Stringendo tra le braccia il bambino, ho subito pensato che non fosse mio figlio. Poi i miei dubbi si sono fatti sempre più forti.

Da piccola avevo un sogno grande, immenso, che mi riempiva ogni pensiero: desideravo con tutta lanima diventare mamma. Quando sono rimasta incinta, non vedevo lora de momentul in cui avrei potuto finalmente stringere tra le braccia il mio bambino. Poi, sono iniziate le contrazioni e sono corsa allospedale, qui a Firenze. Ho dato alla luce un maschietto. Non ti so descrivere la felicità che ho provato, mi sembrava che il cuore mi scoppiasse dalla gioia.

Nel tardo pomeriggio, lostetrica mi ha portato il mio bambino. Era piccolissimo, con un nasino arrotondato e due occhioni grigi che sembravano guardare il mondo per la prima volta. Siamo rimasti da soli. Lho fissato incantata. Ho provato ad avvolgerlo nella copertina, unimpresa che mi ha preso almeno dieci minuti. Era la primissima volta che tenevo in braccio un neonato e avevo paura di fargli del male, ero impacciata in ogni gesto.

Mentre cercavo di sistemare meglio la copertina, gli ho scoperto i piedini. Non so perché, ma me lo ero immaginato diversissimo. Dormiva tranquillo, beato. Gli ho accarezzato i piedini, le manine, la pancia. Ho chiuso gli occhi e lho stretto forte al mio petto, respirando il suo odore. Ho riconosciuto subito quel profumo inconfondibile, il profumo di mio figlio. Ma, allimprovviso, qualcosa dentro di me è cambiato, ho sentito una sensazione strana, quasi di smarrimento. Nella testa hanno cominciato a balenarmi dei pensieri assurdi, dei dubbi. Il suo odore non era come lo avevo sempre immaginato. Mi sentivo come se stessi tenendo tra le braccia il figlio di qualcun altro.

Per un attimo ho avuto il desiderio di lasciare lì il bambino e andarmene, di non tornare più in stanza. Ma come avrei potuto abbandonare un piccolo così indifeso? Aveva bisogno di me, delle mie cure. Erano due anni che aspettavo il momento di stringere tra le braccia mio figlio.

La camera di ospedale mi sembrava gelida, fredda e spoglia. Ho chiamato uninfermiera, ho tentato ancora di avvolgerlo, ma proprio non ci riuscivo. Lo dovevo allattare, ma non ne avevo idea di come si facesse. Lui non voleva attaccarsi al seno. Ha aperto gli occhi e mi ha guardato, senza riuscire ancora a mettere a fuoco sembrava che provasse a riconoscermi. Quando ho appoggiato la sua testolina, la sua manina minuscola mi è scivolata sulla spalla. Lho sentita tiepida, morbida. In quellistante, ogni dubbio si è dissolto. Il mio piccolo dormiva tranquillo tra le mie braccia. Il mio sogno alla fine si era realizzato: ero diventata mamma.

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