Un lupo si avvicinava al cortile senza riuscire a mangiare. Una donna osservò meglio il suo collo e rimase senza parole: «Chi ti ha fatto questo?»

Il lupo veniva spesso nel cortile, ma non riusciva a mangiare. La donna notò il suo collo, spalancò gli occhi e sussurrò: «Ma chi ti ha fatto questo, povero tesoro?»

In un paesino sperduto tra le colline dellAppennino, appena adagiato ai margini del bosco, era comparso un lupo solitario. Giovane, ben fatto, decisamente selvatico, eppure inspiegabilmente attratto non dal folto della foresta, ma dagli uomini e dai cani da cortile. Non disturbava di notte, non aggrediva le galline e non mostrava segni di ferocia. Semplicemente si fermava a qualche passo dalle case, si sedeva e osservava con attenzione, a lungo, quasi come se volesse farti capire qualcosa.

Sembrava che la vera attrazione fosse Zita, una mezza cagna tutta pepe che viveva con Caterina. In paese ci ridevano su, la chiamavano la sposa del lupo, anche se lei, a dire il vero, non la prendeva affatto sul ridere. Una mattina, uscendo presto a prendere acqua dal pozzo, Caterina vide il lupo acciambellato proprio accanto alla cuccia di Zita. Nel suo sguardo cera una tale malinconia che le strinse il cuore: non un briciolo di rabbia selvaggia, solo disperazione.

Cosera successo a quel predatore fuori dal comune? E perché tornava sempre nel suo cortile?

Allinizio le voci sullarrivo del lupo erano cariche dallarme, ma pian piano la paura si era sciolta, come neve al sole. Il bestione non toccava polli o pecore, non si avvicinava troppo alle persone stava solo in giro sui bordi della frazione, cercando di arrivare ai cani. Con i maschi se ne stava alla larga, ma con le femmine era più insistente, come se cercasse moglie. Ed è così che il suo percorso lo aveva portato da Caterina.

Anche Zita sembrava presa bene: scodinzolava beata ogni volta che il lupo compariva. Lui ogni tanto la fissava, poi guardava verso la finestra della casa, quasi a sperare in un segnale di via libera. Caterina, da parte sua, si prestava anche agli scherzi degli altri, ma dentro sentiva che cera qualcosa di più che una semplice stranezza animale.

Una mattina, nemmeno un urlo di secchi caduti riuscì a farlo scappare, e Caterina si accorse sul suo collo di una strana traccia scura. Sembrava un collare o forse una cinghia. Lidea che un animale dei boschi potesse aver portato qualcosa di simile le solleticava i pensieri. Il lupo però sparì poco dopo, lasciandosi dietro unansia sottile.

La sera, Caterina portò al limite dellorto un po di carne. Ed ecco la verità: il lupo non mangiava, si limitava a leccare i pezzi, tentando invano di masticare. Le era chiaro: aveva fatica a spalancare la bocca. Niente più paura un predatore che non può mangiare non mette certo terrore.

Ogni giorno Caterina tagliava la carne sempre più sottile, così che potesse almeno ingoiarla. Si avvicinava, parlava piano, con la voce che si usa solo con i bambini. E una sera riuscì a sfiorargli la testa.

Sotto le dita sentì un vecchio collare di cuoio, ormai incorpato nella pelle. Un segno di cattiveria umana rimasto impresso come una trappola mortale. Facendo forza su sé stessa, Caterina tirò fuori un coltellino, cercò la fibbia e tagliò la cinghia. Il lupo sobbalzò, scappò via come una freccia e corse dritto nel bosco.

Il mattino dopo, portò il collare in paese, davanti allalimentari. Gli uomini lo riconobbero subito: anni addietro, dal centro daddestramento faunistico era fuggito un giovane lupo. Proprio lui. Qualcuno rise, qualcun altro polemizzò, ma Caterina aveva un solo pensiero: finalmente poteva respirare a pieni polmoni.

E lui tornò. Stavolta mangiava senza problemi, e ogni giorno si faceva più forte. Un giorno, sazio, semplicemente si avvicinò e gli poggiò la testa sulle ginocchia.

Poi successe il vero miracolo. Zita partorì quattro cuccioli di lupo e un cagnolino nero. Il paese rimase senza parole: quellasociale non aveva perso tempo.

Il lupo cominciò a venire spesso nel cortile, portava da mangiare e annusava i piccoli, di tanto in tanto li leccava pure. Caterina guardava dalla finestra, capendo che era diventato padre, e il suo cortile era ormai parte del suo branco.

Un giorno arrivò uno sgarbato, il gestore del centro faunistico. Pretese il lupo indietro, offrì lire per i cuccioli e poi, di fronte al no, iniziò pure a minacciare. E lì successe qualcosa che il paese racconterà per generazioni.

Il lupo scavalcò il recinto in un lampo, atterrò malamente lo spaccone e si mise fra lui e Caterina con i cuccioli. Quello corse via impaurito, mentre a Caterina non restava nessun dubbio: era proprio il lupo scappato dagli uomini.

I cuccioli crescerono e, un giorno, seguirono il padre nei boschi. Anni dopo, i cacciatori narravano storie di misteriosi lupi neri nei dintorni. Caterina sorrideva: erano i nipoti di Zita.

Il lupo tornò ancora, di tanto in tanto, davanti alla sua porta. Ma, come diceva lei, quella è unaltra storia.

A volte la fiducia nasce dove meno te laspetti: tra persone e natura selvaggia. Caterina non ebbe paura di mostrare compassione, e il lupo le rispose a modo suo con fedeltà e protezione.

Così il solitario trovò una famiglia. E la donna, una storia che prova che la gentilezza torna sempre.

E voi che ne pensate gli animali selvatici sanno ricordare un gesto gentile e ricambiarlo?

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