Diario di Lucia, 14 giugno
Non riesco a smettere di pensare alla situazione con la mamma e mio fratello Matteo. Mi sento come intrappolata tra due fuochi e ogni giorno diventa più difficile. Sono ormai tre mesi che discutiamo della mamma, ma nulla si risolve. Dopo lictus, non è più autosufficiente. Dimentica tutto, è fragile, ha bisogno costante di qualcuno accanto. Praticamente è come badare ad una bambina piccola. Lavoro, ho una casa, una famiglia come posso dividermi?
Ho proposto di portarla in una residenza assistita, ma Matteo si è infervorato e mi ha accusata di essere insensibile. Eppure, non vuole portarla a casa sua: dice che non cè spazio, vive nellappartamento di sua moglie Francesca a Bologna. Lui ha sempre la sua vita altrove, mentre io sono rimasta qui a Modena, nel nostro paese natale.
Una volta eravamo una famiglia unita: io e Matteo, appena un anno di differenza, genitori che ci hanno avuto tardi. Ora ho 36 anni, Matteo 35, la mamma 72. Fino a quando papà era vivo, andava tutto bene. Poi papà se nè andato due anni fa e la mamma si è spenta, sola e triste. Poco dopo si è ammalata, e sei mesi fa il colpo fatale: lictus. Pensavamo che non ce lavrebbe fatta. Allinizio non parlava, le gambe e le braccia immobili. Poi qualche miglioramento, ma la testa non era più la stessa.
I medici hanno detto che certi danni sono irreversibili. Così è toccato a me occuparmi di lei. Io e mio marito Marco ci siamo trasferiti da lei. Ho cambiato lavoro, mi sono messa in proprio per poter stare sempre nelle vicinanze. Non potevo lasciarla sola nemmeno unora. E anche quando ha recuperato in movimento, non è bastato: si confondeva, parlava a sproposito, andava via di casa e la dovevamo rincorrere. Piangeva, diceva che papà laspettava da qualche parte. Non dormivo più, temevo che scappasse. Il lavoro va a rotoli: non riesco a concentrarmi. Marco mi ha suggerito di portarla in una casa di riposo.
I costi sono alti, ci vogliono più di 2500 euro al mese, ma calcolando bene tra i miei risparmi e lo stipendio di Marco, potremmo farcela. Marco insiste: Hai anche un fratello, fatelo insieme, è giusto. Non riesco a decidere: quanto durerà ancora così? Lì avrebbe assistenza giorno e notte e cure mediche. Ho visitato la struttura, tutto è pulito e ordinato, ma resta una scelta che pesa.
Ho chiamato Matteo, gli ho raccontato tutto con sincerità: speravo capisse, che fosse razionale. Invece è esploso: Sei impazzita? Come puoi spedire la mamma in un posto del genere? Chi sono quelle persone? E se le fanno del male? Sei senza cuore! Mi ha accusata di liberarmi di lei per comodità.
Ho provato a spiegare, ma non mi ascolta mai. Continuo a badare a mamma, ma sento che sto crollando. Ci ho riprovato, ma lui non cambia idea: Non potrei mai farlo a nostra madre. Lei ci ha dato tutto, ci ha cresciuti lei! Tu e io siamo rimasti sempre a casa con lei, non ci ha mai mandato via. Ora tutti e due le dobbiamo qualcosa! Ma perché allora tocca solo a me?
Gli ho detto che, se non vuole, può venire a Modena e portare la mamma con sé a Bologna. Lui ha tirato fuori mille scuse: Vivo da Francesca, lei non accetterebbe mai di occuparsi della suocera! Gli ho risposto: Marco si prende cura di tua madre qui, e tua moglie non può farlo a Bologna? Nulla, tutto ruota sempre attorno a me, come se fosse giusto così.
Gli ho detto che potrei anche andarmene, se vuole venga lui a prendersi la responsabilità. Matteo è titubante, dice che ha troppo lavoro e non può distrarsi. Mi accusa di volerle togliere mia madre solo per comodità. Sento che sto vivendo un incubo. Da una parte so che portare la mamma in una struttura sarebbe la soluzione per tutti. Dalaltra ho il terrore di essere una figlia ingrata: la gente giudica, lo so. Ma le chiacchiere non mi aiutano. Marco è sempre con me: dice che la mamma sarebbe curata e che dobbiamo pensare anche alla nostra vita.
Adesso ho deciso: aspetto una settimana, se Matteo non viene, farò a modo mio. Inserirò la mamma nella struttura, convinta che sia meglio per tutti. Chiacchiere a parte, solo chi vive ogni giorno comprende la fatica. Che Matteo racconti ciò che vuole: io ho esaurito la pazienza.





