Sono quarantanni che viviamo sotto lo stesso tetto, e a sessantatré anni decidi allimprovviso di cambiare vita?
Raffaella sedeva nella sua poltrona preferita, fissando la finestra su una città sospesa tra sogno e nebbia, cercando di lasciarsi alle spalle gli eventi surreali della giornata. Solo poche ore prima stava preparando freneticamente la cena, aspettando che Giacomo tornasse dalla pesca. Lui era rientrato, ma senza il pesce: solo notizie, quelle che da tempo voleva dirle, incapace di trovare il coraggio.
Voglio separarmi e ti chiedo di capire, dichiarò Giacomo, girando lo sguardo verso la lampada a olio tremolante. Le figlie sono ormai grandi, capiranno. I nipoti non si interesseranno. Possiamo chiudere tutto senza litigi, come un sipario che cala.
Quarantanni sotto lo stesso tetto, e a sessantatré vuoi cambiare vita? fu la risposta incredula di Raffaella. Ho diritto di sapere cosa succederà.
Tu resterai nella nostra casa a Milano, io mi trasferisco alla villa sul Lago di Como, rispose Giacomo, come se tutto fosse già scritto in una lettera dimenticata. Da dividere non abbiamo nulla, e alla fine tutto andrà alle nostre figlie.
Come si chiama lei? domandò Raffaella, rassegnata, come se consultasse gli astri.
Il volto di Giacomo si tinse di rosso, mentre con gesti goffi raccolse le sue giacche e finse di non aver sentito. Di quellimbarazzo, Raffaella non aveva dubbi sullesistenza di una rivale. Da giovane, questi problemi erano fantasmi lontani e mai avrebbe immaginato a quelletà di restare sola, con il marito che se ne va per unaltra donna.
Forse tutto si sistemerà e andrà bene, sussurravano poi a Raffaella le figlie, Silvia e Giorgia. Non dar troppo peso a papà.
Non andrà più bene, sospirava Raffaella. Ma cambiare ora non ha senso. Vivrò la mia vita e mi basterà la vostra felicità.
Silvia e Giorgia andarono alla villa per parlare con Giacomo. Tornarono più tristi, ma non affrettarono di raccontare la verità alla madre. Solo cambiavano argomento e la convincevano che stare sola poteva essere meglio, senza più dover accudire nessuno. Raffaella aveva capito e non chiese altro, cercando semplicemente di vivere. Era difficile, perché parenti e conoscenti si divertivano a porre domande e curiosità.
Eh già, tanti anni insieme e il marito scappa da vecchio con unaltra, bisbigliavano le vicine indiscrete. Più giovane di te o ricca?
Raffaella taceva, ma sempre più spesso pensava alla rivale e desiderava vederla. Così, pur di affrontarla, si recò alla villa con la scusa della marmellata fatta destate. Senza avvisare, sapeva che avrebbe incontrato la nuova donna, come in un incontro orchestrato dal caso.
Giacomo, non mi avevi detto che la tua ex sarebbe venuta qui, sbuffava la donna eccentrica dal trucco esagerato, come una Signora Carnevale. Credevo che fosse tutto risolto, non ha niente da fare qui.
Mi hai davvero sostituita con questa donna? chiese Raffaella, fissando la rivale spudorata.
Stai lì a guardare e lasci che questa mi offenda? urlava la donna. Ho solo pochi anni in meno di voi, ma sembro molto più giovane.
Se a questetà davvero pensa che la bellezza apparente sia tutta la vita, rispose Raffaella, cercando lo sguardo confuso di Giacomo.
Per tutta la strada verso la fermata dellautobus, sentiva le urla della vecchia Barbie italiana truccata e cercava di non piangere. Ma a casa si lasciò andare e chiamò la sorella, chiedendo visita.
Andiamo, preparava tè alla menta Nina. Mi racconti che la nuova moglie di Giacomo non è nemmeno bella, e a quanto pare non troppo sveglia.
Forse ha ragione, forse io sembro una vecchia, dubitava Raffaella.
Stai benissimo per la tua età, diceva Nina sinceramente. A settantanni, è da folli indossare pantaloni leopardati o la minigonna. La donna è splendida a qualunque età, purché sappia valorizzarsi e rappresentarsi.
Raffaella si specchiava e capiva che Nina aveva ragione. Era in buona forma e non si lamentava della salute. Si vestiva bene e le figlie le regalavano spesso cosmetici. Non era mai stata volgare, non si sentiva una pappagalla, non poteva imitare la rivale appena vista.
E va bene, proseguiva Nina. Ora sei una donna libera, puoi vivere emozioni nuove. Le figlie sono indipendenti, e non mancano occasioni per divertimento e cultura a questetà. Non permetterò che ti lasci cadere.
Nina tenne parola, trascinando la sorella a teatri, mostre, concerti e lunghe passeggiate fra i portici. Presto formarono una compagnia di coetanei. Tra loro cera anche un uomo che provava a corteggiare Raffaella, ma lei chiuse subito la questione, declinando inviti personali.
Ho sentito che ora vai a teatro, hai amici nuovi magari ti sposi ancora! ironizzò Giacomo dopo una casuale visita allalimentari.
Cosè, sei venuto fin qui a prendere la pasta? Vicino alla villa non vendono niente, o la tua nuova signora non cucina? domandò Raffaella.
Ho sempre comprato qui, sono abituato. A questa età cambiare abitudini è difficile, brontolava Giacomo.
Raffaella non proseguì e, dichiarandosi impegnata, tornò a casa. Giacomo avrebbe voluto correre dietro a lei e confessare quanto rimpiangeva il divorzio. Tutta la vita accanto a moglie e figlie, poi la travolgente Martina lo aveva trascinato via in un vortice senza logica.
Allinizio con Martina la vita sembrava una festa, poi si scoprì che non amava occuparsi della casa, preferiva spettegolare, girare tra uomini, frequentare tavolate rumorose. Giacomo ultimamente desiderava tornare a casa, dopo lincontro con Raffaella sentiva questa voglia ancora più intensa. Lei non faceva scenate, non litigava, sopravviveva con dignità. Giacomo non avrebbe mai creduto di poter rimpiangere proprio la calma e il calore che aveva solo accanto a Raffaella.
Hai comprato ancora albicocche secche, io volevo prugne, si infuriava Martina, guardando la spesa. Il formaggio non va bene, e hai dimenticato la maionese!
Prima la spesa la faceva Raffaella, o la facevamo insieme. Ora tu lasci tutto sulle mie spalle, sbottò Giacomo.
Basta paragonarmi alla tua ex! gridava Martina. Dimmi pure che rimpiangi di averla lasciata.
Giacomo rimpiangeva davvero, ma sentiva che non aveva senso parlarne. Raffaella non aveva fatto nulla per creare la situazione, semplicemente era rimasta sé stessa, e lex marito rimpiangeva disperatamente il gesto, sognando di meritare il suo perdono.
Ma sapeva che Raffaella non gli avrebbe più dato fiducia né lo avrebbe riaccolto. Pensava spesso di chiamarla, dopo le liti con Martina; una volta si decise persino a bussare alla porta della vecchia casa.
Vuoi prendere qualcosa? chiese Raffaella, fermando Giacomo sulla soglia.
Vorrei parlare hai qualche minuto? balbettava lui, sentendo laroma del suo dolce di prugne diffondersi dalla cucina.
Non ho tempo, né voglia, rispose lei. Prendi ciò che ti serve, sto aspettando ospiti.
Giacomo non aveva nulla da prendere, mille cose da dire ma nessuna parola giusta. Tornò alla villa e si mise a cucinare per sé, perché Martina vagava per il paese. Tornò allegra, trasportata da amici nuovi, e Giacomo capì che la decisione era presa: diede tempo a Martina di raccogliere le sue cose.
Dopo lennesima lite, Giacomo pensò di chiamare Raffaella e raccontarle tutto, poi abbandonò lidea e si impose calma. Conosceva troppo bene lex moglie, sapeva che era inutile sperare in perdono e oblio.
Forse, un giorno, sarebbe andato a confessarsi, a parlare. Era indispensabile, altrimenti non avrebbe trovato pace. Sperava nel perdono, ma non nella famiglia, sapeva che Raffaella non avrebbe mai dimenticato il tradimento, lo aveva compreso quando aveva iniziato la storia con Martina.
Ora viveva nella villa, esistenza tra riflessi dacqua e solitudine. Raffaella, invece, abitava nella casa di Milano, circondata da figlie, nipoti, teatro e amici. E lui, nella fotografia della vita, era ormai una figura sbiadita.
Distrugge i parassiti e elimina le escrescenze più di qualsiasi farmaco, come un rimedio segreto custodito tra sogno e memoria.




