«Come sarebbe a dire che non ti occuperai del figlio di mio figlio?», sbottò la suocera – Prima di …

Come sarebbe che non hai intenzione di occuparti del figlio di mio figlio? sbottò la suocera, incapace di trattenersi.

Innanzitutto, non sto affatto disdegnando Edoardo. Vorrei ricordare che in questa casa, dopo una giornata di lavoro, sono io, da brava moglie e madre, a fare il secondo turno tra fornelli, bucato e pulizie. Sono sempre disposta ad aiutare, a dare consigli, ma non ho alcuna intenzione di assumermi completamente le responsabilità genitoriali.

Ma che vuol dire? Quindi sei davvero così, falsa e ipocrita?

Oh, ma sei proprio sciocca, Rita. A chi interessa un lavoro se non viene pagato? come al solito, alla rimpatriata di classe, Silvia non mancò di commentare e criticare tutto e tutti.

Ma quei tempi in cui Rita restava senza parole erano ormai un lontano ricordo. Adesso sapeva difendersi bene e non si lasciò sfuggire loccasione di mettere Silvia al suo posto.

Se sei costretta a preoccuparti di dove trovare i soldi, non significa che sia così per tutti, rispose con noncuranza, scrollando le spalle. Mio padre mi ha lasciato due appartamenti a Milano. Uno era il nostro, prima che si separasse da mia madre, e laltro, ereditato dai nonni, prima suo e poi mio.

E credimi, gli affitti lì non sono gli stessi di provincia: ho abbastanza per vivere e concedermi qualche sfizio, così posso scegliere un lavoro che mi piace, senza pensare solo allo stipendio.

Dopotutto ti sei riciclata come commessa solo perché da medico non trovavi lavoro stabile, giusto?

Era un segreto, e Rita aveva promesso di non farne parola. Ma se Silvia voleva tenere tutto nascosto, forse avrebbe dovuto stare più attenta a come parlava, specialmente a non umiliarla davanti a tutti.

Pensava davvero di farla franca? Se è così, a essere ingenue non era certo Rita.

Commessa, davvero?

Avevi promesso di non dirlo! strillò Silvia, offesa, afferrando la borsa e scappando fuori dal ristorante a fatica trattenendo le lacrime.

Ben le sta, commentò Andrea dopo qualche secondo di silenzio.

Era ora! Non la sopporto più, chi lha invitata? chiese Tania.

Ma sono stata io a organizzare, disse Anna, ex capoclasse e ora organizzatrice degli incontri, con tono scusato. Sì, ricordo che a scuola Silvia non era dolcissima, ma pensavo che col tempo le persone cambiassero. Pare di no, almeno non sempre.

Già, non sempre, concordò Rita, e tutti scoppiarono a ridere.

I compagni iniziarono allora a chiedere a Rita del suo lavoro, senza malizia o giudizi sul suo percorso lavorativo. La curiosità era comprensibile: pochissimi conoscono quellambito e quasi nessuno se lo augura per sé così il mestiere di Rita era attorniato da mille falsi miti che lei sfatò chiacchierando con gli amici di un tempo.

Ma perché curarli, se non cè speranza? domandò uno dei presenti.

E chi lha detto? rispose. Guarda, ho in cura un bambino di cinque anni. Durante il parto ci sono state complicazioni, unipossia, e quindi un ritardo nello sviluppo. Per fortuna il percorso è positivo: il piccolo ha iniziato a parlare verso i tre anni, ora i genitori lo seguono tra logopedista e neuropsichiatra. Se continuano così, potrà affrontare la scuola come tutti gli altri. Se nessuno si fosse occupato di lui, le cose sarebbero andate molto peggio.

Capito, quindi visto che non hai problemi economici, ti dedichi a unattività socialmente utile, concluse Valerio, e la conversazione si spostò sulle vite degli altri.

Rita però percepì come se qualcuno la stesse osservando. Pensò subito fosse paranoia, ma poi quellimpressione tornò. Si guardò distrattamente attorno, ma nessuno stava davvero prestando attenzione a lei, così si rilassò e si immerse di nuovo nella serata, dimenticando lepisodio.

Passò una settimana dalla rimpatriata. Una mattina presto, mentre scendeva per andare al lavoro, trovò la sua macchina bloccata da unaltra auto. Chiamò il numero scritto sul vetro e un giovane si scusò mille volte, promettendo di scendere subito.

Mi perdoni, sorrise il giovane scendendo rapidamente, ma davvero non cera posto. Sono Marco, piacere.

Rita, rispose lei. Marco aveva qualcosa di rassicurante: il modo di vestire, leducazione, persino il profumo. Accettò senza esitazioni il suo invito a cena, poi anche un secondo appuntamento, e dopo tre mesi non riusciva più a pensare a una vita senza Marco.

Anche la madre di Marco e suo figlio Edoardo lavevano accolta con affetto. Il bambino, con qualche difficoltà particolare, trovò con Rita subito unintesa, anche grazie alle sue competenze: Rita suggerì a Marco strategie nuove per stimolare il figlio e favorire la sua socializzazione.

Dopo un anno si trasferirono insieme. Rita affittò il suo bilocale tramite lagenzia che gestiva già gli appartamenti di Milano, e si sistemò con Marco ed Edoardo nella nuova casa.

Fu lì che iniziarono le prime ombre. Allinizio si trattava di piccole cose: Aiuta Edoardo a prepararsi, oppure puoi tenerlo mezzora mentre vado a fare la spesa?. Niente di grava, visto anche lottimo rapporto tra lei e il bambino, e se Rita era libera, acconsentiva volentieri.

Ma pian piano le richieste si fecero più pesanti, finché Rita non fu costretta a parlarne con Marco: Edoardo è soprattutto una tua responsabilità.

Lei era sempre pronta a dare una mano, ma non voleva finire per occuparsi più di quanto sarebbe stato giusto. Dopotutto, lavorava già con bambini speciali tutto il giorno.

Marco sembrò capire ma, appena prima delle nozze, durante una chiacchierata con la madre, iniziarono a parlare del percorso riabilitativo di Edoardo. Il modo in cui ne parlavano lasciava sottintendere che tutto sarebbe ricaduto su Rita, fuori dagli orari di lavoro.

Un momento, fermi tutti, si fece sentire Rita, seria. Cè accordo tra noi, Marco: tu ti occupi di tuo figlio. Io non ti ho mai chiesto di pulire casa di mia madre, sistemarle il bagno o risolvere i suoi problemi: faccio da sola, come posso.

Ma che paragoni? ribatté la futura suocera. Tua madre è adulta, vive sola, qui si parla di un bambino.

O pensi che, dopo il matrimonio, continuerai semplicemente a girare la testa dallaltra parte e a non pensare a Edoardo?

Mi spiace, ma non è così. Non mi tiro indietro quando serve e aiuto volentieri, ma la riabilitazione di Edoardo resta responsabilità di Marco. Sono sempre disponibile per un consiglio, ma non intendo assolvere il ruolo di genitore a tempo pieno.

Quindi lasci tutto a lui? Allora sei proprio la persona ipocrita che pensavo! Bella la storia della tua professione, puoi raccontarla così bene agli amici, ma quando il lavoro tocca te da vicino, sparisci!

Di che cosa state parlando? domandò Rita, confusa.

Poi capì: la madre di Marco lavorava come aiuto in cucina nel ristorante dove si era tenuta la rimpatriata. Mise insieme i pezzi.

Ah, e così avete organizzato tutto questo solo per scaricare il bambino malato su di me?

Ma veramente, pensavi che sarei stato felice di mettermi con una come te? esplose Marco. Senza Edoardo e il tuo lavoro, non ti avrei mai guardata!

Ah sì? Be, allora non guardarmi più, disse Rita, togliendosi lanello e lanciandolo a quello che ormai era solo il suo ex.

Te ne pentirai, minacciarono Marco e la madre, un uomo serio non vuole una donnina grigia senza soldi e con un lavoro da nulla.

Due appartamenti in centro a Milano, quindi i soldi ci sono, ribatté Rita.

E quando vide la faccia di Marco e della futura suocera cambiare, andò a raccogliere le sue cose.

Non mancò la scena della riconciliazione, le promesse di occuparsi del figlio, di non trattarla mai più così male, la dichiarazione che era solo stress, ma ti amo e non succederà più. Ma Rita, che sciocca non era mai stata, non ci credette neppure per un attimo. Lasciò cadere la frase che Marco aveva perso il topolino giusto, e chissà a chi sarebbe davvero mancato.

Con gli amici poi, ci rise su, raccontando lavventura. E sebbene Rita sperasse ancora, un giorno, di incontrare una persona capace di volerle bene per quello che era né per i soldi né per il lavoro per ora aveva la sua amata professione, gli amici, e pensava quasi di accogliere un micio in casa: almeno lui, si sarebbe lasciato educare più facilmente di certi uomini.

La vita capì Rita spesso ci porta a scegliere chi vogliamo davvero accanto: meglio restare soli, ma onesti con se stessi, che circondati da chi vede solo ciò che ha da prendere.

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