Quando il silenzio divenne quasi insopportabile, il primo applauso riecheggiò come uno sparo.

Quando il silenzio divenne quasi insopportabile, il primo applauso risuonò come uno sparo.

Uno, poi un altro. In un attimo la sala esplose in ovazione. La gente si alzava in piedi, applaudiva, qualcuno gridò “Brava!”, le donne asciugavano le lacrime, gli uomini si schiarivano la voce imbarazzati per celare lemozione.

Azzurra rimaneva immobile, come se fosse in un sogno.

Il cuore le batteva forte nel petto e un ronzio le riempiva le orecchie. Era sicura che lavrebbero cacciata, invece tutti la guardavano la ragazza scalza, arrivata come dal nulla.

Il Professor Enrico Bellini si avvicinò lentamente. I suoi passi riecheggiavano sul pavimento di marmo.

Come ti chiami, ragazza? chiese con voce bassa.

Azzurra mormorò lei.

E dove hai imparato a suonare così?

Da nessuna parte. fece spallucce. Mia madre mi ha insegnato qualche nota poi ho fatto da sola.

Bellini la osservò a lungo, come se volesse comprendere come potesse uscire musica così pura dalle dita di una bambina senza neppure le scarpe. Si rivolse al pubblico:

Signore e signori, penso che questa sera abbiamo assistito a un vero miracolo.

Gli applausi si rinnovarono, ma Azzurra ormai non sentiva più nulla. La testa le girava. Erano due giorni che non mangiava.

Il professore se ne accorse e chiamò un cameriere:

Portatele qualcosa da mangiare. Subito.

Poco dopo, davanti a lei posero una ciotola di minestra calda. Azzurra la mangiò in silenzio, piano, quasi avesse paura che gliela togliessero. Bellini la guardava con un sorriso tranquillo.

Alla fine della serata la sala si svuotò. Solo poche candele restavano accese e laria profumava di cera e di colonia.

Hai un posto dove dormire? domandò il professore.

Lei scosse la testa.

Dei parenti?

No. Era rimasta solo mamma

Bellini annuì.

Domani alle dieci ti aspetto qui. Ti porterò al conservatorio. Suonerai davanti a loro.

Non posso sussurrò lei. Non ho vestiti, né scarpe

Lui sorrise appena.

Da oggi, non è più un tuo problema.

La mattina dopo Azzurra era davanti allingresso dellHotel Excelsior pulita, pettinata, in un abito semplice ma dignitoso.

Sulla schiena una nuova borsa, e dentro la vecchia foto di sua madre.

Il Professor Bellini arrivò puntualissimo, con una Fiat blu di quelli vecchi.

Durante il tragitto parlarono poco. Solo una volta lui le chiese:

Che hai sentito ieri quando suonavi?

Come se mamma fosse accanto a me. rispose piano.

Lui sorrise e continuò a guidare.

Il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino li accolse con riservata serietà. La segretaria guardò Azzurra con scetticismo.

Mi dispiace, professore, le audizioni saranno solo in primavera.

Ascoltatela per cinque minuti. disse Bellini. Solo cinque.

Dopo cinque minuti il direttore era già in piedi, senza parole.

Questa bambina non ha bisogno di audizione. Lei è la musica.

Così Azzurra Rossi divenne la più giovane allieva del conservatorio.

Passarono gli anni.

Il suo nome cominciò ad apparire su manifesti, nei giornali, in televisione.

Dicevano che nelle sue note non cera solo tecnica: cera anima.

Ma Azzurra non scordò mai la sua prima scodella di minestra e quella sala dove per la prima volta le fu permesso di suonare.

Il Professor Bellini divenne il suo mentore, poi quasi un padre. La vedeva crescere, salire sui palchi accolti con entusiasmo, e i suoi concerti facevano piangere il pubblico.

Eppure, negli occhi di Azzurra rimaneva sempre quella tristezza di una bambina affamata.

Otto anni dopo, nello stesso Hotel Excelsior, si svolgeva ancora il ballo Un Futuro per i Giovani.

Nuovo pianoforte, stesso pubblico, stessi abiti eleganti e gioielli splendenti.

Il Professor Bellini sedeva in prima fila ormai capelli bianchi, ma testa fiera e alta.

Il presentatore salì sul palco:

Signore e signori, stasera tra noi cè una ragazza la cui storia è iniziata proprio qui. Accogliamo Azzurra Rossi!

Lei apparve vestita di bianco, senza trucco, col sorriso.

La sala si zittì.

Si sedette al pianoforte, ma prima di iniziare guardò le persone:

Otto anni fa sono entrata qui scalza. Volevo solo un pasto. Quel giorno qualcuno disse: Lasciamola suonare. Stasera suono per lui.

E cominciò.

La stessa melodia, ora diversa più matura, più intensa.

In ogni nota cera dolore e cera luce.

Quando lultimo suono svanì, Bellini si alzò. Non applaudiva solo guardava. Nei suoi occhi le lacrime.

Si avvicinò, labbracciò e le disse:

Ora puoi nutrire il mondo intero con la tua musica.

Una settimana dopo Azzurra fondò la sua associazione Nota di Speranza.

Il primo giorno andò alla Stazione Centrale, dove dormono i bambini senza casa.

Si avvicinò a un bimbo seduto sul marciapiede e gli offrì una focaccia calda.

Hai fame?

Sì.

Suoni qualcosa? domandò lei.

No rispose il piccolo.

Azzurra sorrise:

Vieni con me. Ti insegno.

I giornali scrissero:

La ragazza che ha suonato per una ciotola di minestra oggi dona pane agli altri.

Ma Azzurra sapeva bene che il vero miracolo non era lapplauso né la fama.

Era successo quella notte, quando qualcuno semplicemente aveva detto:

Lasciamola suonare.

Da allora, nessuno è mai rimasto affamato, finché è rimasta la musica.

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