un bambino. Rimase stupita: pensava che lappartamento fosse disabitato. Decise comunque di suonare.

Apre una giovane donna. Risulta che suo marito, già da prima che la suocera si ammalasse, si era fatto una famiglia parallela, e ora aveva sistemato la signorina proprio nellappartamento della madre.

Per Lucia fu uno shock degno di un film con Sophia Loren. Capì che non cera nulla da salvare nel suo matrimonio. Partì per Firenze da una zia, con una sola borsa e tanta voglia di dimenticare. Non voleva che qualcosa le ricordasse il passato, la villa, le cene eleganti, o quanto buffamente la vita sapeva, talvolta, apparecchiarle il tavoloA Firenze, laria era diversa: Lucia si svegliava con il profumo del pane fresco sotto casa, le strade morbide di prima mattina le regalavano sogni nuovi, e la voce squillante della zia le faceva sorridere, quasi suo malgrado. Riprese a insegnare: una supplenza nella scuola del quartiere, una classe chiassosa di bambini pieni di domande. Dal primo giorno, la cacofonia del loro entusiasmo la travolse e le cedette il passo a una felicità timida, come la primavera che rinasce dopo un inverno troppo lungo.

Passarono i mesi. Lucia scopriva ogni angolo della città e di sé, camminando e leggendo e scrivendo appunti su quaderni che sembravano non bastare mai. Si era liberata dal silenzio grigio, dalla cura di una villa che non aveva mai sentito sua. Lontana da tutto, sentì finalmente leggerezza: qualcuno le sorrideva al mercato, una collega la invitava per un caffè, alcuni alunni le portavano disegni macchiati di dita di tempera. La vita si rimescolava, dolce e rumorosa.

Un giorno, mentre aiutava una bambina a leggere una poesia, Lucia pensò al passatoalle scarpe firmate, ai salotti silenziosi, ai pianti trattenuti. Sorrise. Dalla finestra della classe, il sole accendeva i capelli dei bambini e si posava su di lei come un piccolo miracolo.

Lucia era tornata a casa, persino più ricca di sogni. Non servivano più le ville o le auto lucide: il futuro era una risposta tutta sua, e finalmente, poteva camminarci incontro senza voltarsi mai.

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