Chi ha sgualcito il mio letto… Racconto di un tradimento, una figlia offesa e una giovane amante con…

Chi si è sdraiato sul mio letto e lha stropicciato Racconto.

Lamante di mio marito era poco più grande di nostra figlia guance paffute da bambina, occhi ingenui, un piercing al naso (quando nostra figlia aveva chiesto di farselo, lui era andato su tutte le furie e glielaveva proibito). Era impossibile arrabbiarsi con una così guardando le gambe nude e bluastre di Chiara, la giacchetta troppo corta, mi veniva da dirle pungente: Se pensi di fare dei figli a quellidiota, comprati un piumino e mettiti dei collant sotto i jeans. Ma ovviamente non dissi nulla. Mi limitai a darle le chiavi, presi le mie due borse con gli ultimi effetti personali, e mi avviai verso la fermata dellautobus.

Signora Gianna, cosè quella roba sotto il piano della cucina? mi chiamò dietro la ragazza. Si può mettere i piatti?

Non riuscii a trattenermi e sorrisi velenosamente:

Di solito ci nascondevo i cadaveri delle amanti di Sergio, ma tu puoi lavarci i piatti.

Senza aspettare risposta e senza nemmeno guardare la sua faccia spaventata, scesi le scale, soddisfatto di me stesso. È finita: ventanni di vita buttati, alla fine.

Fu nostra figlia a scoprire che Sergio aveva unamante. Marinò la scuola, tornò a casa convinta di trovare la casa vuota, e trovò la giovane ninfa che sorseggiava cacao dalla sua tazza preferita. Dato che la ninfa era praticamente senza vestiti, e in doccia cera suo padre, la nostra astuta figlia Sofia capì subito la situazione e mi chiamò:

Mamma, mi sa che papà ha lamante, e quella si è messa le mie ciabatte e beve dalla mia tazza!

Proprio come nelle favole, pensai, ricordando che la figlia allora si era molto arrabbiata, ma non tanto per il tradimento del padre quanto per il fatto che qualcuno le toccava le cose. Chi si era sdraiato sul mio letto e laveva stropicciato

Io, a differenza di mia figlia, la presi con più filosofia. Certo, feriva lorgoglio: la ragazza era giovane e bella, mentre io avevo i chili di troppo, la cellulite, tutti i segni sgradevoli della quarantena. Eppure provai sollievo per quanti anni avevo sopportato quelle strane telefonate notturne, gli orari assurdi, gli scontrini delle caffetterie dove lui non mi portava mai… Sergio era abilissimo a non farsi mai scoprire, riusciva persino a farmi sentire in colpa quando lo sospettavo.

È la prima volta, mentì spudoratamente Sergio. Non so, deve essere stato un colpo di testa, come una cometa che mi è caduta addosso.

La cometa era una cameriera dellalbergo dove Sergio aveva alloggiato durante un viaggio di lavoro. Aveva ventanni, nessuna qualità degna di nota a parte un bel viso. E poco cervello, a quanto pare, visto che si era trasferita a Milano inseguendo Sergio, prendendo in affitto una stanza orrenda con i soldi risparmiati. Per questo si vedevano nellappartamento di Sergio: lì poteva lavarsi e fare il bucato. E io non capivo mai perché la lavatrice avesse sempre il ciclo rapido invece del solito tessuti misti!

Lappartamento era di Sergio, ricevuto dal padre prima del matrimonio, e dato che avevo deciso di chiedere il divorzio, io e Sofia siamo dovute trasferirci nel mio appartamento in periferia, ereditato da mia nonna. Sofia protestava come avrebbe fatto ad andare a scuola?

Vieni a vivere con noi, propose Sergio, e si beccò giustamente una marea di insulti. Almeno la figlia poteva dirgli ciò che pensava.

Allinizio non era facile nuovi tragitti, nuovi supermercati, andare a lavoro e a scuola ci metteva unora. Ma poi ci abituammo io trovai un nuovo impiego, Sofia fu presa al liceo che stava a metà strada. Non cera tempo per i rimpianti le difficoltà pratiche e gli esami ci tenevano troppo occupate. E quando i problemi furono superati, non venne più voglia di piangere.

Chiara, lamante, chiamò un paio di volte voleva sapere con quale programma si cuociono le torte e dove mettere la pastiglia nella lavastoviglie. Un giorno venne perfino di persona doveva recuperare delle foto dimenticate che le servivano urgentemente per la maturità. Sergio non poteva (o forse temeva), io ero a letto con linfluenza e Sofia si rifiutava categoricamente di entrare nella casa vecchia: diceva che le avrebbe turbato troppo la psiche, le mancava ancora lesame di informatica.

Carino qui da voi, disse timidissima Chiara, osservando le carte da parati sbiadite e le lampade fuori moda.

Sorrisi amaramente sì, carino, che altro vuoi che dica. Là era moderno e comodo; ci avevo lavorato ventanni. Ma pazienza, che ci vivano loro.

Fu quel giorno a giocarmi il tiro peggiore: circa un anno dopo, una sera sentii la serratura girare.

È qualcuno per te? chiesi a Sofia.

Lei spalancò gli occhi.

Sulla soglia cera Chiara piangeva, il mascara e gli ombretti colati sulle guance. Aveva una borsa da ginnastica in mano.

È successo qualcosa con Sergio? domandai preoccupato.

Altroché! singhiozzò la ragazza. Lho beccato con la segretaria! Volevo fargli una sorpresa visto che lavorava fino a tardi e

Scoppiò di nuovo a piangere, come una bambina, nascondendosi il volto nelle mani.

E da me, cosa vuoi? chiesi, già capendo cosa cera nella borsa piena.

Posso dormire qui stanotte? Non ho soldi, domani prendo il treno per Bologna da mia madre.

E con cosa viaggi se non hai soldi?

Pensavo che me li prestasse lei

Non sapevo se ridere o piangere.

Sofia prese la decisione per me.

Vattene subito! disse schifata, aggiungendo parole pesanti che in mia presenza non aveva mai usato prima.

La guardai male.

Vieni dentro, Chiara, le dissi. È notte, non posso sbatterti fuori.

Peggio di così.

Sofia era talmente infuriata che mi disse: o io, o lei. Alzai le mani fai tu, sei maggiorenne. Se vuoi, vai pure da papà.

Me ne importa niente di papà! Vado da Marta!

Chiamai un taxi per farla andare a dormire dallamica. Poi mi toccò consolare con camomilla e valeriana Chiara, che dopo un anno a Milano non aveva né amici né lavoro, solo un nuovo piercing sulla lingua. I soldi per il treno glieli prestai che dovevo fare, mica poteva restare da me. La accompagnai in stazione, per non farla perdere.

Chiara mi ringraziò mille volte, chiese scusa e giurò che avrebbe cambiato vita avrebbe studiato e non si sarebbe più messa con uomini sposati.

Mia madre aveva ragione, sono proprio una sprovveduta.

Non mi sembrava proprio il caso di salutarla dal binario anche quello era troppo. Con Sofia facemmo subito pace, ma lei continuava a non capire: come potevo aver accolto laltra in casa nostra? Le accarezzai i capelli, sorrisi e le dissi:

Quando sarai più grande, capirai.

Sergio mi chiamò una settimana dopo. Diceva che aveva capito tutto, aveva lasciato Chiara ed era pronto a ricominciare insieme.

Ti sono finite le camicie pulite? gli chiesi sarcastico.

Eh sì, sospirò lex marito. E poi lei non sa fare il bucato, è un anno che porto cose inguardabili.

Ovviamente non tornai da lui. Non ero nemmeno cattiva, ma non potevo negare di sentirmi più leggero: la mente e il cuore finalmente liberi, sorridevo più spesso. Presi un cane, passeggiavo con lui ogni sera. Conobbi un vicino simpatico che importa se ha dieci anni più di me, mica sono una ragazzina. E la vita riprese il suo corso.

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