Alla fine della scorsa settimana, io e mia moglie, Bianca, siamo andati a cena dai suoi genitori nella loro casa a Firenze. E proprio lì è scoppiata la tensione.
All’inizio tutto sembrava sereno. Ci siamo seduti attorno alla tavola la pasta al forno borbottava nel piatto, il vino rosso scorreva nei bicchieri e chiacchieravamo dei soliti argomenti. Poi, allimprovviso, Bianca ha aperto il discorso sul fatto che dovrei cercare un nuovo lavoro.
Non era una proposta del tutto infondata. Da qualche mese stavamo parlando di costruire una piscina nel giardino dei miei genitori a Lucca. Era un sogno che coltivavamo da anni, e questanno Bianca era convinta che non avesse più senso rimandare.
Avevamo anche in mente di cambiare macchina prima dellinverno, e lestate prossima volevamo finalmente tornare al mare, visto che era passata più di una stagione dallultima volta. Io, però, ero lunico a lavorare nella nostra famiglia.
Non mi lamentavo il mio impiego mi andava bene. Ma la ditta per cui lavoro a Milano stava attraversando dei momenti duri: alcuni colleghi sono stati licenziati, ad altri, incluso me, hanno ridotto lo stipendio e nessuno sa per quanto.
Ho spiegato che avevamo qualche risparmio, ma sarebbero bastati solo per una vacanza modesta sulla riviera ligure e, se i prezzi non salgono, per una macchina utilitaria.
Bianca però insisteva sulla piscina per i suoi genitori, considerandolo più importante dei nostri progetti. Ho espresso il mio dissenso; la conversazione si è chiusa con lei che mi accusava di pigrizia e di non avere la volontà di cercare un nuovo impiego, così da poter sostenere tutte le spese della famiglia.
A tavola, la scena si è ripetuta: la stessa discussione, le stesse parole. Non sono riuscito a mantenere la calma, e ho detto bruscamente a Bianca che i suoi genitori già ricevono un aiuto consistente da noi ogni mese. Spinto dalla rabbia, ho dichiarato che probabilmente la cena era stata preparata quasi interamente a spese mie.
Avrei dovuto mordermi la lingua, ma ormai era troppo tardi. Mi ritrovavo a fissare un piatto di minestrone, mentre Bianca cominciava il suo monologo accorato. Era così ferita che ho sentito molte cose su di me, che non avevo mai immaginato. Ho sopportato ancora qualche istante, poi ho lasciato la tavola in silenzio e sono tornato a casa.
Una volta rientrato, ho raccolto le cose di Bianca i suoi vestiti, i libri, i profumi e le ho portate dai suoi genitori a Firenze. Credo che, dopo tutto questo, mia moglie non abbia il diritto di parlarmi in questo modo o di pretendere così tanto. Ora sono di nuovo solo a casa, con la città che dorme fuori dalla finestra. È difficile persino pensare. Non so che cosa farò, né quale strada prenderà la mia vita.




