Stavamo viaggiando sull’autostrada quando improvvisamente un enorme orso bruno è balzato sulla strada e ha iniziato ad avvicinarsi lentamente alla nostra macchina

Stavamo viaggiando sulla strada statale che serpeggiava tra i boschi umbri, i fari della nostra Punto illuminavano una pioggia sottile che cadeva su un asfalto luccicante. Tutto era silenzioso, sospeso come in una fotografia antica. Io e mio marito Filippo chiacchieravamo piano, già immaginando il calore di casa che ci aspettava a Perugia.

Ma improvvisamente, dal nulla, un orso enorme maestoso come quelli dei racconti della nonna sbucò sulla strada. Filippo schiacciò i freni con uno stridio: la macchina tremò come uno spaventapasseri al vento. Sentii il cuore rimbombare nelle orecchie e mi sembrò che il tempo si fosse arrotolato intorno a noi. Lorso si fermò a meno di un respiro dal cofano, poi si sollevò sulle zampe posteriori. Era spaventoso e bello allo stesso tempo. Avevo la sensazione straniante di essere osservata da uno spirito antico dei monti.

Ci fissava senza battere ciglio, come un giudice di pietra. Fece un passo verso di noi, calmo e deciso come se sapesse che gli spettava. Il silenzio non veniva rotto nemmeno dalla pioggia, e mi sembrò che persino gli alberi trattenessero il fiato. Sentivo il gelo scorrermi nella schiena, convinta che lorso, affamato, avrebbe sfondato il vetro come in un sogno dinfanzia in cui la realtà si piega.

Filippo, con il respiro corto, mise la retro e cercò di allontanare la macchina senza fare rumore. Sapevamo entrambi che, se la bestia avesse voluto attaccare, nessuna portiera o finestrino avrebbe fermato la sua forza. Restai immobile, incapace di distogliere lo sguardo dagli occhi scuri e magnetici dellorso.

Ed è in quellattimo, quando sembrava che il tempo si fosse fermato, che accadde qualcosa di folle e surreale: un enorme pino, cresciuto troppo a lungo sul bordo della strada, crollò improvvisamente con un boato assordante. Lalbero trascinò con sé pezzi di cielo e terra, cadendo a pochi passi da noi. Per un soffio, la nostra Fiat non fu schiacciata. Restammo vivi per miracolo, ma sembrava tutto irreale, come quelle storie che i vecchi raccontano seduti davanti al camino.

Lorso, sorpreso da quel rumore primordiale, scattò di lato, poi con un balzo sparì tra i cespugli, inghiottito dal buio del bosco. In un attimo, tutto tornò immobile, come se nulla fosse accaduto. E ora, ogni volta che ripenso a quegli attimi, mi domando se lorso volesse davvero attaccarci, o forse stesse cercando di avvertirci. O magari anche lui si era semplicemente spaventato dal fragore del pino. Non so darmi una risposta. Di certo, quello sguardo antico e misterioso non lo dimenticherò mai.

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