Il rapimento del secolo
Voglio che gli uomini corrano dietro a me piangendo perché non riescono a raggiungermi! esclamò Claudia, leggendo a voce alta il desiderio dal foglietto, prima di accendere laccendino e bruciarlo. Soffiò la cenere nel bicchiere e finì lo spumante sotto le risate delle amiche.
Lalbero di Natale lampeggiò con le sue luci, quasi pensieroso, e subito dopo brillò ancora più intensamente. La musica si fece più alta, i calici tintinnarono, i volti si confusero in una girandola allegra. Dai rami scese una polverina dorata o forse era solo unimpressione
Mamma Maaamma, svegliati!
Claudia aprì faticosamente un occhio. Davanti a lei si stagliava quasi una squadra di calcio.
Ma chi siete voi? Vi conosco, ragazzi?
I bambini, divertiti, si presentarono inclinando il capo:
Su, mamma, ricorda! Matteo 9 anni, Luca 7, Sandro 5, Davide 3!
Tutti presenti, senza cambi, con visi vivaci e pieni di energia. Non erano certo questi gli uomini che sognava correndo dietro a lei la notte di Capodanno
E il vostro allenatore… ehm, vostro padre dovè? biascicò con la voce roca. Portate un po dacqua alla mamma
Chiuse gli occhi solo un attimo
Mamma!
Le misero subito nelle mani due bicchieri dacqua, una clementina e una tazza di brodo di sottaceti. Accidenti… Il più grande sa già come rianimare la madre dopo le feste. Stanno crescendo.
Dai mamma, alzati, avevi promesso insistettero i più piccoli.
Claudia si sforzò onestamente di ricordare come fosse arrivata lì e cosa avesse promesso.
Un film?
Nooo.
McDonalds?
No!
Negozio di giocattoli?
Ma mamma! Dai, non fare finta di niente! Siamo quasi pronti e tu non ti muovi!
E dove dovremmo andare, almeno spiegatemi? si arrese lei.
Amore, su, svegliati si sentì una voce maschile. Nella stanza entrò un uomo alto e scuro di capelli, con occhi nocciola illuminati da minuscole scintille dorate. Accidenti, che belluomo!
Siamo pronti, ho già caricato la macchina. Facciamo tappa al supermercato e poi via!
Claudia cercò invano di ricordare chi fosse quelluomo e perché quei bambini la chiamassero mamma. Nella testa, il vuoto più totale. Nessuna idea.
Mamma, non dimenticare i costumi! Anche i tuoi gridò qualcuno dallaltra stanza.
Anche piscina? le balenò in mente. Che vita meravigliosa è la mia, e perché non ricordo nulla?
Claudia aprì gli occhi e scrutò la stanza intorno a sé. Con ogni istante, la stranezza aumentava: non riconosceva nulla. Nessun oggetto. Nessuna foto sul comò, nessun mobile, nessuna tenda pesante con motivi sconosciuti alla finestra.
Era tutto estraneo. Solo una cosa colpì il suo sguardo: una stella di Natale rossa con petali vellutati. Il vaso bianco, adornato di piccole perle, aveva qualcosa di stranamente familiare.
Chiuse di nuovo gli occhi e si mise con cautela a ripercorrere il filo del giorno prima. Lei e le amiche erano andate al ristorante a festeggiare Capodanno e a giocare al Babbo Natale Segreto. Proprio come ai tempi delluniversità, solo che ora le borse erano griffate, le acconciature complicate e il tempo sempre troppo poco.
Le amiche erano eleganti, radiosamente allegre, emozionate per quel raro assaggio di libertà. Almeno per una sera erano sfuggite allorbita consueta: mariti, figli, compiti, asilo, pentole… Brillavano di questa libertà, come liceali in fuga dallultima ora di lezione.
Solo Claudia era calma e perfetta, come sempre. Lei non era sposata, era padrona di se stessa. Nessuno da avvertire, da aspettare, da rendicontare.
Lultima delle nubili, scherzavano le amiche, strizzando locchio e riempiendole il calice di spumante.
Lei aveva regalato a una di loro un set di cosmetici con caviale nero e fili doro. Si rideva: una crema così la spalmeremmo pure su una fetta di pane e la offriremmo a colazione con lo Champagne! Fotografavano la scatola come fosse unopera darte.
In cambio, Claudia aveva ricevuto proprio il fiore di Natale, la stella rossa con il suo vaso perlato, e una rara bottiglia di bollicine che unamica aveva portato da un antico castello in Piemonte. Di quei vini che si aprono solo sussurrando e solo in occasioni speciali.
Aveva letto un bigliettino forse un brindisi, forse un augurio e nulla! Fine dei ricordi. Come si suol dire: sono andata, sono caduta, mi sono svegliata gesso!
Claudia si guardò allo specchio. La stessa ragazza di sempre, persino il trucco era quello della notte di San Silvestro. Ma allora quei bambini? Quel marito? Non ricordava daverli partoriti, cresciuti, né di essersi mai sposata con quellaffascinante uomo! Eppure conosceva il nome dei figli, ma non ricordava quello del marito. Cera qualcosa che non quadrava…
Uscì nella sala. In corridoio cerano valigie con le ruote: due grandi una nera e una beige chiara, di una nota marca costosa. Accanto, tre piccoli zaini sportivi per bambini.
Non era certo una scampagnata nel bosco. Ma dove stavano andando? Un viaggio!?
Proprio in quel momento entrò il marito. Prese con naturalezza le valigie, come se lavesse fatto migliaia di volte, e la spinse con delicatezza verso la porta.
Se no facciamo tardi, disse calmo, senza fretta.
Claudia si guardò la mano rimase di stucco. Niente fede! Né sulla sua, né sulla sua mano. Unaltra stranezza. Oppure…?
I bambini salirono sulla macchina un grande e comodo minivan. Zainetti ordinatamente ai loro posti, cinture allacciate senza indugi. Il marito sicuro al volante. Claudia sospirò e si mise seduta davanti.
Le porse subito un bicchierino di caffè. Caldo, macchiato. Proprio come a lei non piaceva! Per qualche motivo, questo la colpì più di tutto.
Si parte, disse lui allegro, strizzando locchio ai bambini. Lauto partì. Più si allontanavano da casa, più Claudia sentiva crescere lansia.
Dietro, i bambini ridevano, bisbigliavano, litigavano sottovoce. Il marito guidava attento, sicuro di sé. Di tanto in tanto la guardava di sottecchi: uno sguardo furbo, quasi complice, come se tra loro ci fosse un segreto. Come se sapesse qualcosa che a lei ancora sfuggiva.
Lei guardava la strada, si sentiva come il famoso Riccio nella Nebbia. Tutto sembrava a posto: la famiglia, la macchina, il viaggio. Ma nulla era chiaro davvero.
Si imboccarono la statale, lasciandosi la città alle spalle. Claudia ormai aveva smesso di credere a tutto: sapeva, nel fondo del cuore, che quella non era la sua famiglia. Un uomo sconosciuto e bambini sconosciuti!
Lui li aveva rapiti!
No, erano loro ad aver rapito lei!
Ma allora, perché conosceva i nomi dei bambini? Alla fine si confuse del tutto e arrivò a una sola conclusione: accanto a lei cera uno sconosciuto, e doveva fare qualcosa!
Si raddrizzò sul sedile, strinse il caffè e finse di osservare la strada. Dentro di lei, piano piano, emergeva la parte sopravvissuta alle difficoltà!
Mezzora dopo, coro di proteste:
Papà, devo andare in bagno!
Ho sete!
Si mangia qualcosa?
La macchina deviò verso unautogrill e si fermò. Tutti scesero e si diressero dentro.
Il momento era arrivato! Il cuore di Claudia batteva fortissimo, coprendo persino il traffico. Appena gli altri erano distratti, scivolò fuori dal bar, si avvicinò alla macchina, tentò la portiera, si mise al posto guida
Le chiavi non cerano.
Ecco dove sei, ti cercavamo, si sentì dalla finestra aperta. Claudia trasalì.
Ora che ci siamo tutti, ripartiamo disse lui con voce dolce. Amore, lascio guidare a me. Ti riposi un po. E ripartirono.
Unora dopo, apparve laeroporto: vetro, cemento, traffico e folle di persone. Lasciarono lauto nel parcheggio affollato, entrarono tutti insieme.
Claudia era tesa, non si sarebbe lasciata portare via! Non avrebbe fatto la vittima! Avrebbe lottato con tutte le forze!
Iniziò a rallentare. Camminò un po, poi scattò.
È un rapimento! Aiuto! urlò, correndo da una guardia.
La risposta fu immediata. Claudia fu atterrata, girata a pancia in giù, ammanettata. Intorno, uomini armati, radio, visi seri.
Fermi! Aspettate! Ora vi spiego! gridò luomo che credeva il rapitore.
È uno scherzo di Capodanno! Un gioco! Niente armi, nessun rapimento!
La voce le arrivava ovattata. Poi, come al cinema, vide le sue amiche dietro a una colonna pubblicitaria: sorridenti, un po confuse, impaurite e felici.
Mamma! gridarono i bambini e si gettarono tra le braccia di una delle donne tra il gruppo delle amiche. Le altre spiegavano agli agenti, ridendo e chiedendo di liberare la “rapitrice”.
Claudia si rialzò, le tolsero le manette. Il mondo smise di girare. Era in piedi, spettinata, col cuore a mille e capì: nessuno laveva rapita.
Era tutto uno scherzo?
Quando la tensione calò e il rumore si spense, Claudia tornò a cogliere parole e significati.
Era una messinscena. Grandiosa e corale, dal sapore quasi da commedia gialla.
Le amiche si affrettarono a spiegare: volevano farle incontrare un bravo ragazzo. Proprio quello che da una vita si scioglieva per lei, ma mai aveva avuto il coraggio di avvicinarsi conosceva troppo bene il suo carattere. Claudia, si sa, agli inviti reagiva così:
No grazie, sto bene così. Mi basto.
E loro lo sapevano. Niente approcci diretti: perché perdere tempo in convinzioni? Meglio buttarsi subito nella realtà!
Così era nata lidea: non un incontro, ma unimmersione totale in una famiglia finta. Ecco: mattina, colazione, bambini organizzati, un uomo attento e sereno, che senza parole fa tutto quello che serve e sorride pure. E, a proposito, che occhi meravigliosi.
Non volevamo che pensassi troppo, ammisero. Solo che sentissi il calore di una casa.
Claudia si accorse che la rabbia era sparita. La logica femminile non ama le irruzioni, ma rispetta i risultati.
Ok, il metodo fu discutibile. Si è sfiorato linfarto. Ma lesperimento pulito! A volte, per capire se vuoi un uomo accanto, ti basta una mattinata, tre bambini e un caffè da un rapitore.
Ed eccolo lì. Il protagonista dellavventura sorrideva con una smorfia furba, proprio come il Gatto con gli Stivali. E negli occhi nocciola, saltellavano follette dorate. I bambini, si scoprì, erano nipoti scatenati dal loro zio preferito.
Forza, vi muovete! le amiche si destarono. Laereo parte! Andate a fare il check-in, presto!
Di nuovo rapimento? pensò Claudia. Dove volevano portarmi? Al mare? Mediterraneo? A tuffarsi tra i pesci e mangiare mango!?
Lui le porse la mano.
Piacere, sono Leonardo. Vuoi farti rapire di nuovo? le sorrise.
Claudia guardò le amiche. Serissime e attente. Aspettavano la sua scelta. Distolse lo sguardo sulle valigie. Poi tornò a fissare quegli occhi allegri, dorati e profondi.
Le venne un pensiero: e se dicesse di sì, cosa cambierebbe davvero?
Andiamo! sospirò, sorridendo, consapevole che quel rapimento era stata la scoperta più piacevole della sua vita.
Quasi bisbigliò: Ma solo se i bambini restano a casa
Le amiche scoppiarono a ridere, lui sorrise ancora più largo, e laeroporto, la folla, tutto sembrò il principio di qualcosa di nuovo buffo, caldo, sorprendentemente accogliente.
A volte la vita non ci rapisce.
Ci trasporta soltanto, senza preavviso, proprio dove dovevamo essere da sempre.





