Ha partorito in silenzio e ha deciso di dare via la sua bambina Sono ostetrica da molti anni e ho …

Sono ostetrico da molti anni e negli anni ho vissuto situazioni di ogni tipo, piacevoli e meno piacevoli. Di solito il personale infermieristico non entra troppo nelle vicende private delle partorienti e delle loro famiglie, ma di recente ho dovuto farlo, spinto dal desiderio di aiutare una giovane universitaria che aveva appena dato alla luce una bellissima bambina, con la ferma intenzione di darla subito in adozione.

La ragazza si chiamava Fiorenza. Era stata ricoverata presso lOspedale Maggiore di Firenze. Aveva portato avanti la gravidanza per tutti e nove i mesi, senza mai rivolgersi a un medico. La domanda sul perché avesse scelto di fare così rimase senza risposta, e prima del parto non ebbi occasione di parlarle più a fondo.

Fiorenza partorì la sua bambina in modo esemplare, al contrario di molte che frequentano i corsi di preparazione al parto. Si limitava a piccoli gemiti, seguiva con precisione ogni mia indicazione, e la nascita avvenne senza alcuna complicazione. Quando presi tra le braccia la piccola, che piangeva a squarciagola annunciando a tutti il suo arrivo nel mondo, Fiorenza pianse anche lei. Le lacrime le rigavano il volto, e io le dissi che la bimba era sana e che dovevamo gioire per questo dono meraviglioso.

Quando furono trasferite in reparto, Fiorenza annunciò che avrebbe dato la bambina in adozione. Mi chiese di contattare i servizi sociali competenti.

Cercammo di farle cambiare idea, di convincerla a riflettere con calma, ma lei si rifiutò di allattare la figlia e ci implorò di lasciarla sola.

La piccola, diversamente dagli altri neonati, non voleva il latte artificiale, ma si avvicinava con avidità al profumo del latte materno, cercando la presenza di quella madre che non era lì per lei

Cominciò a perdere peso, e durante il mio turno successivo, nonostante le proteste dei colleghi, la portai ancora da Fiorenza. Le spiegai con fermezza che il suo comportamento stava mettendo a rischio la salute della bambina e quasi la obbligai ad allattarla. Fiorenza esitò solo un momento, poi accostò la piccola al seno: subito la bambina iniziò a poppare con entusiasmo. Con la scusa di una chiamata urgente, lasciai la stanza e le lasciai sole.

Quando tornai mezzora dopo, le trovai entrambe addormentate, la madre che stringeva teneramente a sé la propria figlia. Poco dopo, Fiorenza uscì in corridoio con la bimba in braccio, si sedette vicino alla mia scrivania e cominciò a parlarmi.

Mi raccontò che il padre della bambina era un noto imprenditore fiorentino, sposato. Non era certo contento della gravidanza; aveva proposto linterruzione volontaria ma Fiorenza aveva deciso di portarla avanti. Quando lui lo raccontò alla moglie, questa lo perdonò, ma riversò tutta la sua rabbia sulla sfortunata studentessa, obbligandola a liberarsi della bambina. Soldi e minacce non avevano cambiato nulla. Luomo si eclissò da Firenze per un tempo indefinito, mentre la moglie continuava a insistere perché la piccola fosse data in adozione.

Alla fine del suo racconto, Fiorenza mi guardò e disse sinceramente:
Vorrei tenerla, ma non so come me la caverò in uno studentato e senza soldi

Sentendo queste parole, lho rincuorata e incoraggiata. Il nostro primario aveva molti contatti in città, quindi fu facile rintracciare il padre della bambina e chiedergli un incontro. Sorprendentemente, luomo non tentò di evitare il confronto; si presentò poche ore dopo e insieme affrontarono tutti i temi legati al futuro di Fiorenza e della bambina. Devo ammettere che non ci aspettavamo una simile correttezza.

Dopo le dimissioni dallospedale, Fiorenza affittò un appartamento nel centro di Firenze, pagato per un anno in anticipo dal padre della bambina, che le consegnò anche una somma più che sufficiente di euro per cominciare una nuova vita senza affanni, promettendo che anche in futuro si sarebbe occupato della figlia. Forse in quelluomo si era risvegliata la coscienza e la consapevolezza delle proprie responsabilità. Non so come si evolverà la vita di Fiorenza e della sua bambina, ma spero con tutto il cuore che possano costruire una vera famiglia e crescere insieme.

Questa storia mi ha insegnato che ogni nuovo inizio nasce spesso nel silenzio e nella difficoltà, ma basta una piccola scintilla di comprensione e coraggio per illuminare la strada di chi rischia di perdersi.

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