Non avrei dovuto diventare madre, perché non sono una buona mamma! Come ho potuto perdere il momento in cui mio figliastro ha “messo incinta” mia figlia?

Diario di Maria Milano, primavera 1992

Non avrei mai pensato che la vita potesse cambiare così tanto, così rapidamente. Quando la mamma mi ha chiesto spiegazioni, non avevo programmato di avere un altro bambino insieme a Michael… Eravamo solo giovani, desideravamo sposarci un giorno, ma tutto è successo prima che potessimo davvero immaginarlo.

Tutto è iniziato nei primi anni 90, qui a Milano. Dopo la morte di mio marito, ho cresciuto mia figlia da sola, affrontando il dolore e una quotidianità difficile. I soldi bastavano appena per vivere; facevo due lavori, lottavo per far stare mia figlia in buone condizioni e provavo a non farle pesare la nostra situazione. Dopo tre anni, un collega mi ha presentato a Guglielmo. Un uomo dal cuore grande, con un figlio, Michele, nato dalla sua prima unione.

Si era separato dalla prima moglie perché lei era caduta nellalcol e sera messa a sottrarre soldi. Con Guglielmo ho cominciato a parlare e poi lui mi ha chiesto di sposarlo. Ho esitato a lungo, non ero certa di riuscire a fidarmi dopo tutto quello che avevo passato. La mia amica Antonella però mi ha rassicurato: lo conosceva da anni, mi diceva che era una brava persona e lavorava bene, non beveva e avrebbe potuto garantire sicurezza. Così ho accettato.

I nostri ragazzi si sono fatti amici, la nostra casa era piena di vita e davvero pensavo che finalmente la felicità fosse arrivata. Ma il destino non è stato tenero. Un giorno Guglielmo fu stroncato da un ictus, se ne andò allimprovviso. Mi sono sentita tradita dalla sorte, mi chiedevo continuamente perché la vita mi riservasse solo prove dolorose. Ma non ho avuto tempo per piangere, dovevo gestire la custodia di Michele; non volevo mandarlo in un istituto, ormai era parte della nostra famiglia.

Siamo rimasti in tre. Michele, dopo la terza media, entrò ad una scuola tecnica e mi aiutava in tutto. Spesso andava lui a prendere mia figlia da scuola, volevo che nessuno la disturbasse. Mi sentivo finalmente una famiglia completa. Poi arrivò una telefonata, una di quelle che ti stritolano il cuore: linfermiera della scuola mi disse che mia figlia non stava bene ed era stata portata allospedale. Lasciai tutto quello che stavo facendo e corsi da lei. Il medico mi disse che presto sarei diventata nonna.

Non sapevo davvero cosa fare. Non urlai contro Michele, preferii parlarci con calma. Michele, sei ormai grande. Non hai pensato alle conseguenze? Lui mi rispose: Sì, lo sapevo, Maria, ma non pensavo sarebbe successo così in fretta. È stata solo una volta… Io la amo e vorrei sposarla, ma magari più avanti, quando la legge lo consentirà. Avevo pensato di coprire la gravidanza e registrare il bambino a mio nome, ma la giovane coppia desiderava essere genitori legali e sposarsi davvero.

Quel periodo è stato difficile: ho passato quasi un mese tra uffici e tribunali per raccogliere tutti i documenti necessari e registrare il matrimonio dei miei ragazzi, ancora minorenni. I primi tre anni sono stati un calvario. Mia figlia è rimasta a casa con il bambino ed io lavoravo giorno e notte per sfamare tutti. Anche Michele non si è tirato indietro, trovava piccoli lavoretti per integrare il denaro, almeno un po. Poi ha terminato gli studi e si è sistemato con un lavoro vero. Era tutto più facile, finalmente dormivo di notte e lavoravo solo di giorno.

Ora sono passati venticinque anni. Mia figlia e Michele sono ancora insieme. Mi ringraziano spesso per aver creduto nella loro storia e aver permesso loro di costruire una vera famiglia italiana, con valori, amore sincero e tanta gratitudine. Ripenso spesso a quello che ho fatto: forse è stato difficile, ma non cambierei nulla. E tu, cosa faresti al mio posto?

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