Chissà dove ci porterà il fiume del destino
Ultimamente Guido sembrava immerso nei suoi pensieri, parlava poco con me, sua moglie Claudia. Lo osservavo preoccupata:
Si è ammalato, di sicuro. A breve fa quarantacinque anni e dobbiamo organizzare la festa in una trattoria. Devo per forza prenderlo per mano e portarlo dal dottore, ho unamica medico che può aiutarci. Bisogna fargli fare delle analisi, chissà che altro…
Di questi pensieri parlavo spesso con la mia più cara amica, Teresa, che allimprovviso mi disse:
Quando il mio Mario si innamorò di un’altra, pure lui camminava come malato.
Ma dai Teresa, che paragone fai tra il tuo Mario e il mio Guido! la rimproverai.
E che, il tuo Guido è migliore del mio Mario?
Guarda, no, anzi, il tuo Mario sempre allegro, scherzoso, pieno di donne attorno, non ti basta? Il mio Guido a stento mette insieme due parole; pensa, sono stata io a chiedergli di sposarmi da giovani. E se non mi fossi trasferita io da lui, sarebbe ancora scapolo, ci puoi scommettere.
Lanno scorso Teresa colse Mario con unaltra. Io la consolavo:
Lascialo perdere, pensa a te stessa, smetti di piangere e butta fuori quel traditore!
Teresa prese la palla al balzo: mandò via Mario, iniziò a girare per bar e ristoranti, flirtava con chiunque, si tagliò i capelli cortissimi e raccontava che era per cambiare look. Io la osservavo allibita. Io intendevo altro: dico di pensare a sé stessa, magari qualche corso nuovo, imparare a ballare, coltivarsi un po… Magari sport, cultura.
Alla fine, Teresa perdonò Mario. E io non riuscivo a capirla.
Il mio Guido, non lo perdonerei mai pensavo.
Io e Guido stiamo insieme da quasi ventisei anni. Dopo tutto quello che abbiamo passato, dopo aver cresciuto due figli maschi, si avvicina la tanto sognata vecchiaia serena. Pure se ancora non ci sentiamo vecchi, il compleanno di Guido va festeggiato come si deve, ho già sentito i parenti. Glielo dirò a tempo debito.
Ci siamo sposati quasi alla fine delluniversità, ci eravamo conosciuti durante una gita in montagna. Studiavamo a facoltà diverse, ma vivevamo nella stessa città, Modena. Al quarto anno organizzano una trekking insieme: non andammo tutti. La sera al fuoco, fui io a notare Guido, così riservato, ma allinizio avevo vergogna. Poi ci avvicinammo piano piano: mi facevo avanti, mi interessavo a lui addirittura gli cucii la camicia che aveva strappato.
Guido invece mi portava il sacco a pelo, la tenda, mi aiutava con tutto. Ci siamo trovati. Lamicizia si è trasformata lentamente in amore, tutto per mia iniziativa: fui io a dichiararmi. Poi lui, timido, mi disse:
Claudia, credo di essermi innamorato anchio.
Allora dobbiamo vivere insieme, trasferirò le mie cose da te e andiamo subito al Comune a fare la domanda per sposarci e a lui stava bene così.
Presa la decisione, mi trasferii nella casa in cui viveva Guido con sua nonna Pia. Nessuno era più felice di suo padre, visto che la madre di Guido non aveva più rapporti con la nonna da giovane. La cura della nonna non interessava alla madre molto più sensibile il nipote che si trasferì da lei quando si ammalò. Adesso toccava a me prendermene cura.
Guidino diceva la nonna Pia tua Claudia mi piace proprio tanto, è operosa, brava, sempre in movimento. È la vera moglie per te! Appena vi sposate, intestiamo la casa a voi. Ma tu, tieniti stretta Claudia.
Poco dopo ci sposammo. Piano piano la nonna se ne andò. I figli nati a breve distanza: il maggiore oggi ha ventitré anni, il minore ventuno. La nostra vita, insomma, è scivolata tranquilla tra viaggi al mare, in montagna, vacanze in Sardegna o in Toscana, addirittura in Grecia. I figli sempre con noi. Ma ultimamente Guido era cambiato. Pochi giorni fa mi disse allimprovviso:
Possiamo dire che la vita è volata via e non ci siamo goduti niente, Claudia.
Mi sono infuriata:
Ma come, Guido? Mai stati fermi, ogni estate fuori casa, a Trento, a Rimini, giù in Sicilia, ad Aosta Una volta pure a Dublino! I figli grandi, tra poco i nipoti!
Non intendevo questo mi rispose, agitò la mano e tacque; mi guardò in un modo strano, che non capii.
Avevo per la testa altre cose.
Guido, pensavo di invitare al tuo compleanno Matteo e Francesca, dai, i nostri amici di Bologna.
Compleanno di che? mi guardò strano.
Ma come, il tuo! Tra poco quaranta cinque anni! Festeggiamo in trattoria!
Ah sì? E chi lo ha deciso? e tornò quello sguardo serio, distante.
Ed eccomi qua, è già la terza ora che sto da sola sul divano, fissando il pavimento. Le lacrime non escono neppure.
Mai avrei pensato di finire così continuo a ripetermi.
Quella sera Guido rientrò presto dal lavoro, cosa insolita. Per più di un anno, rientrava sempre tardi. Io ci avevo fatto labitudine.
Ciao disse entrando. Rimase in cucina, senza nemmeno togliersi il giubbotto di pelle.
Ciao, ma togliti almeno il giubbotto, lavati le mani, a tavola che si cena! dissi col solito tono.
Ma Guido restava lì, testa bassa, muto.
Claudia, me ne vado. Perdonami sussurrò piano.
Cosa intendi? Dove vai? Dai, su, lascia perdere queste sciocchezze. Non stai bene? Ho avuto il sospetto, dobbiamo andare dal medico… Non è niente, ti passa.
Guido mi guardò dritto negli occhi e disse:
Sto benissimo, non è questione di salute… Capisci, Claudia, sono innamorato. Da due anni vedo una collega dellufficio.
Ti sei trovato una ragazzina, eh? scattai.
No, non è più giovane. È… semplicemente unaltra donna, non una bellezza, una donna vera, reale…
E io cosa sono, Guido? chiesi sconvolta.
Tu? scosse la testa, quasi liberandosi di un peso Tu sei la mia padrona, io il tuo cane al guinzaglio. Non posso fare nulla senza di te. Comandi tu: cosa indossare, dove andare, come festeggiare il compleanno, perfino che cosa mangiare e bere. Non mi lasci andare allo stadio, solo perché a te non interessa il calcio. E io lo amo.
Guido, io faccio tutto per te, per la famiglia tentai… ma mi interruppe.
Tutto quello che guadagno lo consegno a te, decidi sempre tu. Mi dai dieci euro per il caffè e le sigarette. Mai ti è venuto in mente che per un uomo è umiliante? Non posso uscire con i colleghi a bere una birra, perché non ho soldi miei. Lo diceva piano, calmo, nel suo modo solito.
Mi inginocchiai davanti a lui, cercando i suoi occhi.
Ma Guido, abbiamo sempre fatto così, perché improvvisamente non va più bene? Daccordo, se ti fa piacere da ora ti darò i soldi per le tue uscite del venerdì, andiamo pure insieme allo stadio. Andremo insieme a scegliere i vestiti che vuoi.
Guido di nuovo mi guardò come fosse distante.
Claudia, non hai capito niente la voce si fece dura, io restai senza parole. Voglio vivere e respirare libero, voglio decidere per me stesso, mangiare quello che piace a ME, non solo a te. Voglio avere il mio spazio, i miei pensieri, le mie decisioni. Tu mi soffochi con la tua volontà, non riesco a reagire. Ma, sai, tutto ha un limite. Claudia, io sono come minorato, e tu la mia tutrice, che sceglie per me.
lei permette di essere corteggiata
Ma come, Guido, e lei no? chiesi disperata.
No, è diversa. È una vera donna vidi i suoi occhi brillare mentre la nominava lei mi permette di corteggiarla, mi fa sentire uomo, comprendi?
Quello sguardo vivo, mai visto in ventisei anni. Guido sembrava ringiovanito, risorto… compresi che era davvero innamorato. Proprio come da ragazzi.
Non può essere, pensavo sconvolta a questetà, che vergogna! Cosa si permette? E invece dissi: Guido, per una semplice sbandata rovini una famiglia! Ma cosa dirà la gente? Pensa agli altri! Ritirati, Guido! Tutti credono che siamo una famiglia modello.
Quale gente, Claudia? Modello di che?
Compresi in un attimo che Guido si era ribellato, aveva fatto la rivoluzione. Nulla potevo fare. Scoppiai in lacrime, cosa mai successa in vita mia.
Ma Claudia, piangi? si mostrò sorpreso.
Lo abbracciai. Ma Guido mi sciolse le braccia, andò in camera, raccolse due vestiti, prese la valigia e se ne andò. Rimasi nellassoluto silenzio.
Mai avrei immaginato che il destino prendesse una piega così contorta, che mi ritrovassi improvvisamente sola dopo una vita da moglie e madre. Ora mi aspetta una vecchiaia solitaria…
Telefonai a Teresa. Arrivò subito a consolarmi.
Ma dai Claudia, non siamo mica vecchie! Reagisci, ricordi quando tu a me parlavi di corsi e nuovi inizi?… Vedi, per me quei corsi non sono serviti, Mario ha chiesto scusa, era solo una scappatella. Mi ama, non trova unaltra come me! Anche Guido magari torna, anche se dentro di sé Teresa ci credeva poco: Guido era un uomo diverso, serio, non uno come Mario.
No, Teresa, il mio Guido è andato via per sempre. Stavolta non torna. Hai sentito cosa mi ha detto? Tu non lo conosci come me.
Finita la visita dellamica, rimasi sola fissando il vuoto. Non sapevo dove mettermi, cosa fare. Di chi prendermi cura, su chi esercitare il mio controllo, a chi dare ordini. Toccherà imparare a convivere con la solitudine. O forse davvero qualcosa cambierà, chissà dove mi porterà il fiume del destino. Forse troverò una nuova riva…



