Stavo tornando a casa dal centro commerciale insieme a mio figlio. Accanto a noi cera una signora con un bambino che aveva quasi la stessa età di mio figlio.
Lautobus era davvero pienissimo, sembrava lora di punta. Notai un ragazzo giovane che ascoltava musica con le cuffie e gli chiesi gentilmente se poteva lasciarci il posto. Lui si alzò subito, molto educato, e così io e mio figlio ci siamo seduti tranquilli. Mio figlio, per ringraziarlo, gli ha offerto una caramella. Il ragazzo si è un po imbarazzato ma ci ha sorriso.
Dopo qualche minuto, ho visto che la mamma accanto a me ha deciso di provarci anche lei. Ha iniziato a strattonare un uomo che era seduto e sembrava essersi appisolato per la stanchezza. Siccome lui non si svegliava subito, lei è passata direttamente alle urla. Luomo si è tolto le cuffie e ha iniziato a protestare: non aveva proprio idea di cosa stesse succedendo.
Non vedi che ho un bambino piccolo? Mi lasci il posto! ha urlato così forte che persino il suo bambino si è messo a piangere dalla paura. Io non voglio cedere! ha risposto luomo, chiaramente infastidito.
Ti giuro che lo capisco benissimo, aveva tutto il diritto di rispondere così, perché non deve niente a nessuno. E poi, essere trattato in modo così scortese e irrispettoso non è giusto. Io le ho suggerito che forse il suo bambino poteva sedersi vicino a mio figlio, ma niente: per lei era più importante fare una scenata.
Ti posso assicurare che io non mi sono mai comportata così. Se ho bisogno, chiedo sempre con gentilezza. Se qualcuno mi lascia il posto per mio figlio, ringrazio di cuore. E se non lo fa, rispetto la scelta senza problemi. In tutti questi anni non sono mai stata rifiutata.
Forse è proprio perché non urlo mai e non maltratto le persone che non conosco, davvero non capisco certi comportamentiMentre il trambusto svaniva poco a poco, mio figlio mi guardò con gli occhi grandi e mi sussurrò: Mamma, è meglio essere gentili, vero? Gli sorrisi e gli strinsi la mano, orgogliosa che avesse capito la lezione proprio lì, nel caos di quellautobus. Dietro di noi, il ragazzo che ci aveva ceduto il posto fece cenno di saluto prima di scendere.
Quando arrivammo alla nostra fermata, mi voltai per vedere se la mamma agitata fosse riuscita a trovare una soluzione. Il suo bimbo, ancora con le lacrime agli occhi, si stava stringendo a lei. In quel momento, unaltra signora fece spazio accanto a sé e senza dire nulla lo fece sedere. La madre sembrò abbassare lo sguardo, forse colpita da quel piccolo gesto di gentilezza silenziosa.
Scendendo con mio figlio, sentii di aver lasciato dietro di me una piccola lezione, immersa fra gli sguardi e i volti della gente. Forse la prossima volta qualcuno chiederà il posto con un sorriso, magari offrirà una caramella in cambio, e il viaggio sarà un po più leggero per tutti. Perché in fondo bastano piccoli gesti, quelli che illuminano anche le giornate più affollate.





