Non è mio figlio. È il bambino della mia vicina, Caterina. Tuo marito passava spesso da lei, e così si ritrova con il bambino tra le braccia. Stesso capelli rossi, stesse lentiggini. Non serve nessun esame del DNA.
E cosa volete da me? Mio marito non cè più da poco, non so proprio con chi avesse rapporti…
E anche Caterina ormai non cè più.
Antonia stava strappando erbacce dallorto quando sentì qualcuno chiamarla in cortile. Si asciugò il sudore dalla fronte e andò al cancello. Una donna sconosciuta era lì.
Antonia, buongiorno! Vorrei parlarti.
Buongiorno. Entra, se vuoi parlarne…
Antonia la fece accomodare in casa, mise a bollire lacqua per il tè. Era curiosa di sapere cosa volesse.
Mi chiamo Nina. Non ci conosciamo di persona, ma la gente mi ha spiegato tutto… Non voglio girarci intorno… Tuo marito aveva un figlio, Marco. Ha tre anni.
Antonia guardò la donna, stupita. Sembrava troppo anziana per essere la madre di quel bambino…
No, non è figlio mio. È il figlio della mia vicina, Caterina. Tuo marito la andava a trovare spesso, così è nato il piccolo. Uguale a lui, capelli rossi e lentiggini. Non serve nemmeno un esame medico.
E da me cosa volete? Mio marito è morto da poco, non so nemmeno con chi si vedeva…
Caterina è mancata, poverina… Si è ammalata ai polmoni e non ce lha fatta. Il bambino è rimasto solo.
Caterina era arrivata da poco in paese, lavorava come commessa, non aveva né genitori né parenti
Che peccato il piccolino Senza nessuno, finirà in un orfanotrofio…
Ma io ho già due figlie, nate nel mio matrimonio. Cosa vuoi, che mi prenda un figlio che mio marito ha fatto fuori casa? Ce ne vuole di coraggio a venire qui a chiedermelo…
Ma vedi, alle tue figlie lui è fratello di sangue Non è uno sconosciuto Ed è un bambino dolce, buono… Adesso è in ospedale, stanno preparando i documenti…
Non cercare di farmi pena… Chissà quanti figli ha lasciato mio marito; dovrei crescerli tutti io?
Vedi tu… Il mio dovere era avvisarti.
Nina se ne andò. Antonia versò il tè, rimanendo pensierosa…
***
Aveva conosciuto Giorgio appena laureata. Era con le amiche a festeggiare, arrivarono alcuni ragazzi a far conoscenza.
Giorgio si distingueva per la chioma fulva e le lentiggini sulle guance.
Era allegro, un po burlone, recitava poesie e raccontava barzellette. Si offrì di riaccompagnarla a casa.
In poco tempo diventarono marito e moglie.
Si trasferirono dalla nonna di Giorgio, che poi lasciò loro la casa quando se ne andò. Nacque la loro prima figlia, Valentina, poi dopo due anni arrivò Elena. Vivevano con poco, i soldi bastavano appena.
Poi Giorgio cominciò a bere. Antonia fece di tutto per fermarlo, ma fu inutile. Spariva per giorni. Venne licenziato, così Antonia lavorava su due fronti.
Alla fine decise di divorziare.
Pensava di trasferirsi in città con le figlie, una zia la chiamava spesso promettendo aiuto, qualcosa avrebbero trovato.
Ma Giorgio, una sera ubriaco, fu investito. Non sopravvisse.
Antonia lo pianse tanto, anche le figlie… Era pur sempre il loro papà.
E ora veniva a galla anche un figlio nato da unaltra.
Entrò in casa Valentina, la maggiore. Alta, snella, capelli ramati come il padre.
Mamma, cosa prepari da mangiare? Tra poco esco con le ragazze al cinema, e ho una fame! Ma perché sei giù?
Sto ancora superando questa novità… Mi hanno detto che tuo padre ha avuto un figlio da unaltra. Ha tre anni. Anche la madre è mancata, e ora il piccolo andrà in orfanotrofio. Mi hanno suggerito di prenderlo…
Ma che notizia… Ma chi era questa donna? La conosci?
No, non era del paese. Si chiamava Caterina, non so neanche il cognome…
E cosa hai intenzione di fare? Questo bambino non ha nessun parente, quindi?
Sembra di no. Sta in ospedale, stanno facendo i documenti… Dicono che è rosso di capelli, identico a suo padre… Mangia un po di patate e salsiccia, dai.
Valentina divorò il pranzo. Elena arrivò più tardi e si unì a tavola. Antonia osservava le sue ragazze. Tutte e due rosse come il padre… Che strane le genetiche…
Il giorno dopo, Valentina disse:
Mamma, siamo andate in ospedale a vedere il piccolo… Lo sai che ci somiglia tantissimo? Un vero sole… Piangeva disperato, cercava la mamma
Gli abbiamo portato una mela e unarancia. Era nel lettino, allungava le braccine verso di noi… Linfermiera ci ha lasciato giocarci un po. Mamma… Prendiamolo noi. È nostro fratello…
Antonia però si arrabbiò.
Ma vi sembra? Vostro padre fa sciocchezze, e ora tocca a me sistemare tutto? Ho già i miei problemi… Per te è facile dire prendiamolo
Ci sono persone che adottano figli di estranei. Questo è sangue nostro… Non ha colpa lui per quello che è successo. Ti ricordi il detto: i figli non pagano per i peccati dei padri?
Ma come possiamo permettercelo? Lavoro già come una dannata, vendo le verdure dellorto, tiro avanti come posso… adesso dovrei mantenergli anche lui?
Tu tra poco finirai le superiori, ci vorranno soldi, e anche Elena cresce, le serve sempre qualcosa
Ma se chiedi laffidamento, cè un aiuto economico dello Stato… Mamma, tu sei una donna dal cuore grande, non puoi lasciarlo così. Giovane o no, è sangue nostro.
Antonia era arrabbiata con il marito e sua figlia per quella proposta. Ben pensato: scaricare su di lei un bambino fatto da unaltra donna.
Ma decise comunque di andare a vedere il bambino in ospedale.
Buongiorno. Mi scusi, dove si trova il piccolo Marco, tre anni, che stanno preparando per lorfanotrofio? domandò Antonia a uninfermiera.
E lei chi è? Cosa vuole da lui?
Solo vederlo. È figlio di mio marito. Di unaltra donna, ma… è così…
Dai, guardi pure, tanto ieri sono venute anche le sue figlie. Hanno giocato insieme, anche se non sarebbe permesso, ma ho chiuso un occhio… Poi il piccolo ha pianto, voleva la mamma…
Non lo prenderò neanche in braccio, lo prometto. Solo uno sguardo
Guardi, ma faccia in fretta…
Antonia entrò e si bloccò. Era Giorgio in miniatura…
Riccioli rossi, occhi azzurro cielo. Bellissimo. Nel lettino giocava con dei cubi. Appena la vide, sorrise.
Zia Mamma dovè, la mia mamma…?
La mamma non cè, Marco…
Voglio andare a casa…
E scoppiò in lacrime. Il cuore di Antonia si strinse. Si avvicinò e, ignorando tutto, prese il piccolo in braccio.
Signora, lei ora se ne va e io poi cosa faccio con le sue urla? Posatelo giù! gridò linfermiera.
Marco, non piangere, piccolo
Antonia lo accarezzava e asciugava le sue lacrime.
Portami via Ho fame Non cè nessuno con cui giocare
Daccordo, Marco Ti prometto che tornerò. Non piangere, va bene?
Antonia tornò a casa con una convinzione: avrebbe portato il bambino a casa. Tutta la rabbia sparì quando vide quanto era indifeso. E quanto assomigliava alle sue figlie…
***
Sono passati quindici anni.
Ora Marco sta per partire per luniversità. Il mio piccolo è già grande… Come vola il tempo.
Tu chiamami spesso, figliolo, e torna a trovarci… Questi tempi sono difficili…
Mamma, andrà tutto bene! Ti prometto che non ti deluderò! Due anni passeranno in un attimo, finisco il diploma tecnico!
Poi mi metterò a lavorare, Lorenzo il meccanico dice che suo zio mi prende in officina, e io con le mani ci so fare. Sai che ora prendo il diploma da meccanico!
Il mio piccolo artista Antonia lisciò i suoi capelli ricci e ribelli
***
La vita a volte ti porta dove non penseresti mai, come un sentiero in un bosco fitto.
Antonia credeva che il destino le avesse messo davanti solo nuove croci, solo altri dolori dopo il tradimento.
Ma tra i rovi della rabbia sbocciava in silenzio un germoglio: un bambino che non aveva colpe oltre a quella di essere venuto al mondo.
A volte il cuore vede quello che gli occhi non sanno trovare.
Riconobbe in Marco non solo il sangue, ma una piccola anima sola in cerca di calore.
Non sentì il pianto di un figlio di unaltra, ma un sussurro dolce: Mamma.
Così Antonia, nonostante la ragione, la paura e la stanchezza, aprì le sue braccia.
Gli anni le hanno insegnato che la bontà non è un sacrificio, ma una grazia. Marco non fu mai una bocca in più, ma colui che aiutava nellorto e portava lacqua, che faceva ridere le sorelle nel dolore, che crescendo sussurrava: Grazie, mamma. E in quelle parole cera tutto luniverso.
Perché, alla fine, lamore dato non ci rende più poveri, ma profondamente umani.





