Mio marito ha proposto di cedere la nostra camera da letto ai suoi genitori per tutte le feste, ment…

Dai, lo sai bene che papà ha la sciatica! Sul divano non ci può andare, poveretto, poi resta storto tutta la vacanza. E mamma la notte non chiude occhio: vuole silenzio e buio, e in salotto il lampione illumina la stanza come il Colosseo. Dai, resistiamo una settimana, che sarà mai, mica ci sfaldiamo.

Alessandra, con il mestolo fermo a mezzaria, dimenticò perfino il brodo che stava versando. Il liquido ricadde sottile in pentola, mentre le parole del marito filtravano lentamente nella mente, dense come polenta mal girata. Si girò piano verso Paolo, che era seduto al tavolo della cucina e fissava con studiato interesse le ciliegine disegnate sulla tovaglia cerata.

Aspetta Paolo, fermo. Fammi capire se ho capito bene: i tuoi genitori vengono qui da noi per tutte le feste di Natale, dal 30 fino allEpifania, ok, già deciso. Ma ora tu proponi di lasciare a loro la nostra camera matrimoniale, con il materasso ortopedico che abbiamo scelto con tanto amore e che ci è costato mezzo stipendio, e noi ci trasferiamo in salotto?

Eh, sì Paolo finalmente la guardò. Tradiva la classica faccia dellitaliano colpevole ma risoluto. Che cè di strano? Sono i miei genitori, lospitalità prima di tutto, no? Non posso mica far passare a papà la notte sul divano, cè pure una molla assassina.

Sul divano non ci si può dormire, lo so bene annuì Alessandra. Ma, a quanto pare, ti sei dimenticato che anche la mia schiena non è nuova. Colpo della strega, ricordi? Dopo quellincidente non posso dormire su superfici strane. E a me, al contrario di tuoi, serve che mi rimetta in sesto in tempo per tornare in ufficio: saldo di bilancio annuale!

Ale, non ricominciare mugugnò Paolo, come se avesse un dente cariato. Ho risolto tutto. Niente divano: ho chiesto a Ciccio il materassone gonfiabile, quello grosso, matrimoniale. Si mette per terra in salotto. Farà pure un po campeggio, che male cè? Ricordi lestate a Rimini? Tipo quello, dai.

Campeggio? A quaranta suonati e dopo il Pandoro? Alessandra appoggiò il mestolo con maestria olimpica, sentendo montare la tipica irritazione repressa che solo un marito sa generare. Paolo, non siamo al campeggio. Questa è casa nostra. Questa camera è il mio castello, lunico posto dove mi sento una regina. Se tua mamma si sveglia alle sei e comincia a far tintinnare pentole, noi in salotto senza neanche una porta a separarci ci sveglieremo con le galline.

Vedrai che le chiedo di fare piano biascicò Paolo, non proprio convinto. Dai, Ale, capisci la situazione. Hanno già comprato i biglietti. I bambini sono contentissimi che vengano i nonni. Non vorrai passare da arpia? Ho promesso a mamma che avrebbe dormito regina; si sentiva in colpa a disturbare, le ho detto: Mamma tranquilla, qua ogni lusso, altro che casa tua!

Carino. Quindi hai già promesso, senza chiedermi nulla. Ti sei preso la libertà non solo della camera, ma pure del mio umore.

Ma volevo solo fare la cosa giusta! sbottò Paolo. Dai, non fare la tragedia. Sono anziani, almeno a Natale facciamoli star bene.

La conversazione finì lì, con un assaggio di Barbera tra i denti. Alessandra si rifugiò in bagno, accese lacqua calda e rimase seduta sul bordo della vasca a fissarsi allo specchio. Amava quelluomo. Amava quel bilocale, sì, tutto suo, col mutuo che le stringeva il collo più del foulard della zia. Ma le incursioni dei suoceri erano sempre prove olimpioniche. Mirella, la suocera, era una forza della natura: voce squillante, opinioni più taglienti del parmigiano a pezzi, e lirresistibile impulso di aprire ogni sportello. Gianni, il suocero, il contrario: silenzioso, però permaloso e delicato come un panino appena sfornato.

Alessandra sapeva bene: la battaglia era perduta in partenza. Se si fosse opposta, sarebbe finita nella blacklist non solo di Mirella, ma anche del marito, che avrebbe spacchettato lattughe di sospiri passivi-aggressivi per giorni.

I preparativi allarrivo dei suoceri parevano una mini-evacuazione. Alessandra liberava larmadio della camera, traslocando i vestiti sulla gruccia nel corridoio. Radunava creme e rossetti, infilandoli in fondo al mobiletto del bagno: Mirella aveva una nota passione per provare ogni cosa le capitasse sotto mano, possibilmente criticando profumi e texture in dialetto emiliano.

Visto? Ci sta tutto! Paolo gonfiava entusiasta il materasso gonfiabile blu in mezzo al salotto, il compressore sembrava il motore di un Ape. Guarda qua: rimbalzi che è una meraviglia. Provalo!

Alessandra scrutava la balena di gomma blu, che ora bloccava metà salotto e persino laccesso al balcone. Lodore di plastica, inquietante.

Sì, una meraviglia sospirò sarcastica. Le lenzuola scivoleranno subito, ci risveglieremo nudi. E tira pure freddo dal parquet.

Mettiamo la coperta di lana, quella delle feste! Paolo era già tutto risolto, come chi ha fatto la spesa per la suocera tre settimane di fila.

Il 30 dicembre, ore sette in punto, il citofono annunciò il Diluvio. I suoceri arrivarono. Mirella, con pelliccia ecologica leopardata, occupò lingresso in tempo record.

Oh! Finalmente siamo arrivati! Sto treno da Modena era un disastro, la capotreno una mala femmina, e il caffè? Manco lombra! recitava a voce piena, svestendosi in diretta. Alessandrina, hai una brutta cera: non dormi o sei malata? Gianni, piano con la valigia! Ci sono i vasetti di sottolio!

Gianni trascinò due borsoni più grossi di lui, già in cerca di pantofole.

Avanti, lasciate tutto. La colazione è pronta, sorrise Alessandra, con le palpebre che pesavano come i lampioni romani (aveva passato metà notte su un bilancio mentre tutti sognavano panettoni).

Ispezione camera matrimoniale by Mirella:

Va beh, pulita è pulita sentenziò, tastando con lindice la testiera del letto. Le tende, però, troppo tristi. Ci vorrebbe qualcosa di rosso, almeno. E sto materasso? Paolo mi diceva ortopedico, ma sembra una tavola da stiro. Gianni, sdraiati e vedi la tua schiena.

Gianni obbedì, sdraiandosi in brache sul letto con eleganza da pivello. Alessandra digrignò i denti. Ma silenziosa.

Può andare borbottò lui. Solo questi cuscini a rotolo Un cuscino in piuma no?

Eh, solo anatomicamente corretti, rispose Alessandra, asciutta come il panforte destate. Fanno bene al collo.

Bene, bene, sempre ste novità Noi sulla piuma ci siamo cresciuti tagliò corto Mirella. Vedremo. Paolo, voi in salotto?

Certo, mamma, col materasso matrimoniale nuovo! replicò trionfale Paolo.

Il giorno scivolò tra pentole, insalate, discorsi sui malanni e sulla politica. Alessandra si sentiva la governante di un B&B di periferia romana. Quando tentava di bere un caffè? Mirella la spediva a cambiare asciugamani o comprare un pane di grano duro (Gianni quello bianco lo digerisce male).

La notte fu croce e croce.

Quel re del comfort come lo definiva Paolo si rivelò un inferno. Ogni volta che uno si muoveva, laltro rimbalzava come su un gondolone del luna park. Lenzuola che scivolavano, schiena a fette di salame. E il parquet: gelido come il cuore di una ex.

E poi, linvasione in salotto con bagno annesso: porte zero. Ogni pipì o bicchiere dacqua in piena notte significava luci in faccia e risveglio forzato. Una pacchia.

Alessandra al mattino del 31 sembrava passata sotto una Cinquecento. Collo bloccato, schiena da ortopedia.

Buongiorno!! ruggì Mirella, in vestaglia di raso, regalo proprio di Alessandra (Guarda come lo porto ancora!). Noi come angioletti! Silenzio, pace. Però sto materasso troppo duro. Gianni si lamentava di fianco. Dovevate comprarne uno più morbido.

Alessandra tacque, preparando la moka. Voleva piangere.

Ma che faccia avete? fece Mirella, spiluccando cornetto. Paolo, ti sono venute le borse sotto gli occhi. Maluccio a dormire?

No mamma, normale, ci si abitua, bofonchiò Paolo, massaggiando il braccio intorpidito.

Ma sì, voi giovani potete dormire anche sulle punte dei chiodi E Alessandra, linsalata russa con i sottaceti? Io metterei i cetrioli freschi, tiene più tono! E la maionese, mamma mia, troooppo grassa

Alessandra si girò verso la suocera con mestolo tremante.

Mirella, la faccio come piace a noi. Se preferisce la variante coi cetrioli freschi, ne prepari una a parte. Ce ne sono in frigo.

Silenzio. Mirella visse lo sgarbo come un attentato alle tradizioni.

Ma che modo di parlare! piagnucolò Mirella. Un consiglio da chi cucina da quarantanni, nemmeno quello

Ale, su, non esagerare provò Paolo, flebile.

Io vado a farmi la doccia, grazie tagliò corto Alessandra.

In bagno, il disastro. Il suo shampoo relegato indietro, tutti i barattolini della suocera schierati in parata. Sulla spugna un capello estraneo. Ma il dramma vero fu aprire larmadietto: il suo costosissimo siero antietà, quello centellinato come oro liquido, con dentro una voragine: qualcuno ne aveva preso mezza vaschetta con zampa da orso.

Alessandra uscì armata di barattolo.

Mirella, ha usato la mia crema?

Ah! Quella? Sì, Gianni aveva i piedi secchi dopo il viaggio Ho visto che tu hai tante boccette, ne ho presa una bella grassa. Ottima scelta, subito assorbita. Perché?

Perché? sussurrò Alessandra, Quella costa duecento euro. Per i piedi?

Miiii, duecento euro?! Ma sei matta! Duecento euro per una crema? Paolo, senti dove vanno a finire i soldi! E noi qui a riciclare i maglioni!

Sono i miei soldi, Mirella gelida Alessandra. Guadagnati col mio lavoro. Ed era la mia crema.

Uff, sempre esagerata! Che sarà mai per due piedi rovinati Egoista! Lo dicevo io!

Paolo rimase imbambolato, occhi da pesce lesso.

Ale, scusa, mamma non lo sapeva Dai, ne ricompriamo una. Oggi è festa!

E fu qui che Alessandra, finalmente, scattò. Quella calma coltivata a forza, come il basilico sul balcone, si spezzò come il materasso gonfiabile alla prima spilla. Guardò Paolo e il mostro di PVC in salotto, la suocera tutta gongolante.

Hai ragione Paolo. È festa. E non la rovinerò coi miei nervosismi e la mia avarizia.

Si avviò nellingresso.

Ma dove vai? Paolo perse colore.

Torno subito.

Alessandra uscì al freddo di gennaio, riprese fiato e aprì lapp di prenotazione. Un hotel SPA lussuoso, quello snobbato per anni perché i soldi servono ad altro. Prezzi stellari, ma chi se ne importa. Una suite con letto kingsize, idromassaggio e colazione servita in camera, libera proprio per capodanno.

Prenotato, addebito secco di centinaia di euro. Pace dei sensi.

Rientrò dopo dieci minuti, in casa silenzio olimpico interrotto solo da un quiz su Rai Uno. La suocera rosicchiava valeriana in cucina.

Alessandra sistemò pochi vestiti nella borsa da weekend.

Ale, che fai?! Paolo era spaventatissimo.

Me ne vado.

Da tua madre?

No, mamma oggi ha la tombola. Vado in hotel.

Ma serio? Proprio ora? E noi?

E voi starete in famiglia. Come volevate. Il comfort in camera, la romanticheria in salotto, tutto vostro. Io vado dove posso dormire bene e fare la doccia senza peli sconosciuti. Torno il tre gennaio, quando li accompagni da tua zia. O forse dopo.

Mirella sbucò con tempismo.

Che succede qui? Dove vai ora?

Mamma basta! Paolo, una volta tanto, grugnì da leone.

Vado a rilassarmi Mirella Alessandra sorrise. Per voi insalate in frigo, polpettone in forno, basta accendere. Buon anno!

Piumino, borsa e via. In capo allascensore già si sentivano urla in salotto, Paolo in difficoltà. Ma ormai il problema era suo.

Allhotel: calma, profumo di pino silvestre e Chanel. La receptionista porge la chiave, cortese.

Alessandra, appena entrata, avrebbe quasi pianto dalla gioia. Letto da favola, lenzuola immacolate. Nessun odore di frittura o plastica. Si tuffa nella vasca, ordina prosecco e frutta in camera. Il cellulare impazzisce: Paolo, Mirella, perfino Gianni: Ale, torna, non si fa così. Off. Modalità vacanze.

Mezzanotte, accappatoio, prosecco, fuochi dartificio dalla finestra panoramica del decimo piano. Mai festeggiato da sola, ma, guarda un po, la miglior notte degli ultimi anni. Nessuno la tirava di qua e di là. Era semplicemente libera.

Il primo gennaio dormì fino a mezzogiorno. Schiena risorta. Trattamento spa, bagno turco. Riaprì il cellulare la sera.

Dieci chiamate perse dal marito e un messaggio da Nobel per la pace:

*Ale, perdonami. Mi sono comportato da imbecille. Il materassone già ieri notte sè afflosciato e sono finito per terra come un sacco. Mamma mi tormenta. Papà è unombra. Il polpettone carbonizzato, nessuno sapeva usare il forno. Ho capito quanto è stato pesante per te. Torna. Metto i miei in hotel, o dormo io sul parquet, ma torna in camera: mi manchi.*

Alessandra sorrise. No, caro. La lezione di umiltà va assaporata bene.

Rientrò il tre gennaio, come previsto. La casa, un campo di battaglia. Scarpe ovunque, piatti ovunque.

Paolo era accasciato sul materassone sgonfio, barba e capelli da primo lockdown. Appena la vide si illuminò come quando lItalia segna ai mondiali.

Sei tornata! ansimò.

Mirella uscì dalla camera arrabbiata ma domata.

Hai già girato abbastanza, vero?

Alessandra, fresca come una rosa dopo la pioggia, si guardò intorno con calma.

Tutto bene? Feste riuscite?

Un disastro! esplose Mirella. Paolo col mal di schiena, Gianni ha lacidità, abbiamo mangiato solo pizza. Tu ci hai abbandonato!

Non vi ho abbandonati replicò Alessandra Vi ho lasciato il massimo comfort. Ma ero stanca di farmi calpestare.

Basta mamma, Paolo finalmente aveva la voce ferma. Abbiamo sistemato. Ora portiamo le vostre cose in salotto, ho aggiustato il divano: ho messo la tavola sotto le molle. Ale, la camera è tua.

Alessandra non poteva crederci: Paolo aveva riparato il divano. Miracolo fatto dalla schiena in sciopero!

E il mal di schiena di papà? chiese.

Non mi fa niente se dormo decentemente, tuonò Gianni dalla cucina. Anzi, forse domani andiamo dagli altri nonni.

Mirella voleva ribattere, ma vide la determinazione del figlio e alzò le mani.

Fate come vi pare. Io ho cresciuto un mammo.

La sera stessa, con i suoceri finalmente fuori dalla stanza matrimoniale, Alessandra e Paolo si trovarono sul mitico lettone.

Ale, davvero hai speso tutti quei soldi per lhotel? bisbigliò lui, abbracciandola.

Certissimo. E non me ne pento nemmeno un po.

Te li ridò con lo stipendio, giuro.

No, prendila come una seduta di formazione matrimoniale. Per entrambi.

Un attimo di silenzio, poi Paolo le si strinse addosso.

Mai più ti chiederò di dormire per terra, giuro. E ti compro la crema. Quella costosa.

Ti tengo alla parola! E il materasso blu?

Lho già tagliato col coltello. Per sbaglio. Tentavo di farlo sgonfiare la notte di Capodanno

Alessandra rise, finalmente. Lo stress dei giorni precedenti si sciolse. Era tornata a casa sua, nel suo letto. E la sovranità del suo regno era salva. E, come ha scoperto, dignità e pace costano molto più di qualsiasi siero anti-età da profumeria.

Se questa storia vi è sembrata familiare, datemi un like o iscrivetevi. Nei commenti raccontatemi: voi, che avreste fatto al posto di Alessandra?

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