Lui mi guardava dal basso verso lalto. Per la prima volta in tutti questi anni senza quella solita aria di superiorità. Nei suoi occhi si affollavano paura, rabbia e una disperata volontà di trovare una via duscita. Una volta, in questi momenti, sapeva essere incisivo. Ora, per niente.
Che cosa vuoi? ripeté, stavolta sottovoce. Soldi? Dimmi una cifra. Sistemiamo tutto, troviamo un accordo.
Mi concessi una breve pausa. Niente sceneggiature solo calma professionale, come quella che si prende prima di chiudere il bilancio annuale e mettere lultima firma.
Non hai capito niente, Giovanni dissi tranquilla. Non mi servono i tuoi soldi.
Lui sbatté le palpebre. Quella frase lo destabilizzò più di qualsiasi urlo.
Allora cosa? Vendetta? Vuoi rovinarmi? il tono si alzò di nuovo.
No. Voglio riprendere ciò che è mio e chiudere questa storia.
Mi alzai, andai verso la credenza e presi una cartellina sottile. Grigia, senza etichetta. Quella stessa che stava in fondo, sotto vecchi contratti e i resoconti fiscali. Non laveva mai aperta. Per lui erano le sciocchezze contabili di Giulia.
Appoggiai la cartellina sul tavolo e la aprii.
Qui indicai il primo foglio ci sono i contratti di prestito. Personali. Hai preso soldi dalla società. Parecchi. A tuo nome. Temporaneamente, come dicevi sempre.
Girai pagina.
Qui ci sono i verbali di riconciliazione. Tutti i debiti sono già stati riconosciuti.
Ancora un foglio.
E questo è laccordo aggiuntivo. In caso di prelievo unilaterale degli attivi, il debito diventa immediatamente esigibile.
Lui diventò pallidissimo, tanto da far risaltare le lentiggini sul naso, che un tempo mi sembravano persino carine.
Tu tu li hai falsificati?
No scuotendo la testa. Sei stato tu a firmarli. In diversi momenti. In diversi stati. A volte ubriaco, a volte di fretta per un appuntamento che iniziava dopo le nove di sera.
Si alzò di scatto.
È ricatto!
No, Giovanni lo fissai negli occhi. È contabilità. Tu non hai mai capito la differenza.
Cominciò a fare avanti e indietro in cucina, passandosi una mano tra i capelli.
Martina lei non sapeva nulla Sei tu! Tu lhai pianificato!
Martina sapeva abbastanza risposi. Sapeva che eri quasi libero e che quasi tutto era già trasferito. Per lei era più che sufficiente.
Mi sedetti di nuovo. Questa volta di fronte a lui.
Hai una scelta continuai. Prima opzione: andiamo in tribunale. La donazione viene dichiarata nulla. Dopo arrivano i controlli. Agenzia delle Entrate, Procura. La tua reputazione. La tua nuova vita. Tutto sotto zero.
E la seconda? sussurrò.
La seconda è più semplice. Firmiamo un accordo. Tu esci volontariamente dalla società. Trasferisci a me la tua quota. Senza scandali.
Lui rise. Brevemente. Isterico.
E pensi che resterò senza nulla?
No risposi sinceramente. Ti lascio quello che tu mi hai lasciato. Lauto. E tempo per preparare le valigie.
Mi fissò a lungo. In quello sguardo cera tutto: odio, un vago tentativo di pietà, e il ricordo di quando avevamo iniziato in un piccolo ufficio con un computer vecchio.
Ti ho amata mormorò.
Non distolsi lo sguardo.
Ho amato una persona. Non uno schema. Non un traditore. Quella persona non cè più da molto.
Si lasciò cadere sulla sedia. Non di proposito, proprio stanco.
Dammi tempo per pensare
Hai ventiquattrore dissi. Domani alle dieci arriva il notaio.
Lui annuì. Piano, senza forza.
Il giorno dopo fu puntuale. Con il viso scavato e gli occhi rossi. Martina non telefonò. O magari sì, lui non rispose.
Firmava i documenti in silenzio. Mano tremante.
Quando tutto finì, il notaio se ne andò e restammo soli.
Hai vinto disse, a bassa voce.
No ribattei. Ho semplicemente smesso di giocare a un gioco che facevo già da sola.
Prese le sue chiavi e si fermò sullentrata.
Ti pensavo debole
Sorrisi appena.
È stato il tuo errore più grosso.
La porta si chiuse piano dietro di lui. Senza un colpo.
Sei mesi dopo la società era su un altro livello. Ho cambiato squadra, eliminato le zone grigie, sistemato ogni cosa. Il business è diventato più pulito e più forte.
Giovanni ha provato a ricominciare da capo. Dicono senza successo. Martina sparita rapidamente senza soldi non era più tanto interessata.
Ogni tanto vedevo il suo nome sulle notizie. Sempre meno. Sempre più sommesso.
Il file Riserva lho eliminato. Non serviva più.
A volte la migliore vendetta non è una botta.
È una fredda, accurata partita doppia, calcolata molto prima della fine.



