– Ragazza, tieni tuo figlio seduto sulle tue ginocchia

Signorina, siedi il tuo bambino sulle ginocchia, mi rimproverò una signora robusta, sulla cinquantina, dal tono che non lasciava spazio a repliche. Comunque, avevo appena acquistato un posto per mio figlio sullautobus e sborsato ben 80 euro.

Quella mattina portavo Edoardo da sua nonna. Sebbene abbia solo cinque anni, nel nostro clan familiare Edoardo è considerato un gigante: tutti lo trattano come uno delle elementari. Per questo gli compriamo sempre un posto separato nei pullman; si comporta educatamente e, vista la sua altezza e peso, tenerlo sulle ginocchia è una battaglia persa. Sia io che lui ci sentiremmo scomodissimi, e poi rischierebbe di sporcare le scarpe degli altri passeggeri. Insomma, un posto a parte è meglio per tutti.

Quel giorno Edoardo era arrampicato accanto al finestrino e io al suo fianco. Avevamo scelto i posti davanti per scendere più comodamente, visto che dovevamo arrivare prima degli altri passeggeri. Avevo spiegato bene al conducente che avevo preso un biglietto anche per Edoardo, così nessuno si mettesse pure su quel posto.

Appena usciti dalla città, il pullman fu fermato da una signora piuttosto… voluminosa. Cerano ancora dei posti vuoti in fondo, quindi il conducente si fermò. Quando la donna affaticata salì a bordo (che altro termine usare?), lautobus traballò vistosamente e gli altri passeggeri rimasero in silenzio, fissandola mentre arrancava fra i sedili. Appena sbatté la porta dietro di sé, si sentì un sospiro rassegnato del conducente. La signora iniziò a dirigersi verso i sedili dei passeggeri.

Signorina, siedi tuo figlio sulle ginocchia, ripeté la donna robusta, con tono più deciso. Le spiegai che avevo pagato per Edoardo e non avevo intenzione di tenerlo in grembo. Il conducente intervenne suggerendo che ci sarebbe stato spazio in fondo se solo la signora fosse andata lì. La donna, stizzita, borbottò che doveva esserle garantito un posto, perché noi avremmo potuto spostarci facilmente. Inoltre, si vantava di essere una cliente abituale Io qui ci passo sempre, prendo il posto accanto al finestrino!

Decisi di tenere duro. Il pullman iniziò ad accelerare e la donna, finché restò incollata accanto ai nostri posti, subì qualche scossone. Dentro di me ribollivo, ma non volevo scatenare una scenata davanti a Edoardo. Mi misi a chiacchierare col mio piccolo per distrarmi. La signora, irritata dalla mia calma, sbraitò: E allora, muovi quel bambinone e lasciami sedere, hai capito o no? Io, con serenità, ribadii che non avrei ceduto. Il mio Edoardo è già grande, il posto suo se lè meritato, e siamo saliti prima: scegliamo dove stare noi. (Tanto qui non ci sono biglietti numerati)

Il conducente restò concentrato sulla strada, come se la scena fosse routine. Gli altri passeggeri, inizialmente, non diedero peso allepisodio: chi ascoltava musica, chi dormiva. Ma pian piano qualcuno intervenne: Signora, vada dietro, ci sono posti vuoti! Non urli così, mica siamo a casa sua! La signora, imperterrita, ribatté che non poteva muoversi perché con questa taglia è unimpresa. Ma era evidente a tutti che si trattava di pura testardaggine: quel posto accanto al finestrino lo voleva a tutti i costi.

La tensione salì alle stelle. Ed ecco il colpo di scena: il conducente smise di guidare. Lasciò il volante, entrò nella cabina, afferrò le borse della signora e le mise fuori, poi la accompagnò gentilmente ma fermamente fuori dal pullman. La donna, sconvolta, non fece in tempo a protestare che lautista era già risalito e ripartito. Nel bus calò un silenzio surreale. Poi, con spirito tutto italiano, ci mettemmo daccordo e facemmo una colletta per rimborsare lautista dei soldi persi per quel posto. Appena arrivati, glieli consegnammo; luomo era così contento che giurò di non fare mai più salire quella signora, la quale – a quanto pare – litigava sempre con tutti. Che bella giornata di viaggio!

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