La suocera al quadrato – Ma guarda chi si vede! – esclamò Emanuele invece del solito saluto, vedend…

Ma guarda un po chi si vede! ha esclamato Marco invece di un normale ciao, quando si è trovato davanti la porta una vecchietta bassina, asciutta, vestita in jeans, con le labbra sottili piegate in un sorriso furbetto e gli occhi pieni di birichineria dietro le palpebre semichiuse.

Ma è la nonna di Elisa, la signora Rosalia Bellini, riconosco ha pensato Marco. Ma così, senza neanche avvertire, senza una telefonata

Ciao, nipotino! gli ha rivolto la signora con lo stesso sorriso. Allora, mi fai entrare in casa o devo stare sulluscio?

Sì, certo, venga, prego! si è affrettato Marco.

La signora Rosalia ha trascinato in casa il suo trolley con le rotelle. Quando Marco le ha offerto del tè, lei, con piglio deciso, ha detto: Per me lo voglio bello forte! Allora, Elisa è al lavoro, Martina allasilo, e tu cosa fai qui a girarti i pollici?

Mi hanno mandato in ferie obbligate, ha bofonchiato lui un po abbacchiato. Due settimane per esigenze aziendali. Le sue illusioni di una vacanza tranquilla stavano già svanendo. Con un filo di speranza ha chiesto: E lei, si ferma molto?

Proprio così, ha annuito Rosalia, affossando ogni speranza, per tanto tempo.

Marco ha sbuffato. Della signora Rosalia sapeva poco. Laveva vista solo al volo al matrimonio con Elisa: lei veniva da unaltra città. Però del suo caratterino ne aveva sentito parlare dal suocero. Lui, raccontando di sua suocera, abbassava la voce e guardava intorno come se temesse che spuntasse da un momento allaltro. Si vedeva che la rispettava. Con i brividi.

Lava quei piatti ha comandato la signora Rosalia e fatti trovare pronto. Oggi ti faccio da guida, ci facciamo un bel giretto per la città. Mi accompagni tu.

Marco non ha avuto il coraggio di replicare, e nemmeno ci ha provato. Il tono di voce, perentorio, gli ha ricordato quello del maresciallo ai tempi della leva contestare significava rovinarsi la giornata.

Mi fai vedere il Lungarno? ha ordinato la signora Rosalia. Come si arriva più comodi? gli ha preso il braccio e si è avviata per strada osservando tutto con curiosità.

In taxi, ha risposto Marco con una scrollata di spalle.

Improvvisamente, Rosalia ha portato due dita alla bocca e ha fatto un fischio acutissimo. Un taxi ha inchiodato davanti a loro.

Ma come, fischiare così? Ma che figura ci facciamo, cosa pensano? la rimproverava Marco aiutandola a salire sul sedile davanti.

Ma dai, nessuno pensa niente, rideva Rosalia, minuta e canuta. Al massimo penseranno che quello maleducato sei tu!

Il tassista è scoppiato a ridere insieme a Rosalia. Si sono dati un cinque come se si conoscessero da una vita, soddisfatti dalla battuta ben riuscita.

Tu sì che sei un ragazzo in gamba e beneducato, gli ha detto la nonna adottiva mentre passeggiavano lungo il fiume. Sicuro che tua nonna era tutta bon ton, vero? Io invece sono fatta diversamente! Il marito mio, il nonno di Elisa pace allanima sua ci ha messo tanti anni ad abituarsi al mio caratterino. Era tanto tranquillo, uno di quelli che stanno sempre tra libri, poi sono arrivata io. E non ti dico! Lho portato sulle Dolomiti con me, gli ho insegnato a lanciarsi col paracadute. Solo col deltaplano non voleva saperne, gli faceva paura proprio. Restava a terra con nostra figlia mentre io giravo nel cielo sopra le loro teste!

Marco ascoltava incredulo tutti quei ricordi densi di adrenalina. Elisa, sua moglie, mai gli aveva raccontato di una nonna così. Ora tutto prendeva senso. Lei ha rivolto uno sguardo deciso al suo accompagnatore:

Ma tu, ci sei mai salito su un paracadute?

Durante la naja, quattordici lanci, si è vantato, non senza orgoglio.

Bravo, complimenti. Gli ha dato una pacca sulla spalla e poi, con voce sorprendentemente intonata, ha canticchiato:

«Ci tocca ancora saltare,
questo lancio durerà…»

Marco conosceva quella canzone militare, e si è unito al ritornello:

«Tra cielo e paracadute,
la nuvola, là, si aprirà»

Quella canzone li aveva resi subito più complici, e a Marco ormai non pesava più stare accanto a quella simpatica vecchietta.

Si fa una pausa? Si mangia qualcosa! ha proposto Rosalia. Lì cè un chiosco che promette bene, senti laroma nellaria?

Al chiosco un omone dai capelli ricci e la pelle scura stava infilzando pezzi di carne marinata sugli spiedi, con movenze da spadaccino. A guardarlo avresti pensato di lanciarti in una tarantella indiavolata, gridando Forza! mentre facevi il giro del chiosco incrociando i piedi come in una pizzica travolgente.

Appena seduti, la signora Rosalia, con aria di sfida, ha intonato:

«O bella ciao, o bella ciao,
Che bella aria di festa qua.»

Il ristoratore lha guardata sorpreso, poi ha sorriso a trentadue denti. Hanno intonato alcune strofe insieme, scambiandosi occhiate compiaciute.

Servitevi pure, signora bella ha detto posando i piatti, esibendo denti bianchi e un grembiule macchiato di salsa. Ha portato due calici di Chianti ghiacciato, e si è congedato con mano sul cuore.

Dal cespuglio vicino è sbucato un piccolo gattino grigio, che si è avvicinato al tavolo sperando in un boccone.

Era proprio te che aspettavamo, ha sorriso Rosalia. Vieni qui piccolo. Poi, rivolta al cuoco: Senti, compare, ci potresti portare un pezzettino di carne fresca anche per il nostro amico?

Mentre il gattino divorava la sua ciotolina, Rosalia si è rivolta a Marco:

Hai una bambina che cresce, e vuoi che impari tenerezza e affetto Come fai senza un gatto in casa? Lui vi aiuterà tantissimo!

Dopo la passeggiata Rosalia ha dato il bagnetto al batuffolino, mentre Marco tornava dal supermercato carico di sabbiera, ciotole, tiragraffi e una cuccetta morbida. Quando è arrivato, la casa era invasa dalle risate femminili: Elisa e Martina abbracciavano la nonna che, raggiante, dispensava baci.

Il micetto, seduto sullo schienale del divano, guardava i suoi nuovi umani un po stordito.

Questo è per te, Marti, un completino estivo con pantaloncini, consegnava i regali la nonna. E questo è per te, Elisa. Nulla esalta una donna agli occhi del marito come la biancheria di pizzo!

Per tutta la settimana dopo Martina non è più andata allasilo: al mattino spariva con la nonna e tornava verso lora di pranzo, stanca e felice di nuove avventure.

A casa la attendevano Marco e il gattino, che si chiamava ora Leone. Alla sera si univa Elisa e tutti e quattro, più Leone nel trasportino, uscivano per unaltra passeggiata.

Marco, dobbiamo parlare, disse una sera Rosalia, con uno sguardo più serio del solito. Domani riparto, si è fatto tardi. Questo, dopo che me ne sarò andata, lo dai ad Elisa. Gli mise in mano una busta trasparente. È il mio testamento. Lascio la casa e tutto il resto a lei, a te lascio la biblioteca che mio marito ha raccolto una vita intera Ci sono pezzi rarissimi, con dediche di gente famosa

Ma perché, Rosalia!? balbettò Marco, ma lei lo zittì seccamente con un gesto della mano.

Ad Elisa nulla ho detto. A te lo confido: il cuore, Marco il mio cuore non è più quello di una volta. Potrebbe finire tutto in un attimo, bisogna essere pronti.

Ma da sola come fa? si indignò lui. Serve che qualcuno stia con lei!

Qualcuno con me cè sempre sorrise lei. E poi qui vicino cè mia figlia, la madre di tua moglie. E tu bada ad Elisa, cresci Martina. Sei un bravo ragazzo, di quelli affidabili. In fin dei conti, per te sono fece una pausa teatrale, una suocera al quadrato! Gli diede una pacca sulla spalla e scoppiò in una risata contagiosa.

Magari resta ancora un po, balbettò Marco speranzoso. Anche solo qualche giorno

Rosalia rispose con un sorriso grato e scosse la testa.

La mattina dopo la accompagnarono tutti insieme, persino Leone in braccio a Martina sembrava triste.

La signora portò due dita alla bocca e fischiò energicamente. Il taxi inchiodò.

Allora, Marco, vieni a portarmi in stazione! comandò lei, baciando Elisa e Martina, poi si sedette davanti.

Il tassista la fissò meravigliato, colpito da quellenergia fuori dal comune.

E che guardi? borbottò Marco. Mai visto una nonna per bene?

Rosalia, scattante e allegra, scosse i riccioli grigi e diede un forte cinque a Marco, che ancora sorrideva guardandola allontanarsi.

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La suocera al quadrato – Ma guarda chi si vede! – esclamò Emanuele invece del solito saluto, vedend…