Ama te stessa, e tutto andrà bene
Fuori dalla finestra la tramontana soffia, fa freddo e il cielo è grigio, proprio come si sente il mio cuore. Sono seduta da sola in questa grande villa qui a Parma, dove non mi manca nulla, tranne la compagnia. Ho anche un marito, Stefano, ma anche stasera è impegnato per lavoro, come dice lui. E io so bene di che tipo di affari si tratta.
I figli sono cresciuti da tempo e hanno lasciato casa. Simone, mio figlio, è sposato e vive con la sua famiglia a Modena, mentre mia figlia, Giulia, si è trasferita vicino a Firenze dopo la laurea, ha sposato un ragazzo del posto e ora crescono insieme la loro bimba, Serena. Oggi ho parlato al telefono proprio con Giulia.
Mamma, ti sento la voce triste mi chiedeva lei, con premura Cè qualcosa che non va?
No, figurati, cara, tutto bene. E voi? Come sta la mia dolce nipotina?
Oh, qui siamo felici, mamma. Pietro lavora tantissimo, sai che per un chirurgo non cè mai tregua, ma gli piace e dice che è la sua vocazione. Serena ormai tra poco va allasilo, cresce in fretta, ci dà tanta gioia.
Sono contenta per te, tesoro. Che tutto vi vada sempre bene rispondevo con il mio tono stanco.
Però, mamma, il tuo umore non mi piace, davvero. E papà dovè?
Papà? Eh, sarà in garage a sistemare la macchina, qui il freddo è pungente e fuori cè bufera non volevo rattristarla.
Da più di sei mesi vivo in una confusione dolorosa, e non ne parlo con nessuno ormai, a chi importa? Qualcuno magari potrebbe compatirmi, altri godrebbero del mio dolore. Ricordo ancora questa estate, lavoravo nelle aiuole sotto la finestra aperta, persa nei pensieri, quando ho sentito la voce di Stefano. Parlava al telefono con un tono dolce e intimo, pensando che io non fossi in casa.
Va bene, tesoro ma oggi non riesco a venire, anche a me manchi Anchio ti voglio bene Non ti arrabbiare, domani passo da te. Lo sai che se prometto, mantengo
Quando ha finito, Stefano o si è allontanato da quella stanza o ha messo giù; non ho sentito altro. Mi sono sentita male. Un colpo alla testa, come se fossi stata tradita in pieno petto. Quel mio Stefano, luomo in cui avevo sempre creduto, si era rivelato uguale a tanti altri. Mi vennero in mente le parole di mia sorella, quando si lamentava del marito e della sua amante. Ai tempi mi sembrava impossibile, ora invece mi trovavo al suo posto e finalmente la capivo. Non sapevo che fare. Piangere? Buttare fuori di casa il marito? Mi sedetti dietro casa, sulla panchina, e scoppiò il pianto.
Signore, come hai potuto farmi questo? Dopo tutto lamore e la fiducia che ho dato. Stefano, a cui ho creduto ciecamente, ora mi ha pugnalato alle spalle, come fanno tanti uomini.
Stefano ha quarantasette anni. Nella vita gli è andata bene. Moglie che lo ama e lo sostiene, figli cresciuti degnamente e ormai indipendenti. Qui a Parma abbiamo una piccola impresa storica di famiglia: un mulino dove si fa farina per i forni della zona e mangimi che distribuiamo nei dintorni.
Tutto questo dolore me lo sono tenuta dentro per mesi. Poi, piano piano, sono riuscita a scoprire chi fosse quella donna. Ho iniziato a curiosare, anche con un po di vergogna, una sera ho sbirciato il cellulare di Stefano mentre dormiva.
Il suo nome è Tania sì, anche da noi esistono le Tania e ho scoperto che era una cugina lontana di alcuni nostri amici comuni, la cui reputazione non era delle migliori. Ho saputo, da una chiacchierata con Vera, che viveva alle case popolari, quelle tra via Garibaldi e il quartiere Quadrilatero.
Tania non combina mai niente di buono, bella ragazza sì, ma mai sistemata, mi confidava Vera con gli uomini è stata sempre troppo libera, e questo lha rovinata. Ha trentacinque anni, non sè mai sposata né ha figli. Tante volte mi ha detto che la sua vita è disordinata e crescere un bambino da sola la spaventa.
Non dissi nulla a Vera. Tornai a casa e scoppiai a piangere tutto il dolore che stavo accumulando.
Che fatica portare dentro tutto questo peso!
Non resistetti oltre, due mesi fa decisi di andare direttamente da Tania. Quando le aprii la porta, lei impallidì. Sapeva chi ero. Entrai senza aspettare inviti.
Ciao dissi, sfinita. Mi accomodai da sola sul divano e osservai la stanza.
Tania era terrorizzata, forse pensava che le saltassi addosso. Cercai di trattenere rabbia e amarezza, poi sbottai:
Non ti vergogni a stare con un uomo sposato? Con quanti uomini liberi ci sono La felicità non la costruirai mai sulla sofferenza di altri, lo sanno anche i muri.
Al mio stupore, Tania scoppiò a piangere:
Non so cosa mi sia preso, ma io lo amo davvero, non ce la faccio a vivere senza di lui.
A quel punto non riuscii a trattenermi e le mollai uno schiaffo. Lei si coprì la guancia frastornata.
Scusami, Maria, davvero scusa. È come una follia che mi è venuta piangeva a dirotto.
E anche io crollai in lacrime. Piangemmo insieme, a lungo, tutte e due. Poi, cercando di ricompormi, le dissi:
Non dire a Stefano che sono venuta Ma se continuo a sentire che ricevi mio marito, non sorprenderti di ciò che potrei fare. e me ne andai dal suo appartamento chiudendo dietro di me.
Tania non raccontò nulla a Stefano, e nemmeno io dissi qualcosa a mio marito. Si continua così, sospesi. Non so se lui la vede ancora. Le sue riunioni di lavoro continuano, i miei sospetti pure. E stasera, ancora una volta, mi ritrovo sola con i miei pensieri.
E adesso? Stefano è tutta la mia vita, non riuscirei ad immaginarla senza di lui. Dopo tutti questi anni insieme, siamo diventati una cosa sola. Lidea della separazione mi terrorizza: dividere la casa, la vita, tutto No, meglio che resti tutto così comè penso mentre guardo fuori nel buio della sera, prigioniera dei miei dubbi.
Anche se dovesse lasciarmi questa villa, cosa ne farei, da sola fra queste mura? Case di queste dimensioni hanno sempre bisogno di lavoro e attenzioni. Stefano aggiusta, sistema, taglia legna, un giorno qua e laltro là si rompe qualcosa. Ho paura della solitudine, della povertà ormai ho fatto la vita da benestante, non saprei come arrangiarmi E i figli? Come potrei raccontare loro che il padre ha unaltra, più giovane? Sarebbe uno shock per loro.
Tengo tutto dentro. So già che, se lo dicessi a qualcuno, verrei giudicata: mi direbbero che a questetà serve rispetto per se stessi, bisogna prendere in mano la propria felicità, imparare ad amare se stessi invece di compatirsi.
Forse hanno ragione penso spesso ma io lo amo, il mio Stefano. Spero solo che lui ami ancora me. Probabilmente questa avventura finirà, magari si sarà già pentito. In fondo fra noi il rapporto non è mai cambiato: gentile, affettuoso come sempre, niente litigi, è tutto come ai tempi in cui eravamo giovani. Forse davvero bisogna prima imparare ad amarsi, poi tutto va a posto. Devo pensare anche a me stessa
Non è semplice vivere tenendo in cuore questa ferita. Stefano a volte si comporta come al solito, io faccio finta di nulla, ma dentro di me quellimmagine di Tania, giovane e bella, mi resta incisa. A volte penso che, per assurdo, mi sia rassegnata al fatto che mio marito abbia unaltra.
Dove sarà ora? Ancora al lavoro… Ne sono quasi certa.
Un pensiero mi passa in testa, quasi mi spaventa:
E se mi cercassi anchio un altro uomo? Mi tengo bene, ricevo ancora tanti complimenti Ma subito mi fermo: No, non ci riuscirei, non sopporterei accanto un altro. Il mio Stefano è unico, ma come riportarlo tra le mie braccia? Sarebbe forse capace di perdonarlo, anche se mi costa molto. Gli uomini sono diversi da noi, forse vedono lamore in un altro modo O forse no, chi può entrare davvero nella testa degli uomini?
Ripenso alla nostra giovinezza, e mi si stampa un sorriso malinconico sulla bocca.
In fondo, eravamo ricchi e felici anche allora: dormitorio duniversità, contavamo ogni euro da stipendio a stipendio. Invece di andare a cena fuori, con i soldi dei risparmi ci compravamo due biglietti per il cinema. Quanto tempo è passato Eppure sembra ieri. Ora non ci manca nulla, eppure mi sento sola. Non so nemmeno con chi parlarne, forse nemmeno voglio.
Una sera, immersa nei miei pensieri, vedo arrivare lauto di Stefano che illumina tutto il cortile con i fari. Parcheggia piano, mette via la macchina in garage. Finalmente entra in casa.
Maria, dove sei? Come mai stai al buio? spalanca la porta della cucina e accende la luce. Nemmeno mi sono accorta che era tutto buio.
Sono qui, rispondo piano Mi ero persa nei pensieri, poi fuori piove e tira vento
Eh, strade impraticabili, sembrava dovessi finire nel fosso. Ho fame! Dai, metti su qualcosa da mangiare, dice con il suo solito tono da marito.
Mi alzo, inizio a preparare la cena, lui va a lavarsi le mani. A tavola, Stefano mi guarda con il suo solito sorriso.
Senti un po, Maria, fra poco è Capodanno. E io ho pensato di farti una sorpresa.
Mi irrigidisco, ultimamente non amo le sorprese
Che sorpresa? chiedo sottovoce.
Stefano fa una pausa, vede nei miei occhi la paura.
Eh, cara, da quanto tempo non andiamo da nessuna parte? Aspetta qua, Si alza, va in ingresso e torna subito con una busta. Ho preso due biglietti per noi, voliamo in Sicilia, a Taormina, a passare il Capodanno al mare, sotto le palme! ride con quel sorriso che ricordo da una vita.
Mi si scioglie il cuore. Un peso enorme va via.
Santo cielo, Stefano, sei sempre stato così, ami stupirmi. Ci sto subito! Mai stata dinverno sotto le palme, non ci posso credere! Rido felice.
Lidea me lha data Simone, ma anchio desideravo portarti via un po, cambiare aria. Allora prepara le valigie
La vita, quasi senza accorgermene, è ripresa il suo corso. Siamo volati insieme in Sicilia, abbiamo festeggiato un Capodanno indimenticabile. Siamo tornati a Parma rinnovati. È cambiato qualcosa, ora sento che Stefano mi dedica ancora più attenzioni, rincasa sempre presto, e se proprio fa tardi, mi avvisa sempre per rassicurarmi.
La vita va avanti. Credo ancora nel mio uomo. E, piano piano, sto imparando ad amare me stessa come dicono, forse è davvero questo il segreto per stare bene.



